Mexican narcos for Obama

By Redazione

febbraio 7, 2012 Esteri

Se con i finanziamenti pubblici ai partiti può facilmente capitare un caso come quello Lusi-Rutelli, con l’ex tesoriere della Margherita che “distrae” 13 milioni di euro dal conto mentre il cofirmatario politico a propria volta si distrae (o anche uno come quello che ha coinvolto il tesoriere della Lega che ha investito in Tanzania), con i finanziamenti privati può invece accadere quello che sta facendo vergognare Barack Obama. E che, ieri, era in prima pagina sul “New York Times”. Ovverosia dovere precipitosamente restituire circa 200mila dollari provenienti da un finanziatore che ha seri guai con la giustizia americana: Pepe Cardona, una specie di boss del “gambling” e del “drugs smuggling” con il Messico. Uno dei fratelli di un clan molto potente che controlla molti affari border-line tra lecito e no, tra Messico e New Mexico. Di più: uno che è tuttora ricercato nello Stato nell’Iowa dopo avere fatto perdere le proprie tracce mentre si trovava libero fuori su cauzione.

Nome completo? Juan Jose Rojas Cardona, alias “Pepe”. Dopo avere  lasciato su cauzione un carcere in Iowa nel 1994, è scomparso, e da allora è stato collegato a casi di violenza e corruzione in Messico. Non basta: mentre era fuori, si è anche fatto beccare in New Mexico con un grosso carico di marijuana. Avendo sempre avuto buoni protettori tra i “democrats”, di cui lui e la famiglia sono finanziatori da decenni, è riuscito ad avere l’ennesima libertà “on parole”, poi è diventato uccel di bosco. In Messico collegano il suo nome alle guerre tra narcos che negli ultimi anni hanno fatto più morti che in Iraq. E, si badi bene, il “New York Times” non è “Fox tv”, tutto il contrario anzi, quindi la cosa appare doppiamente grave: nessuno se la potrà rivendere come un proditorio attacco repubblicano al presidente degli Stati Uniti in carica, un democratico. Altra cosa che potrebbe creare problemi a Obama: i fratelli di Pepe sono riusciti a brigare per fare trasferire davanti ai Feds il suo caso. Esattamente come “Nucky Thompson”, il protagonista di “Boardwalk Empire”, la fortunata serie televisiva americana sugli anni del Proibizionismo. Una mossa, quella del trasferimento, studiata per poi manovrare meglio il caso. E per cominciare a scavare la strada stretta per un “pardon” presidenziale. Poi sono arrivati i soldi al fund raiser di Obama. Bella storia, no?

Fosse capitata da noi in Italia a Berlusconi, ci sarebbe stato di sicuro  un solerte Pm che ne avrebbe richiesto l’arresto per concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso. E avrebbe avuto l’orchestra della tv pubblica, di “Repubblica” e del “Fatto quotidiano” a sostenerne l’inchiesta. Obama, per ora, ci ha messo una pezza, facendo restituire i soldi ai fratelli Cardona dal suo addetto al fund raising e portavoce, Ben Labolt. Ma la storia non finirà di certo qui. Anche perché la giustificazione di tanta negligenza, la toppa messa, è peggio del buco: “non ci sono prove che i soldi provengano da Pepe”. Come a dire: i suoi fratelli soci in affari che tentano dal 1994 di guardargli le spalle sono altra cosa.

Pepe Cardona è uno dei maggiori operatori del commercio nei casinò e delle lotte  violente tra boss che stanno insanguinando il Messico. Nel 2007 è sopravvissuto a un tentativo di assassinio che è stato attribuito a membri della criminalità organizzata. Un dispaccio del Dipartimento di Stato, che faceva parte di un lotto di quelli resi pubblici da Wikileaks, diceva anche che era stato sospettato di  avere convogliato illegalmente 5 milioni dollari in campagne politiche per esponenti messicani nel 2006. Il suo nome è chiaramente legato a quello di Felipe Calderon, e la sua vicenda ha non pochi e non poco preoccupanti implicazioni diplomatiche tra i due paesi.

Gli altri membri della potente famiglia yankee – messicana per ora si nascondono ai giornali. La cognata, Sarah Westall, del Minnesota, ha detto in un’intervista telefonica che sarebbe sbagliato confondere gli altri membri della famiglia con la pubblicità negativa che circonda Pepe Cardona. Mrs. Westall, che è sposata con un altro fratello Cardona, Gabriel, ha detto  che Alberto e Carlos hanno aiutato i democrats nel  fund-raising perché la loro famiglia allargata era da lungo tempo impegnata per aiutare la comunità dei latinos. E per questo sostenevano Obama. Non c’erano altre ragioni oltre a quelle, ha detto. “Capisco che sembra veramente brutta la cosa”, ha aggiunto, “ma il resto della famiglia è composto di persone davvero buone. E lo stesso Pepe è in realtà una persona buona”.

Manuel Sanchez, un avvocato di Chicago profondamente coinvolto nella  sensibilizzazione pro latinos per l’amministrazione Obama, ha detto che di avere incontrato i due fratelli Cardona nel mese di dicembre in una riunione del comitato finanziario per la campagna del presidente a Washington.  Ha raccontato che gli  era stato detto che i due erano nel business “marketing e pubblicità”. Lo hanno colpito come “giovani molto intelligenti che hanno voluto sostenere il presidente”.

Nel 1990 Pepe Cardona fu condannato a cinque anni per essersi appropriato di fondi dell’Università dell’Iowa quando era presidente del senato degli studenti. Inoltre, dissero che truffava la gente con il telemarketing. Fu messo fuori sulla parola, ma si fece riarrestare in New Mexico con la droga. Dopodiché divenne latitante, e in Iowa non può metterci più piede perché rischia venti anni. In compenso, a livello federale qualcuno lo ha protetto tanto che nel 1998 fu ritirata l’accusa di droga. Mentre i tentativi dei suoi legali di ottenere una grazia in Iowa sono sempre stati infruttuosi. Quest’uomo e i il suo clan sono da sempre finanziatori dei democratici e, ora sappiamo, anche di Obama. Come si vede, con i finanziamenti (pubblici o privati che siano) ai partiti politici, le insidie stanno dietro l’angolo.

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