Stato a chi?

By Redazione

febbraio 22, 2012 Cultura

Lo Stato siamo noi? Ad un anno dai fastosi festeggiamenti per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia, che hanno segnato l’apice delle cerimonie istituzionali, ci troviamo oggi in piena crisi economica. L’Europa impone ai Governi degli Stati membri provvedimenti severi. Ed i nostri vicini greci stanno provando sulla propria pelle il dissolversi del falso mito del welfare state. In un tale quadro il libro di Carlo Lottieri (“Credere nello Stato?” – Editore Rubbettino), non poteva che giungere come una manna dal cielo. Siamo davvero noi lo Stato? Su quali basi giuridiche, storiche, politiche e sociali lo Stato si rappresenta come detentore di un potere assoluto, sovrano e trascendente?

Il testo di Lottieri percorre il lungo turbinio della Storia europea dal Medioevo a WikiLeaks con l’intento di dimostrare come lo Stato moderno sia, come diceva Bastiat, quella grande finzione dove tutti cercano di vivere sulle spalle degli altri. E’ la storia di un lungo processo di trasformazione culturale, che l’autore descrive attraverso numerosissimi esempi. Si parte dal Medioevo feudale, in cui il diritto di proprietà ha una valenza politica: i singoli individui, i feudatari, le città comunali, le comunità religiose, rappresentano ciascuna un nucleo di potere: non esiste lo Stato, ma una pluralità di soggetti in competizione tra loro. Con l’età moderna le monarchie nazionali, rivendicando una origine divina, sottraggono potere a questi soggetti, creando le basi per la nascita dello Stato moderno. Il legame sacrale tra potere e religione è fortissimo: i re francesi sono i re taumaturghi narrati da Bloch, sono re capaci di guarire i sudditi con l’imposizione delle mani. Ma il processo di costruzione dello Stato non è ancora finito: il re, per quanto assoluto, rimane una persona fisica e ghigliottinandolo si può abbattere il suo potere e tutto ciò che rappresenta.

È con la Rivoluzione Francese, infatti, che si manifesta la nascita di un potere laico che utilizza e mutua concetti derivanti dalla religione, costruendo una vera e propria religione di Stato – basti pensare al culto dell’Essere Supremo durante il periodo del Terrore per rendercene conto. Lo Stato si sostituisce alla figura del Re, viene de-personalizzato e mutandosi in un soggetto trascendente e sovrannaturale, rimane l’unico detentore del monopolio della forza ed unico arbitro che decide le sorti dei cittadini-sudditi, in nome di una infallibilità della volonté générale che nessuno può sindacare. A questo punto la Legge, dice Lottieri, non è più la misura dei rapporti sociali, ma diviene strumento di un piccolo gruppo determinato a “civilizzare” in maniera coercitiva l’intera vita pubblica.

Tra Ottocento e Novecento il legame tra Stato e Nazione sfocia nei movimenti nazionalisti: le guerre, le ideologie di sterminio, i totalitarismi sono solo degli esempi di quanto sia facile, in nome dello Stato, pilotare ed educare le masse in nome di una nuova religione laica. Oggi stiamo assistendo alla nascita di un potere sovra-statale ancora più trascendente e volatile: il potere dell’Unione Europea, il potere dei tecnocrati e dei burocrati che usa le strutture e i modi dello Stato moderno ma rivendica una dimensione territoriale e spirituale ancora più grande. Ma l’Unione Europea siamo davvero noi?

Lo Stato e la democrazia rappresentativa, nata dai liberalismi ottocenteschi per limitare il potere assoluto, sembrano oggi più che mai viaggiare su due piani paralleli e distinti: questo libro è dunque un buon punto di partenza per chi oggi si sente smarrito, per chi oggi crede che il futuro non sia lo Stato, ma la Libertà. Ed il punto di partenza per recuperare le libertà sottratteci dallo Stato non è altro che un forte senso del diritto di proprietà: credere nella proprietà incarna infatti la resistenza di una società che non ammette di essere la proiezione della volontà degli uomini di potere.

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