Qualcuno era veltroniano

By Redazione

febbraio 22, 2012 politica

C’è metodo in Stefano Fassina, ciò è indubbio: è uno dei pochi quadri politici di valore del cerchio magico di Pierluigi Bersani. C’è metodo nell’utilizzare ogni spunto di conflittualità intestina – il più recente è quello della reprimenda contro l’ intervista di Walter Veltroni – per propagandare una linea politica coerente, tesa a costruire l’offerta politica del Pd alle prossime elezioni. Una linea che si sostanzia nell’avversione «all’iniqua e brutale» iniziativa del governo Monti, nel quadro di una complessiva revisione dei trattati istitutivi della nuova governance europea. Fassina era contro la nascita dell’esecutivo Monti e non accetta la pretesa iper-politica del governo di rappresentare un fattore di discontinuità nella determinazione delle offerte politiche future, base delle alleanze elettorali che verranno. L’unico modo per ridurre il governo Monti a parentesi è, così, quello di negargli legittimità politica a sinistra, per poter tornare a riproporre allegramente l’alleanza di Vasto.

Poi ci sono i dettagli. Il primo riguarda l’originalità dell’interpretazione offerta da Fassina e dai giovani turchi dei ruoli di direzione politica. Questi ruoli sono, da sempre nei grandi partiti plurali, luoghi di mediazione e sintesi in cui è impossibile affermare un singolo punto di vista. La mano del dirigente si vede nella capacità di governare e orientare il dibattito interno. Fassina e gli altri sviliscono la mediazione nell’assertività del loro punto di vista. Poco importa se poi i gruppi parlamentari fanno (giustamente) di testa propria, sconfessando tutto quanto viene detto dalla dirigenza del Nazareno. C’è una pretesa in Fassina per cui i dirigenti nazionali del partito (tra cui in primis i membri di segreteria) in quanto nominati dal partito sono più importanti degli eletti dal popolo italiano.

C’è poi l’uso gioioso di una retorica aggressiva e, talora, di un vera violenza verbale, che ovviamente nasconde la debolezza di un posizionamento che si avverte essere insidiato da ogni dove, quando non irriso da più influenti osservatori. C’è lo stalinismo dell’accusa dell’intelligenza col nemico, criterio di discredito dell’avversario interno nella battaglia delle idee. C’è l’autorappresentazione del pensiero unico liberista o neoliberista, che racchiude una semplificazione minima nella lettura dell’avversario misconoscendo la realtà dei fatti che, negli ultimi vent’anni, né in Italia né in Europa ha mai visto alcuna dominanza liberista o neo liberista. C’è l’assidua rassicurazione del funzionariato di partito, blandito in ogni maniera e ricoperto di incentivi basati esclusivamente sulla fedeltà. C’è la finzione di pretendersi socialisti europei di denominazione d’origine controllata, disprezzando la storia del socialismo italiano.

Questo è Fassina. Un quadro politico lucido, che vede oggi nella possibilità della riforma del mercato del lavoro un’aggressione alla constituency conservatrice della sinistra italiana: il ceppo di tutti i particolari conservatorismi espressi nei più disparati settori. Quella constituency conservatrice che è la ragione politica dell’esistenza stessa di Stefano Fassina. Il quale distingue il pericolo e reagisce. Supportato dalle strutture dell’apparatick post comunista, in testa l’Unità , così svergognata da riportare ieri sul giornale la nota di Fassina omettendo l’accusa stalinista di intelligenza col nemico, contro un Veltroni imputato di avere una posizione «più vicina alle proposte del centrodestra». Questo periodo nell’articolo de l’Unità è stato cancellato: come Stalin cancellava Trockij nelle foto che lo ritraevano di presso a Lenin.

C’è stato ieri un altro Fassina, un Fassina veltroniano: sul suo sito si trovano articoli del 2008 in cui si chiede il superamento del Pse e dell’Internazionale socialista, si inneggia alla vocazione maggioritaria contro la strategia delle alleanze, si esalta il programma elettorale del 2008 (quello scritto dall’orrendo liberista Enrico Morando), si difende il metodo veltroniano di selezione delle candidature elettorali. Succedeva soltanto quattro anni fa. Chissà, nel 2016, Fassina cosa andrà predicando.

(qdrmagazine)

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