Pdl 2.0: arriva digitAlfano

By Redazione

febbraio 16, 2012 politica

Political Digital Academy. Si traduce con “Accademia Digitale Politica”, ma si legge con è la volontà del segretario nazionale Angelino Alfano di fare del Pdl un partito sempre più a misura di web. La Pda, presentata ieri mattina al Maxxi di Roma, sarà infatti la chiave di volta per fare del maggior partito di centrodestra un movimento sempre più presente nella rete, sempre più connesso e sempre più social. “Dobbiamo essere un partito 2.0”, ha detto Alfano. E quindi, detto in soldoni, il Pdl deve portare il web ai politici di lungo corso, tanto agli eletti quanto ai dirigenti. E, allo stesso tempo, insegnare ai giovani, che sulla rete si districano già senza bisogno di aiuti dall’esterno, a portare il loro entusiasmo e la loro militanza su Internet. “Alle prossime elezioni voteranno anche i nati nel’94, l’anno della discesa in campo di Silvio Berlusconi” dice Alfano. “Si tratta di migliaia di giovani, e  vogliamo sintonizzarci con loro attraverso la rete. I giovani – prosegue il segretario del Pdl – dovranno essere l’aggancio alle nuove generazioni che credono nei valori del Pdl”. Per farlo, il Popolo delle Libertà si affida a due “guru” della comunicazione social: Marco Montemagno con Marco Antonio Masiero, due tra i maggiori alfieri italiani di un’idea della rete come canale di sviluppo economico e sociale.

Alfano parla di Internet e tecnologia a tutto tondo. Racconta di usare l’iPad (che pronuncia “Aipèd”) per connettersi a Facebook e Twitter. Ma parla soprattutto di prospettive economiche legate al web, quando afferma che “Grazie alla rete possiamo dare un nuovo importante impulso all’economia italiana: dall’economia digitale possono nascere nuovi posti di lavoro”. E parla anche del ruolo della politica nel sostenere queste prospettive: “Credo che il prossimo programma di governo debba avere nell’agenda digitale un capitolo importante”.

Il Pdl che esalta l’importanza di fare rete nella rete “scopre l’acqua calda”, è vero. Ma la vera forza di Alfano è proprio quella di essere il primo a rendersene conto: “C’è un proverbio secondo cui il giorno migliore per piantare un albero era vent’anni fa, quello subito dopo è oggi” esordisce. E allora, visto che l’albero del web non si è riusciti a piantarlo già vent’anni fa, meglio cominciare oggi. Di Alfano colpiscono sicuramente l’interesse verso un ambito, quello del web, che troppo spesso la politica ha snobbato, l’entusiasmo per le opportunità che esso offre e l’umiltà nell’approcciarvisi, specie considerando che non sempre la politica dei partiti ha rimediato belle figure in questo senso. Ultima, ma solo in ordine di tempo, la pietosa campagna virale per il tesseramento Pd, “Conosci Faruk”, che si è trasformata nell’arco di pochi giorni in uno dei meme più derisi del mondo internettiano. Alfano non vuole rischiare perciò di incappare negli stessi scivoloni.

Il motto è: recuperare il tempo perduto. Il Popolo della Libertà sa di essere approdato al web con un ritardo enorme, e di averlo fatto finora con un atteggiamento molto poco social e troppo legato al linguaggio dei media tradizionali. Dopo avere però scoperto sulla propria pelle che tradurre pedissequamente in rete gli schemi della televisione non funziona per nulla, il Pdl ha deciso di voltare pagina. Come? Mandando l’intero partito a scuola di Internet. Pardon: alla Political Digital Academy. “Ogni deputato dovrà avere un proprio profilo sui social network ed essere presente su internet” annuncia un Angelino Alfano lanciatissimo, che arringa l’uditorio con una velocità superiore ai 20 mega. “Almeno una volta al mese – prosegue – ci si dovrà incontrare per fare il punto della rispettiva presenza in rete, per capire che cosa funziona e cosa può essere migliorato”.

La voglia di fare, di costruire, di migliorare non manca di certo. La mentalità, però, è ancora troppo vittima di un complesso di inferiorità rispetto alla sinistra in rete. Il vero problema del Popolo delle Libertà, secondo Alfano, è che dovrebbe cominciare a creare contenuti: che siano politici che siano idee, proposte, suggerimenti, spirito, militanza, purché ci siano. “La rete non esiste senza contenuti” dice il segretario nazionale. Ma così dicendo Alfano palesa di essere anche lui un po’ vittima di una convinzione purtroppo duro a morire della destra italiana sul web: quella che lamenta lo strapotere della sinistra in rete ma si dimentica che di contenuti “di destra” già ne esistono, da anni, sono tantissimi e di ottimo livello. Solo che vengono sistematicamente ignorati dai partiti. Ne è un esempio la storia quasi decennale di Tocqueville.it, aggregatore per blog liberali, conservatori, neoconservatori, riformatori e moderati nato nel 2004 e diventando un punto di riferimento per la blogosfera, anche quella orientata verso le idee degli avversari. Un esempio di partecipazione e approfondimento politico unico al mondo, che non ha eguali nemmeno dall’altra parte della barricata, e neppure all’estero, nei paesi anglofoni, dove la forza della lingua e la maggior radicazione delle idee liberal-conservatrici certo aiuterebbero a “fare il botto” con molto meno sforzo. È stato proprio sulle pagine di Tocqueville che intellettuali, giornalisti e politici cominciarono a costruire lo spirito fusionista tra i partiti del centrodestra, molto prima che Berlusconi salisse sul predellino e battezzasse il Pdl. Invece, nella giornata che avrebbe dovuto sancire l’orgoglio culturale della destra in rete, sui video di presentazione della Political Digital Academy targata Pdl finiscono soltanto Obama, John Lennon, e qualche buffo clip virale di quelli che ci si spedisce tra colleghi quando in ufficio il lavoro langue. Se è vero che chi ben comincia è a metà dell’opera, il traguardo di un Pdl 2.0 per davvero ha ancora bisogno di molti clic.   

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *