Regno Unito contro i pirati

By Redazione

febbraio 21, 2012 Esteri

I loro nickname sono “anakata” e “TiAMO”, ma i loro veri nomi sono Gottfrid Svartholm e Fredrik Neij. Sono svedesi e nel 2003, insieme a Carl Lundström e Peter Sunde, hanno fondato The Pirate Bay. Sin dalla sua fondazione, la famosa Baia dello sharing pirata ne ha affrontate di cotte e di crude. Nel 2008 il sito viene bloccato in Italia. Nel 2009 il tribunale di Stoccolma giudica i fondatori per violazione delle leggi sul copyright e li condanna a galera e risarcimenti.

Parte subito il ricorso alla sentenza. Il processo però risulta particolarmente ingarbugliato, dal momento che iniziano a girare voci sui giudici della Corte d’Appello, secondo le quali uno di loro, Ulrika Ihrfelt,  sarebbe dipendente di Spotify, un sito a pagamento, i cui affari si vedono minacciati dall’esistenza di un omologo gratuito. In più, sia Ihrfelt sia il giudice Kristina Boutz risultano essere sostenitori di gruppi pro-copyright. Nonostante gli intoppi, i giudici vengono scagionati dall’accusa di imparzialità e la Corte d’Appello conferma la condanna a The Pirate Bay. Peter Sunde, Fredrik Neij, Gottfrid Svartholm e Carl Lundström vengono definitivamente condannati: dovranno scontare alcuni mesi di carcere ciascuno, oltre a pagare una multa pari a $6.8 milioni. Nel frattempo si inizia a parlare di un processo politico, The Pirate Bay diventa un film documentario, il sito continua a funzionare ed ha ormai nove anni di vita. Si calcola che solo lo scorso ottobre abbia guadagnato 3 milioni di dollari dalla pubblicità.

L’ultima notizia è che The Pirate Bay sarà bloccato nel Regno Unito, dove attualmente conta circa 3,7 milioni di utenti. L’Alta Corte ha infatti stabilito che il sito viola le leggi del copyright. La decisione pare sia stata presa sotto la spinta di alcune tra le maggiori case discografiche britanniche, le quali dopo aver ripetutamente richiesto alla Baia di smettere di diffondere musica protetta da copyright, hanno insistito che gli internet service provider ne bloccassero l’accesso. Il giudice Justice Arnold ha stabilito che la Baia e i suoi utenti condividono illegalmente musica protetta da copyright. L’accesso dovrebbe essere bloccato il prossimo giugno. Arnold ha dichiarato: “Nonostante le accuse che sono state mosse contro di loro, i gestori non fanno alcun passo avanti per evitare la violazione del copyright. Al contrario, la incoraggiano attivamente”. La notizia del blocco della Baia nel Regno Unito sta rapidamente facendo il giro del mondo, diffusa in tutte le lingue e su vari blog e siti di informazione.

La sensazione che circola sul web è che poco a poco stiano cadendo tutti i baluardi del file-sharing e che il cerchio sia destinato a stringersi ulteriormente.

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