Politici e twitter, brutto rapporto

By Redazione

febbraio 25, 2012 Cultura

La politica e i social network: un rapporto spesso conflittuale, al centro di larga parte delle discussioni che riguardano la dialettica e la propaganda politica del nuovo millennio. Si tratta di come conciliare il linguaggio della politica con quello dei social network. Ma si tratta anche di come essere presenti, farlo nel modo giusto, saper raccogliere la sfida che rappresenta il contatto diretto con i cittadini e far fronte a domande, richieste e critiche. Si tratta, fondamentalmente, di riuscire a dominare un linguaggio che non è solo verbale ma fatto di abitudini, modi di comportarsi sulla rete, abilità nel gestire il mezzo. I politici avevano appena imparato ad usare Facebook che si sono trovati a doverci essere anche su Twitter. Il microblogging è diverso da Facebook, è una grande giungla ancora più dispersiva, in cui muoversi è affascinante quanto insidioso. Difficile proteggersi dagli attacchi, che fanno il giro del mondo in molto meno tempo di quanto non accada con Facebook.

A sbarcare su Twitter ci ha provato anche Monsieur le Président, Nicolas Sarkozy. Non ci è voluto molto perché i suoi oppositori se ne accorgessero e facessero partire una campagna di critica serrata all’operato dell’inquilino dell’Eliseo. Il risultato è che al momento Twitter si deve difendere dall’accusa di censura, mossa a causa della sospensione di alcuni account particolarmente attivi nell’attività anti-Sarkò.

L’accusa di censura ha spinto Twitter a pubblicare un post sul suo blog francese, spiegando la politica del social network per quanto riguarda la parodia e lo spamming. Non fa alcun esplicito riferimento alla vicenda Sarkozy, ma è chiaro che il post suona come da una parte come monito per gli utenti, dall’altra come una sorta di giustificazione da parte dello staff di Twitter. Con questo post il social network mette in chiaro che la parodia, a critica, la presa in giro, è bena accetta e anzi incoraggiata, sempre che avvenga nel rispetto non di alcune ma di tutte le condizioni elencate e visibili a tutti, contenute nelle linee guida relative agli account parodistici  (“La parodie est tolérée et encouragée sur Twitter, tant qu’elle respecte non pas certaines, mais toutes les conditions énumérées publiquement dans nos règles des comptes parodiques“). In particolare il post chiarifica che gli account parodistici devono usare dei nickname che indichino chiaramente quale sia lo scopo dell’utente, aggiungendo parole come ‘fake’, ‘fan’ o ‘not’ (ad esempio @notnicolassarkosy sarebbe accettabile).

Nel frattempo, però, gli account @_nicolassarkozy, @mafranceforte (il motto della campagna elettorale per la rielezione di Sarkò), @sarkocensure e @sarkozycestfini rimangono sospesi e #sarkocensure è diventato un hashtag molto popolare sulla rete.

In buona sostanza, Twitter viene accusato di aver agito sotto spinta di pressioni politiche da parte della presidenza francese. Ad ogni modo, lo staff del Presidente ha confermato di aver fatto richiesta di sospensione verso alcuni account ma Twitter risponde alle accuse dichiarando che avrebbe preso esattamente gli stessi provvedimenti se l’utente attaccato fosse stato un comune cittadino. Dichiara inoltre di aver sospeso gli account per spamming e non per violazione delle linee guida che regolano la satira e la parodia.

Certo che non è sempre facile né possibile distinguere tra parodia, satira, diffamazione e personificazione. I social network hanno reso i politici più attaccabili di quanto siano mai stati, più ‘nudi’ di fronte alle critiche e al dissenso. Sarkozy non è il primo e c’è da scommettere che non sarà l’ultimo uomo politico a subire pesanti attacchi tramite la rete. Alla rete rimane un dubbio: a livello di immagine, pesa più un account fake che muove critiche anche pesanti nei confronti di un politico, oppure la richiesta di censura da parte del suo staff, che fa il giro del mondo in meno di un minuto?

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