Riforme: accordo tra Pdl, Pd e Udc

By Redazione

febbraio 17, 2012 politica

In politica tutto è possibile. Di questi tempi, poi, qualunque opzione, per quanto improbabile non è comunque da escludere a priori. Nei contenuti, nelle dichiarazioni che ne sono seguite, ma anche nelle modalità con cui si è tenuto, l’incontro di ieri tra Angelino Alfano, Pierluigi Bersani e Pierferdinando Casini può tuttavia tranquillamente essere letto come un punto di svolta nella complicata trattativa sulle riforme istituzionali.

I leader dei tre principali partiti della maggioranza montiana hanno proceduto a fari spenti, senza annunci. Poco prima di entrare nella saletta della Camera dove si è tenuto l’incontro, Alfano, parlando con Maurizio Belpietro in diretta televisiva, nulla aveva svelato di quanto stava per accadere: “Ora dovremo parlare anche con Bersani, Casini e con tutti quelli cha hanno voglia di procedere verso la riforma dello Stato – dichiarava genericamente ai microfoni di Canale5 – per realizzare le riforme entro la fine della legislatura”. Mezz’ora dopo, dietro di lui si chiudevano le porte di una stanza bollente, nella quale, oltre i due ‘colleghi’ di segreteria, sedevano anche i principali responsabili della trattativa sulla legge elettorale: Gaetano Quagliariello per il Pdl, Luciano Violante per il Pd, Ferdinando Adornato e Italo Bocchino per le due principali anime del Terzo Polo.

Un vero e proprio vertice di maggioranza, con tutti i big in campo. La mancanza di informazioni ufficiali – al punto che la stampa si è accorta di quel che stava succedendo solamente dopo che l’incontro era iniziato – dice della volontà dei leader di non bruciare, nella ridda di illazioni e commenti che sarebbero seguiti ad un annuncio ufficiale, quella che ritenevano potesse essere una svolta nelle trattative.

Coadiuvati dagli “esperti”, l’ABC (Alfano-Bersani-Casini) ha messo in ordine i punti condivisi emersi negli scorsi giorni nella lunga sequenza di incontri tra le forze politiche. E ha deciso di partire da lì. Vale a dire dalla riduzione del numero dei parlamentari, dall’introduzione della sfiducia costruttiva. Oltre che dal conferimento del potere di nomina e di revoca dei ministri al presidente del Consiglio, e dal superamento del bicameralismo perfetto.

Interventi che, per essere attuati, rendono necessarie alcune modifiche alla Costituzione. Una procedura piuttosto lunga, che richiederà due letture sia alla Camera che al Senato, a distanza di tre mesi l’una dall’altra. La finestra temporale è ristretta, e per questo, come ha riferito Adornato uscendo dall’incontro, si parla di un disegno di legge di riforma costituzionale da depositarsi alle Camere entro due, massimo tre settimane.

Un progetto ambizioso, la cui possibilità di incardinarsi nell’iter parlamentare sembra a portata di mano. Ma anche disorganico: l’incontro ha prodotto un’intesa sui punti sui quali l’identità di vedute è sostanzialmente omogenea. Ora bisognerà articolarli in un progetto che contemperi una certa armonicità degli elementi di nuova introduzione. Per non rischiare di costruire in tutta fretta un sistema sclerotico per paura che il disaccordo sui dettagli possa far saltare il tavolo. Ieri si è dunque deciso di iniziare un percorso concreto insieme, ma il punto d’arrivo è ancora lontano. E incerto, se si pensa a quanto accadde ai tempi della Bicamerale, allorché l’accordo sembrava ad un passo salvo poi sfumare nel giro di 48 ore.

Da oggi, per esempio, occorrerà convincere i peones a ridurre drasticamente le proprie possibilità di rielezione. I deputati dovrebbero infatti scendere da 630 a 500, i senatori da 315 a 200. Questi ultimi dovranno poi ridefinire le proprie competenze, anche attraverso una riscrittura delle norme costituzionali che dividono le attribuzioni di stato e regioni. Altro ostacolo potrebbe essere costituito dalla legge elettorale, sulla quale non è ancora stata trovata nessuna intesa. Anzi, le modalità in cui verrà rieletto il Parlamento le si decideranno solamente dopo la prima lettura di Camera e Senato.

Nonostante il percorso ancora lungo, ieri si ostentava un generale ottimismo. Anche perché su tutti i punti in oggetto si è riscontrato negli scorsi giorni una sostanziale convergenza anche della Lega e dell’Italia dei Valori. Il presidente del Senato, Renato Schifani, ha sottolineato la “forte accelerazione” del dibattito: “I tempi sono ristretti ma sono fiducioso che con un po’ di buona volontà ce la si possa fare”. “Pensiamo davvero di potercela fare”, ha confermato Alfano, ritenendo cosa fatta la riduzione dei parlamentari, dopo la quale si potrà discutere di riforma della legge elettorale. Argomento, quest’ultimo, sul quale va molto cauto Bersani: “Su quello c’è ancora da discutere”. Anche se per il resto si accoda al coro degli ottimisti: “Pensiamo davvero di potercela fare”.

Sono consistenti le pressioni, soprattutto da parte del Pd, affinché il percorso di riforme istituzionali non segni un progressivo insabbiamento della legge elettorale. I Democratici non vogliono in nessun caso andare al voto con il Porcellum, cosa che al Pdl non dispiacerebbe. Così sia Vannino Chiti che Angela Finocchiaro hanno ricordato come il tema elettorale rimanga una priorità nel quadro complessivo delle riforme.

Il differirne l’esame, consentirà comunque ai due principali partiti di fare le opportune considerazioni dopo le amministrative di aprile. Quando il quadro delle possibili alleanze in vista del 2013 risulterà più chiaro. Sarà allora che le differenze inconciliabili, se davvero ci sono, emergeranno con forza dirimente.

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