E se il Pdl di Alfano perdesse Palermo?

By Redazione

febbraio 16, 2012 politica

È un cannolo avvelenato quello che ha fra le mani Angelino Alfano. Il segretario del Pdl deve districare l’ingarbugliatissima situazione di Palermo. Il capoluogo siciliano andrà alle urne a fine maggio, e il quadro politico delle alleanze è in via di definizione proprio in queste ore. E la situazione che si profila è tutt’altro che rosea per le truppe azzurre, che rischiano, sic stantibus rebus, di non arrivare nemmeno al ballottaggio. Una debacle clamorosa per il segretario del Pdl, proprio nella sua Sicilia, che sarebbe un colpo durissimo per la sua ancora lunga e tutt’altro che scontata corsa alla premiership.

Il Partito Democratico celebrerà le primarie il prossimo 4 marzo. La favorita è Rita Borsellino, europarlamentare indipendente, che, vincendo, caratterizzerebbe la coalizione di centrosinistra su un asse che passa per Sel e Idv. Di certo un avversario scomodo. Ma che non è, paradossalmente, il principale problema per il Pdl. Per lo meno non direttamente. La scelta di Borsellino di chiudere la porta al Terzo Polo, ha messo in moto l’area centrista. Udc, Fli, Mpa e Grande Sud hanno avviato una serie di fitti contatti. Al termine dei quali – gli ultimi dettagli, relativi in particolar modo alla partecipazione di Grande Sud, la formazione di Gianfranco Miccichè, si stanno chiudendo in queste ore a Roma – è stato individuato un candidato comune. Sarà Massimo Costa, trentaquattrenne dirigente regionale del Coni, il volto che rappresenterà l’intera area centrista. Un raggruppamento che, ai blocchi di partenza, raccoglierebbe un consenso ben più ampio di quello del solo Pdl.

Alfano, che domani sarà nel capoluogo siciliano in occasione del congresso del partito, è in affanno. I sondaggi privati che ha in mano danno gli azzurri intorno al 15%. Anche individuando il candidato giusto, il gap con i due diretti avversari sarebbe quasi impossibile da colmare. Diventa inoltre sempre più complicato individuare un nome da contrapporre a Costa e, probabilmente, Borsellino. Qualche giorno fa si è decisamente chiamato fuori dalla corsa il rettore dell’università cittadina, Roberto Lagalla, tra i principali indiziati, dichiarando seccamente di non essere “assolutamente interessato”. Ha ripreso così quota il nome di Francesco Cascio. Ma non solo il potente presidente del Consiglio regionale non ha intenzione di bruciarsi in una corsa dagli esiti estremamente incerti, ma è anche buon amico di Costa. L’ufficializzazione della candidatura di quest’ultimo allontana dunque ulteriormente Cascio da un’eventuale discesa in campo.

L’iniziale aspra resistenza di alcuni settori del Pdl locale nei confronti del nome di Costa rende oggi molto complicato un accordo tra le due parti. Quella di Costa inizialmente sembrava una figura capace di mettere d’accordo Pdl e Terzo Polo. Ma le intemperanze di molti azzurri nei confronti di una possibile alleanza con gli uomini di Lombardo ha scavato un fossato difficilmente colmabile. Da Roma hanno cautamente tentato una ricomposizione dello strappo, ma Futuro e Libertà ha posto un deciso rifiuto. Anche Gianfranco Miccichè avrebbe fatto sapere che sarà della partita solo potendo marcare nettamente le distanze dagli ex compagni di partito.

Senza dimenticare che Palermo esce da un commissariamento che è stata la triste appendice di un decennio di governo del pidiellino Diego Cammarata, bollato da Raffaele Lombardo, leader dell’Mpa, come “il peggior sindaco della storia”. Ricevendo in cambio l’accusa di essere stato la causa del fallimento della giunta presieduta dall’azzurro. Alfano così è costretto a trovare rapidamente una quadra in una situazione che gli potrebbe sfuggire di mano. Perdere malamente Palermo potrebbe costare al segretario azzurro molto di più che l’ennesima amministrazione perduta.

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