Perché il football

By Redazione

febbraio 8, 2012 Cultura

Basterebbe un nome e un cognome: Gisele Bundchen. E la partita potrebbe agevolmente chiudersi qui, senza troppi giri di parole. Un pezzo di quindici battute, però, non si è mai visto e allora toccherà argomentare e cercare di spiegare al grande pubblico che il Football Americano è molto meglio del Rugby europeo.

Non abbiatevene a male, amici rugbisti, ma per una volta vorremmo mettere da parte il politically correct, la sportività a tutti i costi e i “volemose bene”. Anzi, la smetto pure con questa assurda prima persona plurale e vado di individualissimo singolare: a me il rugby non piace. E considero il football americano sport superiore.

Se siete ancora lì e non siete usciti di casa per venire a prendermi a calci, cerco anche di spiegarmi un po’ meglio.

La prima cosa che non capisco del rugby è questa regola per cui bisogna passare la palla soltanto indietro. Va bene lo hanno inventato gli inglesi, ci sta. Però è uno sport ormai adottato dai francesi e la miglior inglese di sempre,  Margareth Thatcher, nel  1987 stupì il mondo con lo slogan “The Next Moves Forward”, altro che palla indietro.  E poi: ma davvero c’è qualcuno che mi vuol far credere che si possa apprezzare uno sport in cui eccellono i francesi senza turarsi naso, bocca e orecchie? No, dai, siamo seri.

Poi c’è il tema abbigliamento: su Rightnation.it vengo considerato l’alfiere dell’ala metrosexual. Che sarebbe quella particolare corrente di pensiero convinta che se l’uomo non puzza e si lava è meglio. Al mio amico Dario questa cosa non piace troppo:  gli americani sono tutti fighetti imbellettati, quando cadono per terra non si sporcano nemmeno e poi, soprattutto, hanno questi orrendi caschetti in testa. Gli farei notare che, a peggiorare un quadro estetico già parecchio sbilanciato, c’è il fatto non trascurabile che gli uomini NFL hanno da tempo un rapporto equilibrato con il rasoio e il pettine e che quindi Tom Brady ed Eli Manning se paragonati a qualsiasi rugbista figurino più o meno come dei modelli di Abercrombie&Fitch vicino ad Albano e Pappalardo sull’Isola dei Famosi. L’edonismo reaganiano, ahiloro, è però contagioso. Così anche i rugbisti di casa nostra si dilettano in calendari e pose sotto i riflettori, ma questo ai puristi del genere pare non piacere troppo.

Lasciamo perdere per sempre i francesi (di cui si ricordano solo due cose: Lacoste e Perrier e nemmeno in quest’ordine) e concentriamoci sull’antica diatriba tra inglesi e americani. Bravissimi i sudditi di sua maestà ad esportare il rugby oltreoceano. Al solto geniali, i cugini a stelle e strisce, nel trasformare un coacervo di uomini con tendenze all’arretramento in uno spettacolo di movimenti verso il touchdown. Gli inglesi un po’ si incazzano per la superiorità dei parenti americani ma pare se la siano messa via. E’ così da sempre o almeno da quando George Washington ha cercato di spiegare loro che aveva grandi progetti per la sua terra non necessariamente vincolati alla corona e la testa ingioiellata di Giorgio III ha fatto come la bambolina di Ivan Cattaneo: no,no,no. La storia è andata come sapete e gli americani sono la prima potenza mondiale e il superbowl l’evento a cui tutti, reali inglesi inclusi, vorrebbero assistere dal vivo.

Anche della narrativa di questi sport occorre parlare e qui il giudizio è impietoso. Quando avrete un film di Rugby in cui Al Pacino fa quello che ha fatto in “Ogni maledetta domenica” magari ne riparliamo. E se lo trovate ricordatevi che il vantaggio si allarga se andiamo a spulciare alla voce “serie televisive”. Friday Night Lights è la cosa più vicina al paradiso che si sia mai vista su uno schermo e non ci sarebbe mai stato nulla senza un quarterback, un running back e qualche manciata di yard di cui parlare.

Se non siete ancora convinti sono pronto  a sganciare l’arma finale dall’Enola Gay di questa discussione. Torniamo all’inizio e diciamo due cose sulla fidanzata di Tom Brady, tal Gisele Bundchen. Anzi non diciamo proprio niente. Lasciamo parlare i fatti. Da una parte ci stanno Tom Brady e Gisele Bundchenv (per i puristi dell’american dream: lavorava in un McDonald’s) , dall’altra Sergio Parisse e Alexandra Rosenfeld. Miss Francia prima, Miss Europa poi. A queste condizioni tanto valeva fidanzarsi con Angela Merkel.  

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