Fedeli al parroco, non al vescovo

By Redazione

febbraio 29, 2012 Cultura

Lo scandalo quando arriva stravolge qualsiasi equilibrio. Divide, inasprisce i toni, accende polemiche e crea uno stato di generale confusione. Lo scandalo che ha come protagonista principale la Chiesa amplifica tutto, scatenando le opposte fazioni eternamente in lotta: gli oppositori sempre e comunque ed i difensori sempre e comunque. La nuova puntata della storia infinita si svolge ad Acireale, città a 15 chilometri da Catania. Vocazione turistica ed orientamento cattolico che ha radici solide ed antiche. La sceneggiatura è quella vista da altre parti, in altri racconti. C’è un parroco su cui da tempo si nutrono sospetti e che ad un certo punto sarebbe stato incastrato da un video girato dall’allievo prediletto dei suoi presunti giochi sessuali in tempi ormai lontani.

Pedofilia. È l’accusa che fa aprire un fascicolo alla Procura della Repubblica, mentre la Diocesi allontana il sacerdote dalla sede di competenza per meditare sulle proprie azioni. Cosa c’è di diverso rispetto ad altri casi simili? Intanto le modalità dell’allontanamento: la Diocesi avvisa il prete e poi stila un comunicato che invia a tutti gli organi di stampa. Tv, giornali, radio e web danno la notizia con tanto di timbro del vescovo. Qualcosa di epocale, almeno in Sicilia. Ma non è tutto. La miccia è accesa e spegnere il fuoco non si può. In città non si parla d’altro: bar, edicole, barbieri, ogni luogo diventa buono per discutere, fare pronostici e condannare. Acireale si divide, non proprio a metà perché gli accusatori superano di gran lunga i difensori, i quali allora decidono di agire. Una sorta di manifestazione, una protesta in piena regola sotto gli uffici del vescovo, monsignor Antonino Raspanti, a cui viene chiesto un incontro. Per dire cosa? Che ha sbagliato. Ecco qua, ecco la grande rottura col passato.

I fedeli si recano direttamente da chi guida la diocesi per un attacco frontale mascherato da colloquio, per chiedergli di fare un passo indietro ed ammettere l’errore. Per sostenere che loro conoscerebbero meglio fatti e situazioni, perché le avrebbero vissute in prima persona, mentre lui, il vescovo, era altrove.  Vogliono l’assoluzione in formula piena e la pretendono in tempi brevi.

Se la cattolica Acireale si ribella al Vescovo, allora siamo davanti ad un messaggio da non sottovalutare. Una ribellione nemmeno troppo pacifica, se è vero che poco prima dell’incontro alcuni dei manifestanti avrebbero aggredito la troupe di una emittente locale, presente per testimoniare il momento, con minacce ed insulti di vario genere.

Intanto la notizia ha fatto rapidamente il giro della città. E ciascuno ha iniziato a dire la propria. C’è anche chi afferma possa trattarsi di una bufala, di un prodigio del montaggio digitale. Non mancano nemmeno gli “indecisi”. Così, con grande sorpresa di tutti, la vittima ha deciso di uscire allo scoperto, togliendo il velo di protezione sulla propria identità. Lo farà presto, nelle prossime settimane, con una conferenza stampa per raccontare la proria storia e mettere definitivamente in ginocchio il sacerdote-mostro. Ecco allora scatenarsi una nuova costellazione di ipotesi e controdeduzioni: sete di vendetta, odio allo stato puro, ricerca di pubblicità?

I più maliziosi non si fermano e rilanciano: qualcuno, infatti, pensa non sia casuale che sia venuto tutto allo scoperto proprio adesso. Pochi mesi fa, infatti, la Diocesi di Acireale ha salutato il vecchio vescovo Pio Vigo, accogliendo appunto Antonino Raspanti. I maligni ipotizzano che, essendo suo concittadino, Vigo avrebbe potuto scegliere di difendere il parroco. Meglio, allora, attendere il giovane ed ambizioso Raspanti, giunto da Trapani. Un’ipotesi che mal si concilierebbe però con l’immagine di intransigenza e moralità che ha di monsignor Vigo chi lo conosce bene. Ma quando le voci iniziano a girare, non si può mai dire dove finisca la verità e inizi il pettegolezzo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *