“No a un partito di nominati”

By Redazione

febbraio 22, 2012 politica

Mariastella Gelmini è stata nominata la settimana scorsa dal segretario del Pdl Angelino Alfano “Responsabile della task force per le amministrative”. Un ruolo che l’ex ministro dell’Istruzione ha preso molto sul serio. La tornata di voto primaverile potrebbe rimescolare le carte nel risiko dei partiti. Al punto che in molti, tra i dirigenti del Popolo della libertà, prefigurano sin da ora la possibilità di un nuovo contenitore che racchiuda tutte le forze che si riconoscono nel Partito popolare europeo. “Ma adesso pensiamo a rafforzare il nostro partito” è il parere di Gelmini. Che ricorda che il progetto di un Ppe all’italiana è quel che Berlusconi auspica da tempo: “Dopo le amministrative si vedrà. C’è sicuramente la possibilità di concorrere con l’Udc per creare un grande soggetto insieme”.

Fermandosi al voto di primavera, è ancora in discussione l’utilizzo o meno del simbolo del partito?
No. Il Pdl, al di là del disfattismo, frutto di ricostruzioni giornalistiche più che della situazione reale, raccoglie la sfida di presentarsi alle prossime elezioni amministrative presentando il simbolo. Perché ormai siamo un partito radicato sul territorio, che sta affrontando una stagione congressuale importante che ci porterà ad avere finalmente a tutti i livelli dirigenti eletti dalla base e non nominati. Non avrebbe avuto senso interrompere questo percorso di rafforzamento del partito.

E le liste civiche di cui si sta parlando?
Berlusconi ha invitato ad una nuova stagione di impegno civile, tentando di avvicinare alla politica anche quei cittadini che non hanno la tessera di partito in tasca, ma che in concomitanza con l’elezione del sindaco del proprio comune vogliono dare un contributo, essere protagonisti.

In concreto?
Siamo pronti a candidare nostri sindaci, ma anche a raccogliere dalla società civile il contributo di chi ci sta. Un po’ come è accaduto nel ’94.

Attraverso liste civiche da voi promosse?
Anche attraverso le alleanze con soggetti non politici. Penso ad esempio all’associazionismo cattolico, o al mondo del volontariato. Ai gruppi locali in grado di presentare una lista che si impegni per il loro comune, candidando un sindaco. Il Pdl potrebbe anche appoggiare queste candidature.

Facendole proprie o sostenendoli con le lista del partito?
Nell’ambito di una alleanza. Un candidato civico ovviamente non può rappresentare il nostro partito. Ma siamo pronti ad andare oltre gli steccati dei partiti, di chi ha una tessera in tasca, cercando di allargare lo spazio della partecipazione ai cittadini.

Una risposta a chi dice prossima tornata di elezioni locali avrà inevitabili ricadute sui partiti?

Avranno sicuramente una valenza locale. A maggior ragione in questa fase, nella quale la politica è in grande evoluzione. Poi i commentatori faranno le proprie considerazioni del caso, ma noi affrontiamo questa tornata come un passaggio, in vista delle prossime elezioni politiche. Che saranno un banco di prova della tenuta del sistema politico e di quello dei partiti. Per cui sì, ci sarà anche una ricaduta nazionale, ma direi abbastanza limitata.

Lo schema di accordi con liste civiche potrà essere replicato alle prossime elezioni politiche?
È presto per dirlo. Penso che abbia ragione Berlusconi quando insiste sulla necessità di svecchiare la politica, di favorire un ricambio generazionale e di aprire a chi, magari per la prima volta, si vuole occupare della cosa pubblica. Questa capacità di apertura è una cosa che fa bene alla politica e aiuta il sistema a giovarsi di energie nuove. Una politica non più vista come cosa per pochi intimi, ma un’opportunità per chi ha a cuore il destino del paese.

Sulla questione delle alleanze tra i partiti, ad ogni modo, il voto di primavera non è da sottovalutare. Il Pdl ha una questione-Lega aperta al nord.
Non vogliamo stringere alleanze a tutti i costi. Ma credo anche che si debba valutare caso per caso le alleanze possibili e più opportune. Al nord è presto detto: se non lo si vuole consegnare alla sinistra credo che la Lega dovrà fare alcune concessioni. Se non le farà ne prenderemo atto, ma crediamo che il nostro rapporto con loro non sia stato definitivamente archiviato. Noi comunque ci preoccupiamo di rafforzare il nostro partito, rimanendo disponibili a ricostruire il centrodestra insieme all’Udc e alla Lega. Ma occorre reciprocità, la volontà di tutti di concorrere ad un progetto del genere. Per ora ci limiteremo a fare le scelte migliori nei comuni, poi vedremo da qui al 2013.

Orizzonte lontano, almeno ad osservare quello che succede a Palermo, con il Terzo Polo che ha presentato un proprio candidato.
Non siamo preoccupati. Chi ha più filo tesse. Come già detto, crediamo che ci sia uno spazio per unificare in Italia tutte quelle forze politiche che appartengono al Partito popolare europeo.

A proposito di preoccupazioni, vi impensieriscono i casi delle tessere di dubbia regolarità che sono sorti nelle scorse settimane?
La stagione congressuale è una grande prova di forza da parte del partito. I casi di tessere false sono una piccolissima minoranza, enfatizzate sulla stampa da coloro che i congressi li avrebbero persi. Scegliendo di dirimere questioni politiche non nell’ambito nel quale sarebbe stato giusto affrontarle, ma recandosi in procura per dirimere i propri dubbi e eventuali controversie. Io stessa ho partecipato a tantissimi congressi, e ho visto una grandissima partecipazione popolare, nella più grande correttezza di modi e di procedure di voto.

Casi che non minano il futuro del partito?
Siamo un partito forte, radicato nel territorio, non in crisi. E che si sta rafforzando, puntando a durare ben oltre la scadenza del governo Monti. Stiamo ponendo oggi le basi per rafforzare la classe dirigente, per non essere più un partito di nominati, ma sempre più di eletti dal basso. Questo è il patrimonio che Berlusconi ci affida, e tocca a noi valorizzarlo e non disperderlo.

(l’Opinione)

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