Pdl: la strategia del “patpat”

By Redazione

febbraio 8, 2012 politica

Impazza il dibattito sulla legge elettorale. La girandola di incontri che i partiti stanno tenendo in questi giorni ha dato il “la” ad una serie interminabile di esternazioni, alle quali gran parte della stampa ha abboccato. Nonostante le grandi dichiarazioni d’intenti, la situazione concreta è ben lontana dalla sensazione di svolta epocale che si coglie negli umori di buona parte degli editorialisti. Oggi, con la conclusione dei vertici tra i partiti, si saprà sicuramente qualcosa di più. Ma già ieri, a mettere in fila cronologicamente le dichiarazioni di chi usciva alla spicciolata dagli incontri, il quadro non mostrava solo un’abissale lontananza da un qualunque tipo di accordo, ma anche una sostanziale sclerosi di idee e di intenzioni.

Emblematica la scelta del Pdl, che ha, nella sostanza, blandito tutti gli interlocutori con i quali si è incontrato, arrivando ad appoggiare soluzioni contrapposte e incompatibili. Alla Lega ha promesso il cambiamento del Porcellum, fermo restando il mantenimento dell’impianto voluto da Calderoli. All’Udc ha assicurato la propria disponibilità ad un sistema che non obblighi i partiti a coalizioni politicamente forzate e a vincoli di programma. L’esatto opposto insomma. Un capolavoro il comunicato congiunto con il Pd, nel quale i due partiti si dicono pienamente d’accordo… nel voler cambiare la legge. “L’unica cosa che hanno deciso all’incontro è stata che l’incontro è andato bene”, commenta caustica una fonte parlamentare. Una strategia del “patpat” quella dei colonnelli del Pdl, impegnati a dare buffetti all’interlocutore di sorta.

 “Una preferenza vera e propria per un modello non c’è”, conferma chi ha avuto modo di sentire Ignazio La Russa, che conduce le trattative, in questi giorni. “Qualunque accordo sulla base del sistema spagnolo o tedesco potrebbe andare bene al partito – prosegue – anche se la linea rimane sempre quella: manteniamo il Porcellum e introduciamo preferenze e premio di maggioranza nazionale anche al Senato”.

Dalle parti degli azzurri emerge comunque soddisfazione per come si sta sviluppando il dibattito. Il quadro, dicono, rimane quello del mantenimento del bipolarismo, un elemento irrinunciabile per gli uomini di Berlusconi. È proprio il Cavaliere che in queste ore sta dettando la linea, affermano i bene informati. Messo in disparte Gaetano Quagliariello, che negli scorsi giorni aveva cercato una mediazione con il collega del Pd Stefano Ceccanti: “La sua non era la proposta del partito”. Le stesse fonti accreditano che le posizioni ufficiali prese ieri rientrano nel grande disegno del “patpat”: “Quanto emerso dopo l’incontro con l’Udc è da filtrare bene”. E continua il parlamentare: “È estremamente improbabile che il partito accetti una soluzione che non preveda uno schema coalizionale prima del voto”.

La strategia di Silvio Berlusconi per interposto Angelino Alfano sembra ormai chiara: prendere tempo, almeno fino alle elezioni amministrative di primavera. Solo dopo il risultato, che sarà caricato inevitabilmente di un ponderoso significato politico, si inizierà a delineare il quadro per le alleanze delle prossime politiche. Allora, dunque, si capirà quale sia il compromesso più conveniente.

Una strategia tutto sommato gradita anche al Pd. Se i Democratici affrontano nel partito una situazione di precario equilibro tra le anime che lo compongono, tra i gruppi parlamentari la situazione è ancora più frammentata. Al punto che i maggioritaristi ammonterebbero quasi alla metà dell’intero schieramento piddino. “Se ne trovano addirittura fra quelli vicini a Massimo D’Alema”, osservano insiders del partito. E se Bersani non ha mai cercato, su nessun tema, la strada del compromesso sulla linea da seguire, sulla legge elettorale non può fare altrimenti. “Metà del partito vede come fumo negli occhi le preferenze e la mancanza di una coalizione vincente nel post-voto”, dicono dal Senato. Per questo Luciano Violante è stato incaricato dal segretario di andare a trattare con i piedi di piombo, anzitutto con le componenti interne dei Democratici. Altrimenti le sue proposte sarebbero poco credibili nell’interlocuzione con quelle degli altri partiti, proprio a cominciare dal Pdl. Così l’unica posizione concreta espressa da Violante dopo l’incontro con La Russa è stata il rifiuto delle preferenze come metodo di selezione dei deputati. A Bersani devono essere giunte all’orecchio certe dichiarazioni bellicose dei suoi: “Su certe cose non si tratta. No pasaran, diciamo, le schifezze non le facciamo passare”.

(l’Opinione)

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