Se il ghost writer è un robot

By Redazione

febbraio 19, 2012 Cultura

La macchina sostituirà l’uomo. È la minaccia un po’ pessimista e un po’ luddista che si accompagna all’entusiasmo per ogni nuova tecnologia, che serpeggia ogni qualvolta se ne parla. Hanno avuto paura anche i traduttori e i musicisti. Ora sembra essere giunto il momento che anche chi lavora con la scrittura e la produzione di contenuti testuali sia spaventato.

C’è un modo semplice e immediato per ottenere report, articoli, riassunti e testi di vario genere senza fare alcun sforzo mentale, senza ricercare e spulciare tra montagne di dati. Insomma senza muovere in dito. O meglio, con pochi click. C’è un robot che lo fa per te. È veloce e preciso, magari non scriverà da premio Pulitzer ma è in grado di produrre un testo scorrevole, grammaticalmente corretto e comprensibile. Sa anche adattare il testo al tipo di pubblico che ne sarà principale fruitore, cambiando stile, tono o registro a seconda di come lo si imposta.

È un’invenzione della start-up Narrative Science, con sede a Chicago, Illinois. Partita come progetto di ricerca della Northwestern University Schools of Engineering and Journalism, la prima storia generata automaticamente uscì nel 2012 e riguardava una partita di baseball dei Northwestern Wildcats.

Lo scorso anno gli inventori di Narrative Science hanno incassato 6 milioni di dollari. Oggi hanno Forbes tra i clienti e sono in grado, tra le altre cose, di fornire report piuttosto dettagliati sui trend di un utente di Twitter. E se l’utente in questione fosse un candidato delle primarie del Partito Repubblicano? I dati estrapolati automaticamente dal social network possono essere usati per ricostruire un quadro dell’andamento generale e del gradimento del candidato in questione, fornendo un report automaticamente generato. Tanto tempo risparmiato e tante informazioni utili.

Così Narrative Science ha ‘prodotto’ questa settimana una storia che riguarda il candidato alle primarie del GOP Newt Gingrich. Quello che riescono a fare è interessante perché non si basa solo su dati strutturati, come possono essere quelli relativi ai risultati di una partita di baseball, ma anche destrutturati, come sono le migliaia di messaggi al secondo postati su Twitter.

Per molti potrebbe sembrare mostruoso, dal momento che se un robot è in grado di scrivere un report va da sé che l’intervento umano è del tutto inutile e troppo dispendioso. Quello che sta facendo Narrative Science mette in crisi i creatori di contenuti, specialmente di quei contenuti brevi, veloci, informativi e poco sofisticati che affollano il web. Per il giornalista americano Peter Kafka, la novità di robot narratori, più che una minaccia, rappresenta una sfida. La sfida che si presenta ai creatori di contenuti è quella di essere in grado di generare un contenuto che appartenga solo a loro, nel quale le qualità proprie dell’essere umano (come l’esperienza, la capacità critica e di giudizio o la creatività) siano la caratteristica essenziale della narrazione e costituiscano un valore aggiunto al lavoro svolto. Citando Peter Kafka: “Se non saremo capaci di farlo, sarà meglio dedicarsi ad altro”.

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