Donadi: “Bene Renzi, sì alle primarie”

By Redazione

febbraio 6, 2012 politica

“Il discorso che fa Matteo Renzi su primarie aperte nel centrosinistra è molto ragionevole”. Lo sostiene Massimo Donadi, capogruppo alla Camera per l’Italia dei Valori. “Oggi annaspiamo su proposte totalmente irragionevoli. Perché i principali partiti non sono attrezzati al loro interno per potersi presentare in una logica di coalizione”. Cercando così “di spostare il problema al giorno dopo”. “Una sciocchezza, una stupidaggine”, la liquida senza mezzi termini l’esponente dipietrista, “che farebbe pagare al paese un prezzo enorme”. “Nei prossimi mesi – spiega Donadi – cercheremo di mettere insieme tutti quelli che abbiano in mente un sistema bipolare, con un recinto omogeneo per le coalizioni”. Dunque sì a Renzi, “perché è naturale che si arrivi alla definizione di un candidato premier attraverso le primarie”. E no alle proposte alla tedesca come il Ceccantum: “Il sistema elettorale deve essere conseguente a quella scelta”.

Quale preferite?

Abbiamo promosso un referendum, per cui più chiaro di così non potrebbe essere. Un modello bipolare, maggioritario, con collegi uninominali. Il più possibile vicino al Mattarellum. Crediamo che sia quello che contiene i punti che per noi sono maggiormente qualificanti: la scelta degli elettori dei propri rappresentanti e un vincolo di coalizione definito prima delle elezioni.

Ma non è sfumata come ipotesi?

Sicuramente non è attorno a questa ipotesi che si muovono le forze politiche. Ma non per questo vengono meno le ragioni di questa impostazione. Il problema è che molti non ragionano sul miglior sistema elettorale per il paese, ma a quello più conveniente per presentarsi alle prossime elezioni politiche. Che è il modo peggiore per affrontare questo tipo di discorso.

Si spieghi.

Il Terzo Polo fa pressione sui due partiti principali per poter abbandonare il sistema maggioritario bipolare. Vogliono una legge che gli consenta di diventare, dopo le elezioni, l’ago della bilancia di qualunque maggioranza.

Data la situazione politica attuale prefigura una sorta di ricatto dei centristi?

In politica i ricatti non esistono. E se esistono tutti li portano avanti nei confronti di tutti in relazione ai rapporti di forza.

Anche se non sembrano esserci resistenze insormontabili alle richieste del Terzo Polo.

No. Incontrano tutto sommato il favore di una parte dei due principali partiti, che vedono il vantaggio di potersi evitare scelte laceranti in termini di coalizioni. Né il Pd né il Pdl sono in grado oggi di affrontare un discorso coalizionale stabile e strategico. Per cui preferiscono cedere alle pressioni del Terzo Polo e affrontare dopo il problema. Un’impostazione devastante per il paese.

La sua è una bocciatura del modello proposto dal senatore del Pd Stefano Ceccanti?

Tutti i modelli che si stanno considerando, come il Ceccantum, partono dal sistema tedesco. Con la sottile ipocrisia di voler evitare coalizioni che devono andare a combattersi l’ultimo voto. Ma non dicono che qualunque soluzione si adotti il prossimo governo sarà di coalizione, perché ci sono almeno sei partiti che superano il 7% dei voti.

Lei vorrebbe una definizione chiara degli schieramenti prima del voto?

Certo, per vincolare tutti i partiti che aderiscono a una coalizione intorno ad un programma. Invece così le coalizioni si faranno comunque, ma il giorno dopo le elezioni. Così ogni singolo partito sarà facilitato ad imporre il valore marginale dei propri voti, in un’ottica da Prima Repubblica.

In quest’ottica, la proposta di maggioritario a doppio turno di Bersani non era preferibile?

Quel sistema lì non lo sostiene nemmeno il Pd, perché è un pastrocchio micidiale.

Però tracciava la strada verso un sistema in gran parte uninominale.

Quella proposta è mostruosa in ogni caso. Non è un caso se nel suo paese d’adozione, l’Ungheria, non ha aiutato la democrazia. Inoltre lì, per ben due volte, ha vinto il partito arrivato secondo. Questo dovrebbe bastare a inquadrarlo come un sistema sconclusionato.

Il vostro dialogo con il Pd sul tema è utile?

Ci sono stati contatti e scambi di opinioni. Noi abbiamo detto al Pd esattamente quello che sto dicendo adesso. Vediamo una grande stanchezza nel loro ragionamento politico. Si procede con l’intento di corto respiro di scaricare a dopo il voto la risoluzione dei problemi.

Nelle sue parole si coglie una grande sfiducia.

Se dovessi dire quante possibilità ha questo Parlamento di modificare la legge elettorale, non darei più del 30%.

Dunque siete preoccupati che il Pd vi escluda da una possibile coalizione di governo? Ieri Beppe Fioroni parlava di alleanza con il Terzo Polo in opposizione a Idv e Sel.

Non è una preoccupazione. È una certezza. La cosa è forse ancora più grave, non perché dietro vi sia una strategia, ma per l’impossibilità di metterla in campo. Che è ancora peggio.

Avete posto delle condizioni al Partito Democratico?

Ogni ragionamento non può essere fatto se non con la legge elettorale in vigore nel momento in cui si fa. Ad oggi purtroppo c’è il Porcellum, che prevede coalizioni. Fin quando ci sarà una legge che presuppone chiarezza di alleanza, programma e leader poniamo la sola condizione del confronto sul programma. Non come avvenne con l’Unione, all’interno della quale ogni linea venne smussata al punto che ogni curva diventò una linea retta. Oggi il paese ha bisogno di un governo che decida. Immagino con difficoltà una coalizione progressista e riformista che lasci fuori noi e Sel.

Nel peggiore dei casi, avete messo in conto un’alleanza elettorale con Sinistra e Libertà?

Noi siamo la parte centrale del centrosinista. Lì resteremo, e aggregheremo tutte le forze che lì vorranno stare. Ma speriamo che il Pd voglia essere determinate per questo progetto.

(l’Opinione)

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