Atene piange, il mondo non ride

By Redazione

febbraio 13, 2012 Esteri

Alla fine il Parlamento greco, nonostante le violente manifestazioni che stanno incendiando Atene, ha approvato le misure di austerity richieste dall’Unione Europea. Infatti nel cuore della notte, con un voto degno delle migliori tragedie eschiliane, i parlamentari ellenici hanno approvato il pacchetto di misure di austerity che a più riprese Bruxelles aveva definito fondamentali per far fronte alla crisi e scongiurare il default. Un default che le istituzioni europee (e soprattutto la Germania di Frau Merkel, che proprio in Grecia ha numerosi investimenti) vedono come una minaccia insostenibile per l’economia del vecchio continente. Come sottolineano le parole del commissario europeo agli affari economici e monetari, il finlandese Olli Rehn, il quale a poche ore dall’attesa votazione aveva dichiarato alla stampa che il “default avrebbe conseguenze devastanti per il paese e per l’intera Europa”.

Le durissime misure di austerity, che il Parlamento greco ha approvato con 199 voti favorevoli e 74 contrari, danno il via libera al nuovo prestito da 130 miliardi dell’UE (senza il quale Atene non sarebbe in grado di pagare gli interessi sul debito pari a 4,5 miliardi in scadenza il prossimo 20 marzo) e prevedono pesantissimi tagli. Tra questi spiccano senza dubbio il licenziamento di 15mila addetti del settore pubblico, e la diminuzione del salario minimo che da 751 passa a 600 euro al mese. Misure pesanti ma necessarie, secondo il premier Lucas Papademos, che però hanno causato il drastico peggioramento delle proteste.

Mentre nel Parlamento si dibatteva e si votava il provvedimento, infatti, la centralissima piazza Syntagma, su cui si affaccia la sede parlamentare, si è trasformata in un vero e proprio campo di battaglia. Sono infatti andate in scena scene di ordinaria follia con gli anarchici che sono venuti a contatto con le forze dell’ordine in tenuta antisommossa ricevendo addirittura il plauso degli altri manifestanti. Gli scontri sono proseguiti per tutta la notte ed il bilancio è impressionante. Sono stati infatti registrati circa venti incendi di vaste proporzioni che hanno distrutto negozi, banche, caffè e cinema nonché alcuni palazzi storici del centro cittadino.

Le forze dell’ordine hanno risposto alla furia dei manifestanti con cariche e lanci di lacrimogeni, ma sono riusciti a disperdere i riottosi solo alle prime luci dell’alba dopo ore di duri scontri. Le scene viste hanno riportato alla memoria le tristi immagini del G8 di Genova quando il capoluogo ligure fu letteralmente messo sottosopra proprio dai Black Bloc.

Ma se Atene è stato lo scenario degli episodi più gravi (il bilancio parla di una sessantina di feriti e decine di arresti), la capitale non è stata certamente l’unica città colpita dalle proteste. La televisione di stato greca ha infatti riferito di violenze anche in altri centri urbani Corfù, Eraklion (sull’isola di Creta) e Salonicco.

L’inaudita violenza andata in scena ha in qualche modo fatto passare in secondo piano anche gli effetti immediati del provvedimento sui mercati europei che nel “day-after” hanno aperto tutti in rialzo. Anche la moneta unica ha beneficiato delle misure di austerity greche guadagnando terreno sia nei confronti del dollaro che dello yen. Ma forse non sarà questo ad essere ricordato dai greci, quanto piuttosto il pesante prezzo che la popolazione ha dovuto pagare per una scellerata gestione delle finanze pubbliche che ha condotto il paese sul lastrico. Ora si può solo sperare che le proteste, che continuano in tutta la penisola ellenica, non si trasformino in una vera e propria insurrezione popolare.

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