L’Onu minaccia la rete

By Redazione

febbraio 23, 2012 Esteri

Pubblichiamo la traduzione dell’articolo “The U.N. Threat to Internet Freedom” pubblicata su The Wall Street Journal lo scorso 21 febbraio a firma di Robert M. McDowell

Il 27 febbraio a Ginevra avrà inizio un processo diplomatico il cui risultato potrebbe essere un nuovo trattato che darebbe alle Nazioni Unite inediti poteri su Internet. Decine di nazioni, incluse la Russia e la Cina, spingono per raggiungere questo obbiettivo entro la fine dell’anno. Come disse lo scorso giugno il Primo Ministro russo Vladimir Putin, il suo obbiettivo e quello dei suoi alleati è stabilire un “controllo internazionale su Internet” attraverso la ITU (International Telecommunication Union), un’organizzazione nata da accordo internazionale sotto gli auspici delle Nazioni Unite.

Se andrà in porto, la nuova proposta di regolamento rovescerebbe l’attuale fiorente regime di Internet, in vigore dal 1988. In questa data, delegati da 114 nazioni si riunirono in Australia per siglare un trattato che diede il via alla liberalizzazione radicale delle telecomunicazioni internazionali. Questo ha protetto Internet da disposizioni economiche e tecniche di vario genere ed è rapidamente diventata la storia del processo di deregolamentazione più riuscito di tutti i tempi.

Sin dal primo innesto della Rete, ingegnieri, accademici, gruppi di utenti e altre categorie si sono trovati d’accordo su un tipo di organizzazione bottom-up non governativa per mantenerla in funzione e farla crescere attraverso quello che viene comunemente definito un modello di governance multi-livello. Questo approccio basato sul consenso condiviso e sulla partecipazione del settore privato è stato la chiave per il successo fenomenale della Rete.

Nel 1995, poco dopo che fosse privatizzato, soltanto 16 milioni di persone nel mondo usavano Internet. Al 2011 erano già diventate più di 2 miliardi e il numero cresce di circa mezzo milione al giorno. Tale crescita esplosiva è il diretto risultato del fatto che i governi si sono generalmente tenuti fuori dalla sfera di Internet.

L’accesso alla Rete, specialmente attraverso dispositivi mobili, sta migliorando la condizione dell’uomo molto velocemente e in modo molto più incisivo rispetto a qualsiasi altra tecnologia lungo il corso della storia. Questo è particolarmente vero per i paesi in via di sviluppo dove Internet non sottostà a regole, sta facendo in modo che l’economia si espanda e sta migliorando gli standard di vita.

Gli agricoltori che vivono lontano dai mercati ora sono in grado di trovare acquirenti per i loro raccolti attraverso i loro dispositivi mobili connessi ad Internet, senza accollarsi il rischio delle spese di un viaggio per trasportare le merci. Genitori preoccupati possono andare on line e sapere dove si trovano le medicine per i loro figli ammalati. E i sostenitori della libertà politica hanno un modo più conveniente per condividere informazioni e organizzarsi tra loro per abbattere i governi tirannici.

Internet è stato anche un creatore di nuovi mestieri. Un recente studio McKinsey ha rilevato che per ogni professione che Internet ha reso inutile, 2.6 mestieri sono creati ex novo. Non è una coincidenza che questi sviluppi eccezionali hanno avuto luogo proprio nella misura in cui Internet si è ulteriormente allontanato dal controllo governativo. Ad ogni modo, oggi la Russia, la Cina e i loro alleati tra i 193 stati membri dell’Itu vogliono rinegoziare il trattato del 1988 per includervi alcuni punti che non sono sotto alcun tipo di regolamentazione. È agghiacciante anche solo leggere una lista parziale delle proposte che potrebbero essere fatte rientrare nel diritto internazionale il prossimo dicembre ad una conferenza a Dubai:

  • Assoggettare la sicurezza della Rete e la privacy dei dati al controllo internazionale;
  • Permettere alle compagnie telefoniche straniere di far pagare per il traffico internazionale, forse persino calcolando una quota per ogni click per certe destinazioni in particolare, con l’obbiettivo di generare un ricavo per le compagnie telefoniche e le tesorerie statali;
  • Imporre regolamentazioni economiche senza precedenti, come l’obbligatorietà di applicare certe tariffe, termini e condizioni per gli accordi di scambio di traffico attualmente senza regolamentazione, conosciuti sotto il nome di ‘peering’;
  • Stabilire per la prima volta un dominio ITU per funzioni importanti di enti per governance multi-livello di Internet, come l’Internet for Assigner Names and Numbers, l’ente no-profit che coordina gli indirizzi .com e .org nel mondo;
  • Incorporare sotto il controllo governativo molte funzioni l’Internet Engineering Task Force, la Internet Society e altri gruppi multi-livello che stabiliscono gli standard tecnici e ingegneristici che permettono ad Internet di funzionare;
  • Controllare le tariffe e le pratiche di roaming internazionale per i dispositivi mobili.

