Due mandati posson bastare

By Redazione

febbraio 22, 2012 politica

Limitare il numero di mandati per i parlamentari. È la proposta del senatore Pdl Giuseppe Esposito che, sul suo profilo Facebook, ha scritto che “un vero segno di cambiamento, oltre alla riduzione dei parlamentari e alla riforma costituzionale, è mettere il tetto massimo di due o tre legislature ai parlamentari eletti”. Secondo il senatore Esposito, se venisse adottato questo provvedimento “non ci sarebbero più i professionisti della politica”. Il limite dei mandati è già prassi consolidata nelle fila del Partito Democratico, anche se non sono mancate deroghe ed eccezioni. Per il Pdl, invece, sarebbe una novità di non poco conto. E la proposta targata Esposito non ha mancato di sollevare vivaci discussioni all’interno del partito. Ma davvero la buona politica si costruisce erigendo paletti, ovvero facendo selezione all’ingresso prima ancora che siano gli elettori stessi a farlo, attraverso il voto?

Nato su Facebook, il dibattito si è animato sul social network della concorrenza: Twitter. Qui la collega di partito Deborah Bergamini ha commentato ironicamente: “Ottimo. A forza di regolare uccideremo ogni capacità individuale”. Nota curiosa: la stessa Bergamini, nei giorni precedenti, aveva auspicato l’adozione delle quote rosa attraverso la riforma elettorale. Un provvedimento che un altro deputato del Pdl, Andrea Di Sorte, aveva definito proprio su Twitter “ghettizzante”. “Meglio ghettizzate dentro che fuori”, era stata la pronta replica di Bergamini.

“Le donne sono soltanto il 19% dei parlamentari globali” dice Deborah Bergamini. “Si colga l’occasione della riforma della legge elettorale per assicurare un’adeguata rappresentanza anche di genere in Parlamento. La politica dia l’esempio e mostri coraggio”. E la meritocrazia? Secondo Bergamini, un sistema di tutela della componente femminile nella politica non prescinderebbe dal premiare il merito. “Non si fa rappresentanza di genere a detrimento del merito” spiega. “La selezione di candidati è un altro problema. Serissimo. Ma il merito è da dimostrare anche per gli uomini”.

Un tema spinoso, quello della pre-selezione dei candidati, che non manca di accendere il dibattito ogni qual volta viene riproposto. In principio erano state, per l’appunto, le cosiddette quote rosa, ovvero le quote di presenza minima di donne all’interno delle liste elettorali. Poi sono arrivate le quote arancio, proposte per assicurare ex lege una presenza giovanile nella politica. Infine, le quote bianche, rivolte ai diversamente abili. C’è però un rischio. Ed è quello che suscita le perplessità maggiori da parte dei detrattori del sistema delle quote e dei limiti di mandato: ovvero che il rispetto pedissequo di tutta una serie di requisiti minimi di presenza finisca per raffazzonare proprio quegli agglomerati di nomenklatura e “raccomandati” che il superamento del Porcellum vorrebbe andare a cancellare.

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