Il Pd perde anche contro Ferrero

By Redazione

febbraio 27, 2012 politica

Cuneo, poco meno di 56 mila abitanti, è il capoluogo della terza provincia più estesa d’Italia. Città tradizionalmente cattolica, arriva da diciassette anni di governo di centrosinistra, guidato negli ultimi dieci dal sindaco Alberto Valmaggia, iscritto al Pd ma espressione diretta della lista civica centrista “Cuneo Solidale”. Giunto al limite della non rielegibilità, il primo cittadino è stato presidente e garante delle primarie tenute a fine novembre fa per scegliere il suo successore. Primarie di coalizione alle quali il Partito Democratico ha presentato tre candidati.

Così come a Milano e a Genova, il leader del centrosinistra poteva essere scelto anche da minorenni – a partire dai 16 anni – e dagli immigrati con regolare permesso di soggiorno. Diversamente da Milano e Genova, a sconfiggere il Pd non è stato il candidato appoggiato da Sel, ma quello sostenuto dalla Federazione della Sinistra, Gigi Garelli. In un contesto che ha decretato un grande successo della consultazione, con un’affluenza alle urne superiore a ogni aspettativa: 5.308 votanti, il 12% degli aventi diritto.

La scorsa settimana sono iniziati i lavori di mediazione all’interno della coalizione, per giungere ad un programma il più possibile comune e condiviso. Si è proceduto tra ambiguità a scaramucce fino all’evento che ha scompaginato tutte le carte: il sindaco Valmaggia ha abbandonato la trattativa è si è dissociato da Garelli. Motivo? L’incompatibilità tra il suo programma e la continuità con quello della Giunta uscente.

Insomma, il garante delle primarie ha preso le distanze dal risultato delle primarie stesse. “Scredita la decisione dei cittadini”, hanno lamentato molti dei partecipanti alle primarie, per di più elettori del suo schieramento politico. Una svolta così netta, improvvisa e insolita, tale da alimentare i sospetti che ci sarebbe una regia coordinata da alcuni grandi attori cuneesi: la diocesi e la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, che trovano espressione politica proprio in “Cuneo Solidale”, la lista civica di Valmaggia.

In particolare, il lavorio della Fondazione dietro le quinte della scena politica è stato denunciato nel 2011 dal blog lospiffero.com e portati all’attenzione del parlamento dal senatore Giuseppe Menardi con un’interrogazione a Palazzo Madama lo scorso 12 gennaio. Sotto i riflettori, un appalto da 1.200.000 Euro che la Fondazione Crc ha affidato a un piccolo impresario edile per il rifacimento di una sala incontri in un palazzo storico di proprietà della Fondazione stessa (tutti i dettagli sulla vicenda sono disponibili qui). Cosa c’entra Valmaggia? Nell’atto dell’interrogazione si legge: “Risulta altresì all’interrogante (il senatore Menardi, ndr) che di questa elargizione (un’altra di centomila euro, legata all’appalto, ma ad esso successiva, ndr) siano a conoscenza, secondo le modalità che potranno essere meglio accertate, il direttore dei lavori di cui si tratta, che è anche assessore comunale, ingegner Guido Lerda, e lo stesso sindaco di Cuneo professor Alberto Valmaggia”.

Il primo cittadino, dopo lo strappo con Garelli, ha chiesto al Partito Democratico di prendere una posizione netta in suo favore, per tener fede al cammino fatto insieme nelle due legislature. Provocando così una spaccatura all’interno del Pd cuneese: seguire il sindaco o rispettare l’esito delle primarie, come richiesto con decisione sia dalla Segreteria Provinciale sia da quella Regionale del partito? Dopo aver discusso il programma definitivo proposto da Garelli, e aver verificato l’esito di alcune condizioni postegli, l’assemblea ha unitariamente deciso di appoggiarlo.

La coesione interna, però, si è immediatamente rivelata effimera, perché le defezioni sono iniziate nel giro di poche ore. Il primo a lasciare il partito è stato il vicesindaco Giancarlo Boselli, ultimo alle primarie, che fonderà probabilmente una lista a supporto del “nuovo progetto Valmaggia”. Poi è stata la volta di Guido Lerda, l’assessore citato nell’interrogazione di Menardi al Senato; proprio lui potrebbe essere il candidato della coalizione auspicata dal sindaco uscente. Lo seguiranno anche il presidente del Consiglio Comunale e due consiglieri, pur’essi fuoriusciti dal Partito Democratico.

La diaspora, che sembra destinata a continuare col passare dei giorni, sembra la rappresentazione più evidente delle estreme conseguenze cui possono portare le debolezze interne al Pd. Ma altrove, divergenze programmatiche col candidato “straniero” uscito dalle primarie non hanno prodotto effetti così dirompenti come a Cuneo. La peculiarità cuneese, se è cartina tornasole delle difficoltà dei democratici a porsi come leader della propria coalizione, deve considerare anche su aspetti esterni al partito, come quelli evidenziati dall’interrogazione parlamentare del Senatore Menardi. Che, qualora fossero verificati, potrebbero aver influenzato il percorso della contesa elettorale arrivando a minare l’unità delle truppe bersaniane. 

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