Ma dove sono i liberali?

By Redazione

febbraio 9, 2012 politica

Liberali todos caballeros. Perché per dirla alla Giorgio Gaber, “il pensiero liberale è di destra ora è buono anche per la sinistra”. Tuttavia, la componente liberal interna al Partito Democratico è ancora profondamente minoritaria. Tanto per citare un esempio, la proposta Ichino in materia di mercato del lavoro viene considerata alla stregua di vera e propria eresia. Il tentativo veltroniano di ammodernamento del centro-sinistra italiano ha subito un brusco stop. E dall’ottobre 2009, “il senso a questa storia” si è legittimamente posto su ben altra piattaforma politica: la foto di Vasto.

Il problema si pone anche a destra. La tanto sbandierata rivoluzione liberale non è che una flebile reminiscenza. Di ispirazione liberale, dal marzo del 1994 ad oggi si è visto ben poco. Anzi, praticamente nulla. Eppure, nonostante l’indubbio fallimento, nel Partito dell’ex Premier ci si ostina ad autodefinirsi tali. Una sorta di contenitore vuoto del nulla, smentito dai fatti concreti degli ultimi anni.

Eccoci ai giorni nostri, al Governo Monti. Di fronte ad un esecutivo di siffatta natura, elettori ed esponenti “liberali” del centro-destra italiano dovrebbero quotidianamente brindare a suon di champagne. E delle migliori etichette. Ed invece, avversioni, mal di pancia, mugugni. Opposizione latente. Un caso su tutti: le otto interminabili ore del Consiglio dei ministri dello scorso 20 gennaio. Tema, le liberalizzazioni. Gianni Letta a trattare anche le virgole. Sarebbero bastati 10 minuti. Tutto libero e amen. Ed invece no, con il partito in subbuglio. Unico scopo, difesa senza lotta e quartiere di professioni e tassisti, elettorato di riferimento pidiellino.

Nonostante le evidenze fattuali dimostrino inequivocabilmente l’assenza di cultura liberale dentro il Popolo della Libertà, l’autocelebrazione in tal senso è comunque senza inibizioni. Un atteggiamento simile, se non addirittura speculare, del “faccio finta” di derivazione morettiana (Ecce Bombo, per l’esattezza). Tutti liberali, dicevamo. Salvo poi, in buona sostanza, accorgersi di essere assolutamente contrari a liberalizzazioni che possano anche minimamente intaccare i propri feudi elettorali. Senza poi aver nel tempo evitato accuratamente di ridurre sprechi ed inefficienze della Pubblica Amministrazione. Di riforma seria del mercato del lavoro neanche a parlarne. Pressione fiscale al 44%. I dati, al riguardo, sono incontrovertibili.

Insomma, liberale è cool. Ma esserlo veramente è un altro paio di maniche. L’importante è fare finta. Bearsi delle apparenze al fine di creare una sorta di autorevolezza politica. Con buona pace del tatcherismo anni ’80. Di chi, a torto a ragione, in senso liberale e liberista, un paese l’ha modernizzato davvero.

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