 

Molte nazioni in via di sviluppo, incluse India e Brasile, sono particolarmente interessate a queste idee. Sebbene le tecnologie Internet-based stanno migliorando la vita di milioni di persone nel mondo, alcuni governi si sentono esclusi e vogliono avere un maggiore controllo.

E bisogna guardare in faccia la realtà, i regimi autoritari si sentono minacciati dalle diffuse richieste di libertà politica, potenziate dalla connessione ad Internet senza restrizioni. Hanno formato coalizioni di una certa rilevanza e i loro sforzi sono cresciuti in modo significativo.

Probabilmente, limitarsi a dire ‘no’ a qualsiasi cambiamento nell’attuale struttura della governance di Internet è una posizione destinata a fallire. Per i sostenitori della libertà in rete e per un futuro di prosperità per ogni nazione, una strategia più vincente potrebbe essere incoraggiare il dialogo tra le parti interessate, inclusi i governi e l’ITU, al fine di allargare l’egida della governance multi-livello con l’obbiettivo di raggiungere un punto d’accordo per trattare i nodi più importanti. Allo stesso tempo, dovremmo cercare di sottolineare gli enormi benefici che Internet ha portato per i paesi in via di sviluppo attraverso il modello multi-livello.

Forse rovesciare questo modello con un nuovo trattato di regolamentazione dividerà Internet, poiché alcune nazioni decideranno inevitabilmente di tirarsene fuori. Un Internet balcanizzato sarebbe devastante per il libero commercio internazionale e per la sovranità nazionale. Impedirebbe la crescita di Internet in modo molto più grave nelle nazioni in via di sviluppo ma anche a livello globale, dal momento che le tecnologie sarebbero obbligate a cercare il permesso dei governi per innovare ed investire. Questo minerebbe anche la proliferazione di nuove tecnologie transnazionali, come il cloud computing.

Uno strato di regolamentazioni internazionale, centralizzato e top-down è completamente contrario all’etica dell’architettura della Rete, che è un network di network globale senza confini. Nessun governo, per non parlare di un ente intergovernativo, può prendere decisioni strutturali ed economiche alla velocità della luce che è propria di Internet. La produttività, il miglioramento degli standard di vita e la diffusione della libertà ovunque (ma specialmente nelle nazioni in via di sviluppo) subirebbero una battuta d’arresto, poiché le decisioni strutturali ed economiche sarebbero potenzialmente paralizzate se poste all’interno di un corpo di regolamentazione globale.

Qualsiasi tentativo di espandere i poteri intergovernativi su Internet – siano essi progressivi o quasi innocui – dovrebbe essere restituito al mittente. La modernizzazione  le riforme possono essere costruttive ma non nel caso in cui il risultato si traduce in nuova burocrazia globale che si allontana dal modello multi-livello. Le nazioni illuminate, favorendo le riforme che potrebbero includere per l’ITU un ruolo non regolamentatore, dovrebbero tracciare un confine netto contro le regolamentazioni.

Le forze favorevoli alla regolamentazione, fino ad ora, sono molto più incisive e organizzate di quelle a favore dell’approccio multi-livello. Per codificare la loro agenda radicale e controproducente, i sostenitori della regolamentazione devono soltanto assicurarsi una maggioranza sui 193 stati membri. A differenza del Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite, nessuna nazione può mettere un veto nel procedimenti riguardanti l’ITU. Tenendo questo bene a mente, alcuni credono che circa 90 nazioni potrebbero sostenere la regolamentazione intergovernativa della Rete – a quel punto mancherebbero solo 7 nazioni per raggiungere la maggioranza.

Mentre lasciamo scorrere tempo prezioso, gli Stati Uniti non hanno nominato un delegato per la negoziazione del trattato. Dobbiamo svegliarci da questo sonno ed entrare nella partita prima che sia troppo tardi. Questi sviluppi potrebbero non solo influenzare la vita quotidiana di tutti gli americani ma anche minacciare la libertà e la prosperità di tutto il mondo.

 

Robert McDowell è commissario della Federal Commnications Commission

                                                     Traduzione a cura di Irene Selbmann

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