Halftime Italia

By Redazione

febbraio 8, 2012 politica

Sembra che il generale Inverno voglia concederci una seconda chance per dimostrare di essere in grado di far funzionare almeno qualcosa, dopo la debàcle complessiva delle reti (elettrica, ferroviaria e autostradale), l’impreparazione delle istituzioni locali, l’assenza del governo e la totale inoperatività della Protezione civile, di fronte alla prima ondata di gelo. E lo spot Chrysler durante l’intervallo del Superbowl offre un’immagine molto emblematica anche per l’Italia alle prese con la sfida maltempo: “It’s halftime Italy. And, our second half is about to begin”. Faremo meglio nel secondo tempo?

Tanto per cominciare, sembra voler scendere in campo il governo Monti, rimasto comodamente in panchina durante il disastroso primo tempo, anche se stampa e pubblico non se ne sono nemmeno accorti. Ieri il premier ha voluto fare un punto della situazione con il capo della Protezione civile e poi con i suoi ministri in Cdm, informandoli, come recita il comunicato ufficiale, «sulle misure emergenziali adottate e su quelle ancora da intraprendere, così come sulle azioni di carattere preventivo necessarie per fronteggiare la nuova perturbazione attesa per la fine di questa settimana», e «sensibilizzando tutti i ministri competenti ad assicurare l’impegno più incisivo da parte di tutte le strutture del governo del territorio e delle imprese di gestione dei pubblici servizi al fine di tutelare la pubblica e privata incolumità, nel quadro del coordinamento esercitato dal Dipartimento della Protezione civile». Laddove i soggetti richiamati alle proprie responsabilità sono i ministri, le istituzioni di governo del territorio, le imprese di gestione (pubbliche) dei servizi pubblici, la Protezione civile.

Siccome non ci risulta che qualcosa di simile sia stato discusso e sottolineato nei Cdm precedenti la prima ondata di maltempo, bisogna concludere che il Paese ha affrontato la buriana dello scorso fine settimana senza nessuno al volante, o quanto meno era parecchio distratto. Ma di un vero e proprio miracolo il governo dei tecnici è comunque artefice: mai come questa volta, credo, nella storia d’Italia, un governo è stato del tutto esente da critiche per la gestione di un’emergenza evidentemente di carattere nazionale. Non poche critiche, non deboli, ma zero critiche. Non si tratta della solita luna di miele dei media con il nuovo governo, ma di un vero e proprio accecamento volontario.

Ma la cosa più stupefacente passata quasi completamente inosservata è che dopo giorni di accuse (e di varie ilarità) all’indirizzo del sindaco di Roma Alemanno, che in preda a sindrome da accerchiamento ha osato polemizzare con la Protezione civile, ebbene in un’audizione al Senato è proprio il capo della Protezione civile Gabrielli a dare ragione, nel merito, ad Alemanno. Il quale aveva denunciato che la Protezione civile è ormai ridotta ad un ruolo meramente burocratico, da «passacarte». Apriti cielo! Ebbene, ieri Gabrielli ha spiegato alla Commissione che ha dovuto difendere l’onore dell’istituzione e dei suoi meteorologi, ma nel merito ha detto la stessa identica cosa: «Il 26 febbraio del 2011, la legge n. 10 ha reso di fatto, oggi, non operativa la Protezione Civile». Una sentenza senz’appello: oggi la Protezione civile non è operativa. E ha fornito un esempio «delle tante perversioni di questa legge»: «I governatori delle regioni interessate (Emilia Romagna, Abruzzo, Lazio, Molise, Marche) non hanno chiesto lo stato d’emergenza, non perché è Gabrielli che li consiglia di non farlo perché non si vuole prendere l’onere della gestione, ma perché sanno perfettamente che la richiesta dello stato d’emergenza equivarrebbe all’innalzamento delle accise regionali sulla benzina».

Gabrielli si è detto quindi «preoccupato che questa istituzione sia rimessa nella condizione di operare», perché «oggi questa operatività non c’è». Non è la prima volta che lancia l’allarme, è dal febbraio scorso, con il precedente governo, che segnala le criticità della nuova legislazione, che si sono puntualmente verificate.

Altrettanto allarmanti le preoccupazioni espresse riguardo le operazioni di recupero del carburante e del relitto della nave Costa Concordia naufragata sulle coste dell’Isola del Giglio: «La capacità di intervento della Protezione civile – ammette Gabrielli – sono di pura astrazione. Mi sto augurando che Costa non fallisca, perché qualora avesse questa malaugurata vicenda, avremmo qualche problema. Dovrei fare le gare comunitarie, dovrei avere il concerto del Ministero dell’Economia per avere la disponibilità di somme che sono nell’ordine di centinaia di milioni, dovrei avere il visto preventivo della Corte dei Conti, i Tar che fanno le varie cose, quindi auguriamoci tutti che la procedura privata posta in essere, al meglio dell’interlocuzione possibile, si consolidi e si concluda». Ecco la vera privatizzazione della Protezione civile: auguriamoci che i privati ce la facciano.

Il sindaco di Roma ci ha messo senz’altro del suo nell’offrirsi come capro espiatorio di una gestione dell’emergenza a dir poco fallimentare a tutti i livelli, dei gestori – tutti pubblici – delle reti, degli enti locali e delle regioni, del governo e della Protezione civile. In molti però, politici e giornalisti, l’hanno usato come «parafulmine» ben sapendo di coprire in questo modo responsabilità ben più vaste e gravi, con la cassa di risonanza gentilmente offerta dalle varie twitt-star e dal gregge dei social network.

Onestà intellettuale vorrebbe di ammettere che, forse non nei modi, ma nel merito Alemanno aveva ragione a porre la questione della Protezione civile. Svuotata di qualsiasi operatività solo per fare un dispetto a Bertolaso e Berlusconi, che oggi tra l’altro non sono nemmeno più al comando. Bastava ridurre il campo di intervento in modo da escludere i cosiddetti “grandi eventi”, e invece l’effetto della guerra senza quartiere che si è scatenata, da fuori ma anche all’interno della stessa compagine governativa di centrodestra, contro Bertolaso, è aver ridotto la Protezione civile a «passacarte».

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