Divergenze primarie

By Redazione

febbraio 13, 2012 politica

Il Pd riparte dal Mediterraneo. Dopo Genova, i seggi delle primarie dei Democratici si spostano a sud, direzione Palermo. Non è un mistero che la situazione politica siciliana sia ingarbugliata. Ma anche nel capoluogo isolano, il principale partito del centrosinistra rischia recitare il ruolo del comprimario. Questa volta con il placet della segreteria. Pierluigi Bersani sta infatti sponsorizzando la candidatura di Rita Borsellino, donna per tutte le stagioni (e le sconfitte), esponente d’area. Ma priva della tessera, nonché di una visione strategica che coinvolga gli interessi del Pd. La sua categorica bocciatura a priori di qualunque possibile accordo con il Terzo Polo, sostenuta da Giuseppe Lupo, il segretario regionale delle truppe democratiche, ha creato uno smottamento che potrebbe diventare una slavina. Una decisione che ha prodotto una corposa mozione di sfiducia nei confronti del segretario regionale e, di conseguenza, contro Bersani.

Il leader Pd non può permettersi di retrocedere da un sostegno convinto ad un metodo – quello delle primarie – che l’ha visto soccombere in tutti i grandi palcoscenici sui quali le sue truppe si sono cimentate. Sia per l’investimento che tutto il partito ha fatto su tale asset politico, sia perché paventare primarie di coalizione in autunno è uno dei modi per tenere in mano il pallino della discussione sulla legge elettorale. Il modello ispano-tedesco proposto dalle minoranze del partito mal si concilierebbe con un discorso coalizionale. E soprattutto renderebbe più complicata l’influenza della segreteria nella decisione dei candidati.

A sparigliare parzialmente il campo è arrivato Salvatore Vassallo, senatore vicino al rottamatore Pippo Civati: “Si potrebbe studiare un meccanismo di doppio turno che coinvolga tutti i candidati alle primarie di coalizione, sia quelli del Pd che delle altre forze politiche – ha spiegato Vassallo – Si potrebbe stabilire che sia dichiarato vincitore chi arriva primo e ottiene almeno il 40 per cento dei voti, e  nel caso in cui nessuno risponda a questi requisiti, si va al ballottaggio tra i migliori due candidati al primo turno”.

Una proposta che è piaciuta poco a buona parte del partito. Giorgi Merlo, vicepresidente della Commissione di vigilanza Rai, l’ha liquidata quale “carnevalata”. “Va bene che la fantasia è senza limiti – ha spiegato Merlo – Ma forse è consigliabile, almeno quando si parla di primarie, ricominciare a tenere i piedi saldamente per terra. E questo per evitare di essere ridicoli e per non colpire ulteriormente il Pd”.

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