Verospread: l’amore libero

By Redazione

febbraio 16, 2012 Esteri

Si sono tutti accorti che è stato San Valentino. Tra gli incalliti oppositori della festa e i suoi languidi aficionados va avanti un’annosa quanto sterile diatriba, buona per qualche battuta scontata, che si risolve in un andreottiano ‘l’amore logora chi non ce l’ha’. Tutto molto frivolo, tutto molto rosa e tutto molto costoso. Negli ultimi anni alcuni stanno provando a trasformare San Valentino in qualcosa di più utile e ‘sociale’. Così c’è chi rivendica i diritti delle famiglie di fatto aprendo un blog ad hoc e chi organizza baciate collettive sul Pirellone, indispettendo Roberto Formigoni.

Per quanto ci riguarda, vogliamo unirci alla rivisitazione di San Valentino in chiave sociale. Il numero di #verospread che diamo oggi è 10. Cifra tonda, da centravanti. Per una volta non si tratta di percentuali ma di anni. 10 sono gli anni che ci separano dal 2002, anno in cui in Germania, il primo giorno di Agosto, entrò in vigore una legge dal nome impronunciabile: Gesetz über die Eingetragene Lebenspartnerschaft. Era stata approvata il 16 febbraio 2001 e introduceva nell’ordinamento tedesco l’istituto giuridico della convivenza registrata tra due persone dello stesso sesso. Per farla breve, le unioni civili per le coppie omosessuali.

Per chi volesse portare la Germania come esempio di paese virtuoso, meglio lasciar perdere. Angela Merkel non è mai stata una fan delle unioni civili e queste, sebbene prevedano diritti in comune con i matrimoni ‘veri’, non sono che ‘mezzi matrimoni’, una cosa lasciata a metà. Ma sono pur qualcosa. Oltre che in Germania, tra i paesi dell’Unione Europea le coppie formate da persone dello stesso sesso hanno almeno un qualche tipo di riconoscimento in Austria, Belgio, Danimarca, Francia, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Spagna, Slovenia, Svezia e Ungheria.

In Italia, no. Qualche timido registro delle unioni ha iniziato a farsi strada in alcuni comuni tra infinite contestazioni ma, come dire, niente di serio. A livello politico, la battaglia è diventata sempre più prerogativa della sinistra vendoliana, ancora minoritaria. All’interno dei maggiori schieramenti, vale a dire Pd e Pdl, l’argomento è quasi tabù e quando se ne parla si ascoltano dichiarazioni surreali o inconcludenti, quando non clamorosi scivoloni al limite della decenza, che regalano all’Europa un’immagine impietosa della classe politica italiana e, purtroppo e di riflesso, anche del popolo che l’ha votata. Forse per una volta non è né così tardi né così tragico. Forse l’Italia può rimontare velocemente e recuperare lo spread tra i diritti dei cittadini italiani e quelli dei paesi UE. La nazione è ormai da anni ad un crocevia: può far finta di niente, ignorando la realtà, può allinearsi alla media, rattoppando la situazione con registri di unioni qua e là, senza prendere posizioni nette; oppure può essere all’avanguardia, passando dalla parte di quei paesi che hanno compiuto il passo definitivo verso l’equiparazione dei diritti.

In Italia non esistono le unioni civili e questo è vero spread. Ma proprio come in Germania e nel resto del mondo, esistono e sono sempre esistite le persone che si amano e che vogliono partecipare alla società nella quale vivono non solo in quanto individui ma in quanto coppia, in quanto famiglia, e non chiedono altro che una parità di trattamento e di opportunità. In questo sentimento e in questo desiderio non esiste un spread tra ‘noi’ e ‘loro’. E in un giorno come San Valentino sarebbe bastato semplicemente prenderne atto.

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