Adescate sul web

By Redazione

febbraio 12, 2012 politica

«Giovani modelle “molto disponibili” cercansi per allietare le serate di uomini facoltosi. Lauti compensi e massima discrezione. Si richiede la massima disponibilità». Le parole non sono mai esattamente queste, anzi: chi avanza certi inviti tende ad impiegare ancora più discrezione di quella che chiede alle ragazze. Ma il messaggio è chiaro, e le intenzioni anche. Ed è proprio così che sul web i nuovi ruffiani in versione 2.0 vanno in cerca della materia prima più richiesta dalla loro selezionatissima clientela. Un giro di “gente di un certo livello”, che paga bene e sa altrettanto bene quel che vuole.

Francesca (il nome è di fantasia), 20 anni, è una studentessa universitaria torinese. Un po’ per divertimento, un po’ per rimpinguare i magri bilanci con cui devono fare i conti quasi tutti i fuorisede, lavora saltuariamente come fotomodella. Basta un rapido giro dei siti di modelcasting per riuscire a reperire il suo indirizzo e-mail, proprio come quello di altre decine di belle ragazze che coltivano il suo stesso passatempo. A volte le pose fruttano un piccolo compenso, mai nulla di eclatante, in ogni caso. Altre volte l’unico ritorno è la sana e comprensibilissima soddisfazione di mettersi in mostra davanti ad un obiettivo.

Tutto normale, insomma, come più non si potrebbe. Finché Francesca non si ritrova nella sua mail una “proposta di collaborazione”. L’indirizzo, direzione.model.el@hotmail.it,   la fa sembrare una comunicazione seria. Il contenuto della proposta, invece, è quantomeno insolito: «Cerchiamo hostess per un party privato, in ambiente molto elegante e molto riservato. Sono richieste bella presenza e buon livello socio culturale, nonché la più totale disponibilità durante la serata». Il mittente si firma soltanto L.G, non prima però di sottolineare come l’accettazione dell’offerta comporti una «elevata remunerazione».

«Inutile dire che la proposta mi è apparsa “losca” fin dal primo momento» racconta Francesca a Notapolitica. «Un po’ perchè il mittente si firmava con una semplice sigla, un po’ perché il tono della mail era completamente differente da quelle che si ricevono di solito quando si tratta di proporre un lavoro». E così, con circospezione e non pochi dubbi, la giovane modella cerca di saperne qualcosa di più: «Vorrei capire bene cosa si intende con “più totale disponibilità” – domanda al misterioso L.G. – e soprattutto dove si svolgerà il party e che tipo di gente troverò».

La risposta non si fa attendere, ed è di quelle che lasciano ben poco spazio all’immaginazione. «Come probabilmente hai inteso la totale disponibilità richiesta esula dal classico servizio di hostess, presenza ed intrattenimento» esordisce l’ignoto “talent scout”. E aggiunge: «Ricomprende anche un servizio extra di compagnia ad invitati di importanza particolare. Naturalmente dietro un compenso piuttosto interessante». Naturalmente. La festa, spiega poi, è in programma a Torino, in una “zona bene” della città, e ogni ulteriore dettaglio verrà fornito al momento dell’accettazione del “lavoro”.

Francesca è allibita. Spera ancora si tratti solo di uno spiacevole qui pro quo. «Voglio mettere le cose in chiaro, con la speranza che il mio sia semplicemente un fraintendimento» risponde. «A me il lavoro interessa. Ma se il servizio “extra” significa trasformarmi da hostess ad escort, tanti saluti». E il misterioso L.G. non si fa più sentire. E’ la giovane modella allora a prendere l’iniziativa, e a recarsi in commissariato per denunciare l’accaduto.

«Non e’ difficile incappare in questo tipo di “proposta indecente”» dice Chiara, 27 anni, attrice romana. Anche lei racconta a Notapolitica la sua esperienza: «In passato ho lavorato anche io come hostess – spiega – Ero iscritta a portali che periodicamente proponevano lavori temporanei a fiere, congressi, o per la promozione di questo o quel prodotto. E, tra le tante offerte regolari, capitava talvolta quella di chi chiedeva qualche piccolo “extra” rispetto al programma». Ma sempre attraverso lunghi giri di parole, inequivocabili nel contenuto ma apparentemente innocenti per i termini utilizzati. Un “dico e non dico” piuttosto fumoso e tuttavia molto efficace.

Le storie di Francesca e Chiara non sono certo casi isolati. Il fenomeno è molto diffuso, tanto da spingere parecchi siti web che reclutano modelle e hostess a far presente il rischio di incappare in questo genere di “offerte”, invitando le ragazze a segnalare qualsiasi utilizzo anomalo dei loro indirizzo e-mail. Contrastarlo non è neppure semplice: il più delle volte non è mai chiaro il confine delle prestazioni richieste alle ragazze. Chi vuole approfittarne, così, ha gioco facile. Magari facendo leva anche sull’ingenuità o l’eccessiva buona fede delle candidate, che non si accorgono fino all’ultimo di come stiano effettivamente le cose.

E’ l’ennesima declinazione molto italiana di una pratica che all’estero, negli USA in particolare, assume tutt’altra connotazione: quella delle cosiddette “wing woman”. Ragazze giovani e molto piacenti chiamate ad accompagnare importanti uomini d’affari in giro per convegni, o semplicemente agevolare “l’acchiappo” in discoteca a giovani vitelloni che, facendosi attorniare da belle ragazze, sono convinti di guadagnare punti agli occhi delle loro potenziali prede. Solo che negli Stati Uniti il ruolo delle wing woman si limita a quello di “spalle” sorridenti, affabili e cortesi, e nulla più. Mentre in Italia, dove si è sempre pronti a copiare le mode d’Oltreoceano e a modificarle alla bisogna, non è raro che alla propria “aluccia” si chieda qualche piccolo servizio fuori programma. Dietro un compenso piuttosto interessante, naturalmente.

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