Aspettando Facebook Spa

By Redazione

febbraio 24, 2012 Cultura

C’è chi è alle prese con il funzionamento del nuovo “diario”, a breve obbligatorio per tutti, e chi invece, nelle stanze dei bottoni d’Oltreoceano, s’interroga su prospettive e benefici della quotazione in Borsa targata Facebook. Il social network più blasonato del mondo, forte di 850 milioni di iscritti, 3,71 miliardi di utili nel 2011 e quasi il 17% del mercato pubblicitario online, ha deciso di sbarcare a Wall Street per scrivere un nuovo capitolo della propria storia. Il grande passo era atteso da tempo. Fiumi di indiscrezioni, balletti di cifre e previsioni vertiginose. Poi, a inizio febbraio, il momento della verità. Facebook ha presentato i documenti alla Sec, la Consob americana, con una Ipo da 5 miliardi di dollari, cifra che ha lasciato l’amaro in bocca a qualche analista ma che, se confermata, surclassa quella racimolata nel 2004 da Google (1.92 miliardi) ed è la più ricca di sempre tra i titoli legati ad internet. La tabella di marcia è fissata: le azioni saranno sul mercato da maggio, con il simbolo FB.

La mossa del colosso di Palo Alto si è resa necessaria per ampliare il parterre di azionisti, arruolare nuovi investitori e ripagare i veterani dopo otto anni di crescita inarrestabile. All’orizzonte si pongono sfide titaniche. C’è la cavalcata di Twitter che negli ultimi mesi macina un milione di iscritti al giorno ed è prossima al traguardo dei  500 milioni di utenti. Endorsato dall’opinione pubblica di mezzo mondo, il sito di microblogging è pronto a lanciarsi all’inseguimento di Facebook, che invece comincia ad accusare segni di stanchezza come la “crisi di crescita” dovuta all’approssimarsi della saturazione del mercato. Il tutto senza contare la perdita di appeal causata proprio dal ciclone Twitter (dove intanto è fiorito l’hashtag #tornatesufacebook).

Nei piani dell’azienda californiana, i soldi freschi di Wall Street serviranno a riaffermare la posizione di Facebook tramite investimenti mirati in acquisizioni e nel campo mobile dove dispositivi come smartphone e tablet rappresentano la nuova Eldorado dei social network. Ad oggi, infatti,  425 degli 850 milioni di utenti  Fb si collegano tramite dispositivi portatili, dove peraltro Facebook non può esporre annunci pubblicitari. D’altro canto la quotazione in Borsa rappresenta l’esame di maturità per Mark Zuckerberg, fondatore del social network di cui oggi è a.d. e titolare del 24,8%. Classe 1984, con una fortuna stimata in 13,5 miliardi di dollari, l’ex universitario dalle uova d’oro ha l’opportunità di diventare il giovane più ricco del mondo se l’offerta pubblica iniziale dei titoli di Facebook in Borsa valuterà la società 100 miliardi di dollari.

In tal caso, Zuckerberg abbandonerebbe il cinquantaduesimo posto, elevandosi a nono uomo più ricco del mondo, nonchè primo nella sua categoria anagrafica. “Vogliamo andare in Borsa per i nostri dipendenti e i nostri investitori”, spiega l’enfant prodige entrato a pieno titolo nel gotha della Silicon Valley e che solo un anno fa era a cena con Barack Obama e Steve Jobs. Oggi al tavolo di Zuckerberg siedono Morgan Stanley e altre quattro banche di calibro mondiale per accompagnare il debutto di Facebook in quel di Wall Street. Gli interrogativi restano molti: dalla volatilità di Internet  alle modalità d’uso dei dati degli 850milioni di utenti per attrarre pubblicità, passando per diversi mercati (come quello cinese) ancora off limits a causa delle censure governative. Da domani il billion dollar baby non dovrà convincere solo gli utenti: al varco ci saranno pure gli investitori. E il loro “mi piace” varrà più di tante, inutili, richieste d’amicizia.

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