Sole, mare, palme e golpe

By Redazione

febbraio 10, 2012 Esteri

Le Maldive, paese conosciuto in tutto il mondo per le sue spiagge incontaminate, negli ultimi giorni sono balzate agli onori della cronaca per il colpo di stato che, nel giro di poche ore, ha spinto il presidente Mohamed Nasheed a dimettersi. Un colpo di stato dai contorni se non altro inusuali, considerando la rapidità con cui la situazione nel paese si è deteriorata.

Sono infatti bastate poche settimane di protesta per le strade di Male, capitale del piccolo arcipelago dell’Oceano Indiano, culminate nell’ammutinamento di alcune frange della polizia, per spingere il presidente – il primo ad essere eletto democraticamente nel paese – a lasciare il proprio incarico al proprio vice Mohamed Waheed Hassan Manik.

La scintilla che avrebbe dato il via alle proteste sarebbe stata rappresentata dall’arresto, ordinato da Nasheed, di un giudice del tribunale penale accusato di lavorare per conto del suo predecessore Maumoon Abdul Gayoom. Ciò avrebbe dato vita ad una vera e propria “crisi costituzionale” che ha spinto la popolazione a temere una nuova svolta totalitaria nel paese.

Le dimissioni, annunciate dallo stesso Nasheed con un discorso alla televisione nazionale, sarebbero state motivate dalla volontà del Presidente di evitare il ricorso all’uso della forza contro la popolazione civile per riportare la calma nel paese. Un gesto nobile, dunque, che però non ha convinto appieno. Nasheeb era infatti riuscito nei mesi scorsi a superare crisi ben più complesse rendendo non del tutto improbabile il fatto che la decisione sia stata in realtà condizionata da qualche ingerenza esterna.

Intanto il vicepresidente Waheed Hassan Manik, il cui insediamento è stato ufficializzato poche ore dopo le dimissioni di Nasheed e il cui compito sembrava essere quello di proseguire nelle politiche di democratizzazione avviate dal suo predecessore, si trova invece a dover gestire una situazione ancora più complessa.

Nasheed, che venne eletto nel 2008 ponendo fine al dominio incontrastato di Gayoom, nonostante le accuse piovutegli addosso (che gli sono costati un mandato d’arresto da parte del governo di Male) si è infatti erto ancora una volta a paladino della democrazia. Tornando rapidamente alle sue origini di “attivista di strada”, infatti, il presidente dimissionario ha dichiarato di essere pronto ad organizzare manifestazioni di piazza qualora non saranno fissate al più presto nuove elezioni nel paese.

Intanto il paese, dove in questi giorni l’abbassamento delle temperature e le piogge sembrano aver indebolito l’onda delle proteste, risulta pericolosamente spaccato in due con i sostenitori di Nasheed che fronteggiano i manifestanti che lo hanno spinto a dimettersi.

La situazione all’ombra delle palme maldiviane rimane dunque alquanto incerta ed il rischio che il paese precipiti nuovamente verso il totalitarismo è un’ipotesi tutt’altro che remota. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *