Dove credi di andare, Mitt?

By Redazione

febbraio 9, 2012 Esteri

Febbraio doveva essere il mese di Mitt Romney. Dopo aver vinto la primaria della Florida lasciando indietro Newt Gingrich di 14 punti percentuali e prendendo da solo più voti di quelli di Gingrich e di Santorum messi assieme, aveva a disposizione tutto il mese per consolidare la sua immagine vincente di uomo solo al comando, e di unico vero sfidante di Obama. E invece… Quando sabato ha vinto i caucus del Nevada molti hanno parlato di trionfo, ma ad un occhio attento si cominciava ad intravedere qualche crepa. Ha preso 16.486 voti, pari al 50% (più del doppio di Gingrich); ma va considerato che nel 2008 ne aveva presi 22.649, allora pari al 51,1% perché l’affluenza era stata molto più alta. Quindi ha vinto con un punto percentuale in meno e con oltre seimila voti meno di quattro anni fa, quando poi perse le primarie.

Dopo la crepa, martedì sono caduti i calcinacci. Il “favorito” ha perso tutte e tre le votazioni in programma: i caucus del Minnesota e del Colorado, e la primaria del Missouri. Sono votazioni che contano zero nell’assegnazione dei delegati alla convention, ma la proporzione di questa tripla sconfitta lascia pensare.  In Colorado i sondaggi lo davano vincente, e nel 2008 aveva vinto con ben il 60%. Ciò nondimeno, ha perso con il 35%, battuto da Rick Santorum; il quale lo ha stracciato anche in Missouri, lasciandoselo alle spalle di ben 30 punti percentuali e mettendolo KO in tutte (diconsi: tutte) le 114 contee dello Stato.

Ma la vera disfatta è stata in Minnesota: lì quattro anni fa Romney aveva vinto con il 41%;  e stavolta poteva contare anche sul sostegno di Tim Pawlenty, che del Minnesota è stato governatore per due mandati, e che dopo essersi ritirato dalle primarie gli ha concesso il suo endorsement ed è divenuto co-chairman della sua campagna. Risultato: battuto con appena il 17% dei voti, terzo dietro a Santorum e a Ron Paul.

Nei sondaggi nazionali Romney resta in netto vantaggio: su Gingrich di oltre nove punti percentuali secondo la media calcolata da RealClearPolitics. Ma nove punti non sono un’enormità: a quest’epoca quattro anni fa il vantaggio di John McCain su di lui era di ben ventun punti.

Per ora non significa che Romney non stia vincendo le primarie: le sta vincendo, nonostante tutto. Ma le sta vincendo male, molto male. Le sta vincendo solo perché gli elettori repubblicani a lui ostili, pur essendo la maggioranza assoluta, continuano a non compattarsi dietro ad un’unica candidatura alternativa, disperdendosi in modo instabile ed altalenante. Le sta vincendo perché nessuno dei tre avversari ha intenzione di ritirarsi, e quindi fra i tre litiganti il quarto gode. Fino a poche settimane fa pareva che l’antagonista fosse Gingrich, ora è arrivata questa tripletta di Santorum, domani chissà. Ma se la candidatura arriverà così, per esclusione, per ripiego, sarà una candidatura molto, molto fragile. 

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