Meraviglia e sgorbio

By Redazione

febbraio 29, 2012 Cultura

Gli Uochi Toki sono un duo italiano formato da Matteo “Napo” Palma (mc) e Riccardo “Rico” Gamondi (basi elettroniche). La loro particolarità è il fatto di essere unici nella scena: la loro originalità sincretica e sintetica risulta essere uno sgorbio meraviglioso nel panorama nel mondo dell’arte musicale.

L’inizio del loro successo è “Libro Audio” (2009), in cui il cantautorato si mescola alla perfezione con il fumetto figlio di P.Dick, e in cui alcune canzoni autobiografiche riescono a ripercorrere la storia italiana (“Il nonno, il bisnonno”) descrivendo sensazioni comuni alle nuove generazioni (“Il ballerino”). L’iperrealismo sbattuto in faccia all’ascoltatore lascia basiti, così come la scelta di termini precisi, sofisticati, spesso tracotanti. Chiari esempi di controcultura: Napo, che afferma ovunque di essere un “intellettuale” fai da te – cioè dotato di cultura non figlia del sistema scolastico/universitario – cita diffusamente autori di romanzi e si appropria spesso di una poetica aggressiva e saccente non particolarmente premiata nella storia della musica italiana. In due parole, l’alessandrino Napo afferma con piglio intelligente di essere stupido, facendoci capire che ha capito. Capito cosa? Nessuno lo sa, ma questo è un altro discorso.

Ricusa calcio, donne e amore. Accusa l’omertà umana, la cattiveria giovanile, e alla vita di strada preferisce un libro di Asimov. Spesso pontifica dal pulpito del suo microfono, disgustato dai motteggi dei suoi coetanei, dalla definizione – a lui calzante – di nerd e al ruolo della psicologia nel XX secolo. Un vulcano in piena che continua la sua missione “educativa” con “Cuore amore errore disintegrazione”, in cui la sintesi elettronica delle basi di Rico divengono pane per gli appassionati di archeologia industriale. Un disco, anno domini 2010, che descrive situazioni limite nei rapporti uomo-donna, dipingendo marcescenti situazioni soft-porn piuttosto naif (“Permettendomi artifici spontanei”), criticando il vuoto cosmico nei cervelli delle generazioni che preferiscono vuoti discorsi ad Huxley, e il loro modo di vivere privo di interessi. Incontri occasionali – non fisici, intellettuali – liriche nichiliste e arroganti, spesso insopportabili al sesso femminile. Altro esempio di controcultura: non ama le donne, non ama il sesso ed è riuscito ad imbrigliare le naturali tendenze verso la riproduzione e la fisicità dei rapporti con un’immensa razionalità più sviluppata dell’essenza istintiva più che umana. Napo è praticamente un automa. E noi, coinvolti dalla suo modo di rimare, iniziamo a parlare come lui. Il non farsi capire per farsi capire.

Di certo gli Uochi Toki sono un duo geniale a modo loro. Criticano la società che li circonda, senza esclusioni di sorta, involontariamente critici anche nei confronti delle loro abitudini e delle loro intellettualità. Esperti nel dipingere situazioni e litigi urbani, spesso consumati in sporchi vagoni di treni o di metropolitane (“Violando le conseguenze…”) o in pub con nauseanti odori acri alla Welsh de “Il lercio”. Nel lavoro del 2010 non c’è ombra di Dio, di bontà e di rispetto. Solo egocentrismo misto a “magia” sociale, quella che muove il protagonista ad incontrare le donne di cui racconta nel suo album. Una sorta di catena di montaggio di conoscenze, di abitudini e di riti meccanici.

E la trasformazione in robot del duo sembra completarsi con il nuovo “Idioti”, ascoltabile per qualche giorno in streaming. Testi fiume, come sempre, si intersecano a nuove basi industriali del solito Rico. “Idioti” è il giudizio dell’intelligenza virtuale impersonata da Napo verso il mondo antropomorfo, incoerente nell’atteggiamento nei confronti della natura – è parassita ma odia gli insetti – verso gli imbellettamenti della personalità di ognuno, verso le finzioni quotidiane che consumano l’originario spirito dell’individuo. Gli Uochi Toki ormai hanno il loro seguito, voglioso di ascoltare i giudizi di Napo e i suoi testi stralunati, privi di senso lineare apparente, simili ad un flusso di coscienza continuo. In cui si passa dalla moda dei Cosplay alle funzioni matematiche con cui Dio avrebbe dovuto creare il mondo. Dalla scelta del gusto del gelato ai comportamenti intimi, figli di scelte derivative incastrate nella memoria remota di ognuno di noi. Perché preferiamo crema e stracciatella? E giù Napo a farci la psicanalisi della nostra scelta irrazionale (“Umami”). Musica certamente claustrofobica e non per tutti. La crew è quella che un tempo giocava al Nintendo, che ha imparato a fare skateboard solo con la Playstation e che oggi si alimentano in modo chic dei prodotti della natura come nei secoli scorsi, apprezzando minestre e passate di vegetali anche a colazione. Accaniti lettori di manga giapponesi e intraprendenti personalità solo nella loro immaginazione e nelle loro fantasie (“Tavolando il pattino con Antonio Falco”). Interessantissimo il brano “La prima posizione della nostra classifica” in cui politica, music business e società si mischiano in un urlo non facilmente cristallizzabile che invita all’indipendenza intellettuale.

“Idioti” nella sua complessità è un lavoro meno traumatico rispetto ai due precedenti e, probabilmente, anche meno interessante nel suo modo di descrivere la società dei giovani italiani. Napo sembra stanco dopo gli anni di rabbia. Il suo robotico modo di porsi è più distaccato rispetto al suo umanissimo rapporto interpersonale intrattenuto musicalmente fino ad oggi: in questo lavoro esagera criticando gli esagerati, non più gli esagitati.

Una cosa è certa però, “Idioti” seppur non un capolavoro è certamente l’ultimo passo di una evoluzione intellettuale completamente al passo con i tempi: disillusione 2.0 e nuove vie di percezione del disgusto.

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