Riforma del lavoro: niente più attese

By Redazione

febbraio 21, 2012 politica

La riforma langue, l’accordo non si trova, e i protagonisti della trattativa lanciano segnali di nervosismo. Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, aveva imposto il 20 gennaio come limite massimo per trovare la quadratura del cerchio con le parti sociali. Poi il governo sarebbe andato avanti senza i sindacati. Il tempo è scaduto, ma la convergenza non c’è, e non c’è nemmeno la bozza di riforma che il governo aveva promesso di presentare all’Europa come garanzia della buona volontà italiana. Il tutto mentre la spagna di Mariano Rajoy è riuscito a portare a casa in appena due mesi una riforma del lavoro guardata con estremo interesse da tutto il Vecchio Continente.

“Io lavoro per un accordo con i sindacati”, ha dichiarato ieri Fornero, secondo cui gli ammortizzatori sociali si possono riformare anche se le risorse sono poche. Ma mentre il ministro rimanda ad libitum la deadline e incrocia le dita, il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, parte a briglia sciolta e fa scoppiare un bubbone ormai pronto ad esplodere da settimane. “Vorremmo avere un sindacato che non protegge assenteisti cronici, ladri e quelli che non fanno il loro lavoro. Noi abbiamo detto che l’articolo 18 deve rimanere per atti discriminatori, ma vogliamo poter licenziare quelli che non fanno il loro lavoro”, ha dichiarato ieri Marcegaglia dal palco di Federmeccanica, a Firenze. Segnale più chiaro non potrebbe esserci: se il governo ha voglia di temporeggiare, Confindustria no. E picchia duro proprio dove fa più male, ossia su quelle tutele la cui intoccabilità è la “conditio sine qua non” dei sindacati per sedersi attorno al tavolo del dialogo.

Pronta la replica dei sindacati “È davvero troppo”, ribatte la Cgil, che rispedisce poi le accuse al mittente: “Marcegaglia fa affermazioni non vere che offendono e mettono in discussione il ruolo del sindacato confederale. Le smentisca”. Più ‘possibilista’, invece, e quasi al limite della gaffe, il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni: a Marcegaglia chiede soltanto di “precisare di quale sindacato parla”. “La mia organizzazione – prosegue Bonanni – si è sempre presa le proprie responsabilità di fronte alle scompostezze degli imprenditori e pure di alcune realtà sindacali”. Per gli altri, evidentemente, non può garantire.

Contro le parole al vetriolo spese dal presidente di Confindustria si scagliano però anche Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Pdci – Fds, il segretario nazionale di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, e il leader dell’Idv, Antonio di Pietro: “Cerchi i ladri in casa”. Ma, al di là dei partiti che si fanno difensori d’ufficio, le esternazioni di Marcegaglia sono la cartina al tornasole di una situazione ormai esasperata: se il governo si ostina a temporeggiare, da oggi lo farà da solo.  

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