L’esercito più grande del mondo

By Redazione

febbraio 7, 2012 politica

L’esercito dei precari italiani conta 3.315.580 “soldati”. Se fossero davvero un’armata, sarebbero la forza militare più cospicua al mondo. Più dell’esercito cinese, fermo (si fa per dire) ad appena 2.250.000 unità. Peccato però che la sola cosa che questo enorme esercito sia mai riuscito ad invadere sono gli uffici di collocamento e gli annunci di lavoro alla voce “cercasi”.

Ma chi sono i militi di questa armata Brancaleone tutta italiana? Lo spiega un recente studio della Cgia di Mestre. Il precario medio percepisce 836 euro al mese, nell’85% dei casi non ha una laurea, lavora più che altro per la Pubblica amministrazione e risiede soprattutto nel Meridione d’Italia. Ma cosa si intende per “precario”? Chiunque sia dipendente a temine o dipendente part time involontario, collaboratore che presenti contemporaneamente tre vincoli di subordinazione (ovvero monocommittenza, utilizzo dei mezzi dell’azienda e imposizione dell’orario di lavoro) oppure libero professionista o lavoratore in proprio con partita Iva che presenti i tre già citati vincoli di subordinazione in contemporanea.

Dove combattono, pardon, lavorano i precari italiani? Il loro numero aumenta all’abbassarsi della latitudine. Oltre 1.108.000 precari, il 35,18 del totale, lavorano infatti nel Mezzogiorno: in Calabria sono il 21,2% degli occupati, in Sardegna il 20,4%, in Sicilia il 19,9% e in Puglia il 19,8%. Per loro non c’è né la gloria di Trafalgar né la consolazione di un’epica disfatta come alle Termopili. Quasi uno su tre lavora nel pubblico impiego, paradigma di un’aurea mediocritas nemmeno coronata dalla certezza di un posto fisso. Soldati di ventura, insomma. Nella scuola e nella sanità ne troviamo 514.814, nei servizi pubblici e in quelli sociali 477.299. Circa 119mila sono occupati direttamente nella Pubblica amministrazione di Stato, Regioni, ed Enti locali. Gli altri settori che registrano una forte presenza di precari sono il commercio (436.842 addetti), i servizi alle imprese (414.672) e gli alberghi ed i ristoranti (337.379).

Mediamente, si è visto, una loro mensilità supera di poco gli 800 euro. Sempre che si escludano le disparità in base al sesso: i maschi, infatti, guadagnano mediamente 927 euro al mese, le femmine appena 759 euro. Questo, spiegano dal centro studi della Cgia, senza contare eventuali tredicesime o quattordicesime, premi di produttività, indennità per missioni, e così via. Ma la forza di un esercito, si sa, non sta solo nell’equipaggiamento, ma anche nella preparazione e nell’addestramento. Nemmeno su questo fronte, però, la guarnigione dei precari può cantare vittoria: solo il 15% è laureato, il 46% ha un diploma di scuola media superiore, e il 39% circa la licenza media. Ecco perché la loro situazione, più che ad un mero dato statistico, somiglia ad un bollettino di guerra.

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