Eppur (qualcosa) si muove

By Redazione

febbraio 6, 2012 politica

A quanto pare si tratta ormai di capire non se l’articolo 18 verrà superato, ma come, e soprattutto in che termini farlo senza che i sindacati e il Pd ne escano umiliati. Il governo non ha intenzione di “esasperare alcunché, in particolare in una materia così sensibile e socialmente cruciale come il mercato del lavoro”, ha assicurato il premier Mario Monti, ma certamente ha impresso un’accelerazione ad un dialogo partito con il freno a mano tirato. Prima il ragionamento di Monti sul posto fisso “monotono”, poi il ministro Fornero, che al tavolo della scorsa settimana con le parti sociali ha chiarito le intenzioni del governo sulla riforma del lavoro: dialogo sì, ma la riforma s’ha da fare, anche senza l’accordo con sindacati e Confindustria, e “nel volgere di poche settimane”. Con gli industriali a dare ragione al ministro, aprendo alle modifiche sull’articolo 18 (sì all’indennizzo in caso di licenziamento non discriminatorio, no al reintegro, ha ribadito la presidente Marcegaglia), e i sindacati attenti a non aizzare lo scontro.

Ieri il ministro degli interni, Anna Maria Cancellieri, ha rincarato la dose sul “posto fisso nella stessa città, di fianco a mamma e papà”, e il ministro Fornero sui tempi: “Tergiversare, aspettare, non può essere la soluzione. Il governo ha il dovere di agire”. Ed evidentemente articolo 18 e ammortizzatori sociali sono due temi, per usare le parole di Monti, che possono “dare un contributo alla crescita e aggredire la disoccupazione giovanile”.

“Stiamo cercando di mettere mano ai contratti per limitare la flessibilità cattiva. C’è un’altra parte di flessibilità buona – ha tuttavia spiegato il ministro Fornero – che implica che un’azienda nel corso della sua storia può avere bisogno di un alleggerimento del personale, per motivi di riorganizzazione. Non vogliamo che non esista la possibilità di licenziare, ma che chi è licenziato sia aiutato dallo Stato, dalla società, dalla sua stessa impresa, a trovare in tempi rapidi una nuova occupazione”. “Uno degli scopi di questo governo – ha aggiunto – è spalmare le tutele su tutti, non dare a tutti un posto fisso a vita”, perché “chi oggi promette un posto fisso a vita promette facili illusioni”.

Dal Pd continuano ad arrivare reazioni irritate alle dichiarazioni del governo su posto fisso e articolo 18. L’ex ministro Damiano e il responsabile economico della segreteria, Fassina, le bollano come tesi “infondate”. “Non si può votare a scatola chiusa quello che propone Monti”, avverte il primo, mentre il secondo denuncia nelle parole dei membri dell’esecutivo il “lessico tipico della destra”.

Ma sul fronte sindacale qualcosa comincia a muoversi. Al Sole 24 Ore il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni ha evocato la possibilità di “tirare fuori dall’area dell’articolo 18 questioni come i licenziamenti economici”, precisando ieri che “va mantenuto”, ma che “c’è bisogno di una robusta manutenzione e alcune inefficienze possiamo anche revisionarle”. Una parola, “manutenzione”, che non è piaciuta alla Cgil: “Una sua manutenzione intesa come diminuzione della sua efficacia non è giusta e nemmeno necessaria”, avverte la segretaria Camusso. Anche dalla Uil però giunge un’apertura. In un’intervista a La Stampa il segretario Luigi Angeletti si dice “disposto a dire sì ad una legge che dica esplicitamente – fatte salve le ragioni discriminatorie – quando il licenziamento è consentito per motivi economici”. Certo, con molti se e molti ma: “Per quanto mi riguarda l’articolo 18 va bene così com’è…”, ma “se in quel testo c’è una lacuna, se il mondo nel frattempo è cambiato…”, “se le ragioni economiche per la fine del rapporto di lavoro ci sono, e sono scritte in modo che risultano troppo complicate per essere affermate…”. Angeletti si dice anche certo che la Cgil non si rifiuterà di discuterne, ma se non ci sta, su queste questioni non si “strappa” fra sindacati.

Insomma, la situazione è molto fluida ma l’impressione è che il governo voglia accelerare, che articolo 18 e ammortizzatori siano sul tavolo, e che i sindacati, almeno Cisl e Uil, siano disposti a concedere qualcosa. Magari con una formula che consenta loro di salvare la faccia. Per esempio, una sospensione sperimentale, della durata di tre anni, dell’articolo 18 per i licenziamenti di natura economica. E si sa, le dighe difficilmente reggono con una breccia aperta.

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