Drogati di sharing

By Redazione

febbraio 7, 2012 Cultura

“Siamo arrivati alla fine, amici miei. Non è una scelta facile, ma abbiamo deciso di chiudere, di nostra inizaitiva. Abbiamo combattuto per anni per il vostro diritto di comunicare, ma è ora di passare oltre”.

6 febbraio 2012. Dopo sette anni di attività questo è il messaggio di addio di BTJunkie. Come molti sanno, dal 2005 in poi era lì che dovevi andare se volevi scaricarti una quantità incredibile di file audio, video e non solo. Era diventato il motore di ricerca di torrent più cliccato fra i suoi simili. Dopo il mitico EMule era stata la volta dei torrent. La rete aveva trovato un modo diverso per condividere arte e intrattenimento free of charge. Poco importava se la qualità non era sempre delle migliori. Eppure, sebbene il sito fosse stato segnalato al US Trade Representative (USTR) nel novembre dello scorso anno e Google l’avesse già censurato come termine di ricerca, contro BTJunkie non era ancora stata portata avanti alcuna azione legale.

Però è innegabile, si iniziava a sentire troppa puzza di bruciato tutto intorno. Prima era stata la volta di The Pirate Bay, TorrentSpy e Mininova, poi l’ultimo colpo al file sharing con la chiusura di Megaupload. E anche su Youtube si iniziano a respirare avvisaglie di desolazione. Dapprima hanno iniziato a farci sgradita compagnia quelle odiose pubblicità all’inizio di molti video caricati. Poi è iniziata ad aumentare la quantità di video oscurati che riportano a siti di download sicuri. Spezzoni di serie tv e film stanno scomparendo. Quando toccherà alla musica? Insomma una cosa sembra chiara: dal file sharing ci si deve guadagnare per forza. L’occasione è troppo ghiotta, il mercato potenzialmente troppo vasto per rendere il tutto gratuito o quasi. Evidentemetne c’è chi non ci sta proprio a farsela fare sotto il naso in questo modo.

Sembra proprio che al momento si stia velocemente creando una specie di grande vuoto sul web. Gli utenti continuano a cercare file in streaming, perchè scaricare torrent richiede più tempo, perchè molti file in sharing sono fake di infima qualità, perchè bisogna lasciare il pc acceso a lavorare… in definitiva, grane in più. Ci si adegua e si fa, ma non è più semplicissimo. Il risultato della morsa che si stringe sempre più forte intorno all’infringement è che milioni di utenti sono rimasti senza ‘casa’ e vagano raminghi nella rete. Fino ad ora hanno sempre trovato nuovi spazi dove rifugiarsi, ogni volta che il loro posticino preferito era stato violato o demolito. Siamo nella fase in cui gli utenti stanno cercando disperatamente un nuovo luogo di ritrovo.

È probabile che inizialmente si rifacciano ad altri siti di file sharing o si aggrappino agli ultimi battiti dello streaming. Ma è assai prevedibile che si cambi presto e di nuovo modalità di “spaccio”. Probabilmente si dovrà ancora aspettare un po’ ma arriverà. E dovrà essere qualcosa di potente. Anche perchè prima o poi arriverà il massiccio contrattacco del mercato. Arriverà quando quelle decine di milioni di possibili avventori virtuali saranno in definitiva crisi di astinenza da un’abitudine dura a morire. Allora arriverà il pusher, che aprirà una valigetta con dentro milioni e milioni di file nuovi di zecca, in alta qualità, in tutte le lingue, ovviamente ad un costo. Tanto per ribadire che tutto ha un prezzo, e anche che tutto è, in fondo, più controllabile di quanto si creda. Anche nell’era del web 2.0.

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