Moles rivuole Forza Italia

By Redazione

febbraio 21, 2012 politica

“Certo che rifarei Forza Italia. Ma per affiancarla al Popolo della Libertà”. Lo dice senza mezzi termini Giuseppe Moles, deputato di lungo corso tra le fila degli azzurri, convinto sostenitore, ora più che mai, di una svolta liberale. Nel Paese come nel suo partito. “La stagione congressuale è solo uno degli elementi che possono contribuire al rilancio del partito. Ma da sola non è risolutiva”, spiega Moles.

Da dove occorre ripartire?
Da una chiara definizione delle alleanze, da un rilancio della linea politica. E dalla riscoperta dei valori che sono stati alla base della costruzione della nostra esperienza politica.

Novità in questo senso dal vertice di lunedì sera tra Berlusconi e lo stato maggiore del partito?
In realtà la novità è che non c’è nessuna novità. Se si attendeva la rinuncia da parte del Cavaliere del simbolo del Pdl, questo non è accaduto, ed è giusto che sia così.

Perché?
Del Pdl si può pensare qualsiasi cosa, ma oggi dopo quasi 18 anni dalla discesa in campo di Berlusconi raccoglie una importante storia politica. Avrebbe significato disconoscerla. Questo a prescindere dalle tante criticità relative a questo contenitore. I nostri elettori non hanno bisogno di un nuovo simbolo, ma di segnali di ripartenza, di ripresa di attività politica, di ritorno ai nostri valori.

Ma l’apertura sistemica a liste civiche di appoggio è comunque un segnale di discontinuità, laddove prima l’elemento irrinunciabile era il nome di Berlusconi nel simbolo.
Siamo in presenza di elezioni amministrative. L’utilizzo di simboli e di nomi dei partiti non avrà lo stesso valore che se impiegati in elezioni politiche o europee.

Da più parti si osserva che la portata del voto di primavera avrà valenza nazionale.
Indubbiamente, ma per quanto riguarda la portata del risultato, non alla scelta di come presentarsi. Le liste civiche ci sono spesso state nella storia del nostro partito, in passate elezioni amministrative. Dipendeva dalla grandezza e dalla situazione delle singole amministrazioni. Non valuterei le strategie amministrative con una valenza nazionale.

Una certa valenza nazionale la avrà il mosaico delle alleanze che si stanno costruendo in questi giorni. Angelino Alfano si gioca parte della sua autorevolezza.
Questo può essere vero. Ma nei vari casi locali ci saranno una serie di sperimentazioni, di valenze peculiari, di affermazioni di personalismi, e il compito del vertice è di cercare di armonizzare queste situazioni il più possibile. Mi auguro che Alfano ce la faccia. In passato la forza della leadership di Berlusconi riusciva a dirimere questioni delle quali nessun altro riusciva a venire a capo.

Due casi fra tutti: Verona al nord e Palermo al sud. Due comuni nei quali il Pdl rischia di rimanere fuori in partenza dalla competizione, rimanendo escluso da eventuali ballottaggi.
Flavio Tosi [il sindaco leghista di Verona n.d.r.] ha detto che le alleanze non si tradiscono. E cinque anni fa eravamo nella stessa coalizione. La grandezza di Berlusconi fu quella di ricondurre all’interno di una coalizione abbastanza coesa la Lega, smussandone gli estremismi spesso di facciata. È necessario continuare a perseguire l’alleanza con la Lega al nord. Nel caso di Verona si deve preservare un’alleanza che già c’è.

E Palermo? Se il Pdl rimanesse fuori dal ballottaggio non sarebbe un sonoro schiaffo per il segretario?
Le variabili sono moltissime. Il compito di Alfano è abbastanza arduo. Mi auguro che per il bene dei cittadini le due coalizioni si ricompattino nella forma che avevano assunto appena qualche anno fa, a prescindere dalla parentesi degli ultimi due anni, in modo da dare la possibilità di scegliere fra due alternative. Mi auguro che non si rimanga fuori dal ballottaggio. A quel punto sarebbe però giusto aprire una riflessione per capire i perché di eventuali risultati negativi.

I problemi del tesseramento non stanno in qualche modo influendo sulle strategie elettorali?
Il tesseramento deve essere un segno di appartenenza e di comunanza di valori. Se parti di tesseramento sono state portate avanti per affermare pezzi di potere non va affatto bene. Il problema tessere false non inficia l’immagine del partito, ma si ritorce contro chi le ha volute fare. Occorre guardare caso per caso. Anche se queste storture sono una cosa che tutti noi avremmo dovuto evitare. La gente si aspetta da noi il rilancio e il rinnovamento del partito. Da tutti noi, a cominciare proprio da Alfano e da Berlusconi. 

(l’Opinione)

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