Sono Wulff e creo problemi

By Redazione

febbraio 18, 2012 Esteri

“Mi chiamo Wulff, creo problemi”. Il “tweet” più divertente, che parafrasa la nota battuta di Harvey Keitel in “Pulp fiction”, è stato quello scritto  del giornalista Marco Liconti dell’ Adnkronos. Il presidente tedesco aveva appena gettato la spugna. Erano le 11 di venerdì.

Da venerdì però l’ormai ex capo di stato della Germania della Merkel (cui effettivamente almeno il problemino di rimandare last minute la visita ufficiale in Italia e l’atteso bilateral con Mario Monti l’ha creato), Christian Wulff, avrà avuto modo di riflettere sulle ricorrenze funeste tipo il ventennale di “mani pulite” che cadeva nello stesso giorno. E anche sulla data non si scherza: venerdì 17. Giorno delle sue dimissioni forzate, potenziate da una sfiga da film dell’orrore. 

O sulle  ultime parole famose, lasciate ai posteri in un lungo e pensoso articolo pubblicato domenica scorsa dal “Corriere della sera” a pagina 8, alla vigilia della propria visita di stato in Italia, e intitolato  “Berlino e Roma partner forti per creare un’ Europa competitiva”. Magari in patria, dove nessuno notoriamente è profeta, qualcuno avrà pensato a un tentativo di rifarsi la verginità parlando d’altro quando era ormai chiaro quali pozioni velenose bollissero in pentola per lui. Anzi contro di lui. E invero in Italia aveva tentato di tutto: visita a Napolitano, colloquio con Vendola e Emiliano per il “rilancio di strategie economiche Puglia-Germania” e, last but not least, la visita alla basilica di San Nicola.

Tutto inutile: ieri mattina, praticamente all’alba, la procura di Hannover ha fatto sapere di avere intenzione di perseguirlo accusandolo tra l’altro di aver ottenuto un prestito dalla moglie di un uomo d’affari con cui aveva negato di avere avuto rapporti. Ieri la medesima procura inoltre ha chiesto la revoca della sua immunità. 

La Merkel non ha potuto nemmeno salire sull’aereo di stato che la avrebbe portata a Roma dove ad attenderla avrebbe trovato un gongolante Mario Monti, che dovrà rimandare la incoronazione ufficiale da parte della cancelliera a “salvatore dell’Italia” a tempi migliori. Un last minute all’incontrario, una cancellazione per overbooking di problemi interni per Angela. 

Che proprio non se l’è sentita di venire qua a parlare bene di un paese sotto osservazione Ue nel giorno in cui uno dei pilastri del suo partito crollava nella polvere come un idolo pagano preso a bastonate nella Kaba dai seguaci di Maometto.

Le parole  di commiato dell’ex capo di stato denotano forse quello che è stato il suo errore più grave in questo frangente: una assoluta carenza di strategia della comunicazione. Prima ha detto che “la Germania ha bisogno di un presidente che non ha solo il sostegno della maggioranza ma di una grande maggioranza di cittadini”, ammettendo implicitamente di capire di non essere più lui la persona giusta. Poi ha aggiunto di avere “fatto errori ma sono sempre stato onesto”. Classica excusatio non petita.

In fondo Wulff si è dimesso per una cosa, avere accettato un prestito a basso interesse, quando era governatore della Sassonia. Fattispecie per la quale, se vogliamo fare paragoni a noi vicini, in Italia un magistrato è invece potuto entrare in politica dopo avere accettato analogo aiuto e in nero, a zero interessi (all’epoca non c’era la lotta alla evasione fiscale in perenne prima pagina), da un suo indagato, o meglio dalla stessa procura in cui lavorava. L’epilogo come è noto in quel caso fu il seguente: l’ex pm in questione dopo avere restituito i soldi in contante in una scatola di scarpe si tolse platealmente la toga davanti alle telecamere e poi entrò in politica a fare il giustizialista..  

E naturalmente tre reti televisive pubbliche su tre lo ospitarono  da allora a turno nei talk show senza mai ricordargli nulla del suo passato.

“Italia-Germania 4 a 3”, si potrebbe dire, constatando invece il tramonto istituzionale e politico dell’uomo che ha iniziato proprio insieme alla cancelliera di ferro l’era conservatrice in Germania. 

Così venerdì, nel ventesimo infausto anniversario di “mani pulite”, l’inchiesta che piombò l’Italia nella recessione economica e nella depressione mentale della politica, il Moloch che agitò il cappio nel nostro Parlamento e che si nutrì dei sucidi eccellenti di industriali come Raul Gardini, di politici come Sergio Moroni e di boiardi di stato come Gabriele Cagliari, ha avuto l’ultimo sacrificio: quello un po’ tragicomico di Christian Wulff. L’uomo che ha creato, invece di risolverli, seri problemi ad Angela Merkel.

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