Niente palle di neve contro Alemanno

By Redazione

febbraio 5, 2012 politica

I romani hanno molti validi motivi per cui dolersi dell’amministrazione Alemanno: dall’inefficienza degli uffici allo scandalo assunzioni all’Atac, per non parlare degli infortuni comunicativi. Ma soprattutto per la tendenza del sindaco ad apparire sui temi e nei dibattiti politici nazionali piuttosto che concentrarsi sui problemi della città. In generale, della sua gestione si può dire quanto si poteva dire di quelle Rutelli e Veltroni: l’ansia di vivere il Campidoglio come trampolino di lancio per la politica nazionale. Il fallimento più clamoroso di Alemanno, come dei suoi predecessori, sta nei pesanti disservizi causati da un evento che, al contrario della neve, nella capitale si presenta puntuale all’appello ogni anno: le prime forti piogge autunnali. Nel caso delle nevicate di venerdì e sabato, invece, Alemanno è stato oggetto di una valanga di biasimo e accuse davvero sproporzionata rispetto ai disagi, molto più pericolosi per la vita stessa dei cittadini, che si stanno verificando altrove nel Paese, al di là del grande raccordo anulare e in altre Regioni del centro.

Lasciando da parte Roma, dove stando alla vulgata il sindaco avrebbe rifiutato l’aiuto della Protezione civile, non sapremmo dire di chi sia la responsabilità, ma le decine di comuni e frazioni rimasti isolati, le decine di migliaia di utenze senza elettricità, gli automobilisti bloccati nelle autostrade e i passeggeri sui treni, non hanno certo ricevuto soccorsi e assistenza rapidi ed efficienti. Al contrario, dalle immagini dei telegiornali si ha la netta sensazione del totale abbandono. Non ci sentiamo quindi di crocifiggere Alemanno più dell’Anas, dell’Enel, di Trenitalia e della stessa Protezione civile, né più di altre amministrazioni (in provincia e nel Lazio la situazione è anche peggiore, ma critiche a Zingaretti e Polverini non pervenute). E il governo dei tecnici? Nonostante un’emergenza di carattere evidentemente nazionale, è rimasto al calduccio, se si esclude un generico commento di Monti sulla necessità di una maggiore «prevenzione» e un appello del ministro degli Interni a «non uscire» di casa, entrambi a cose fatte, nel tardo pomeriggio di sabato.

L’impressione, insomma, è che si sia concentrata su Roma l’attenzione mediatica, anche perché era più comodo per tutti i media verificare la situazione, ma è stata la debàcle complessiva delle reti (elettrica, ferroviaria e autostradale) a metterci in ginocchio – e rilancia il tema dell’efficienza dei gestori, per lo più pubblici – mentre persino la Protezione civile, in passato modello di efficienza, questa volta sembra aver fatto cilecca.

L’impreparazione di Roma alla neve, nonostante le previsioni indicassero l’alta probabilità di un evento straordinario, è in larga misura fisiologica per una città mediterranea dove così tanta se ne vede ogni trent’anni (ma forse nemmeno nell’85 il fenomeno fu di tali proporzioni). C’è da chiedersi innanzitutto se a Roma convenga, sia ragionevole in termini di costi/benefici, essere preparata come Torino e Milano per un paio di giorni di mobilità ridotta (e di passeggiate in centro a scattare foto) ogni trent’anni. Che cosa, concretamente, si può rimproverare al sindaco? Sicuramente si poteva far meglio nella mobilità di superficie. Ma ammesso che gli autobus fossero dotati tutti di gomme invernali, quanti autisti sarebbero in grado di raggiungere il posto di lavoro con i treni regionali bloccati, il raccordo bloccato (che si blocca tutto l’anno anche per un tamponamento) e non dotati a loro volta di gomme e catene sui mezzi propri? Sarebbero state comunque troppo poche le linee attive. E altrettanto si potrebbe dire degli altri servizi pubblici. Ciò per dire che l’impreparazione del Comune alla neve è l’impreparazione dei romani stessi, in pochi sufficientemente equipaggiati e abituati a guidare in simili condizioni.

Roma è una città enorme, forse gli altri italiani non si rendono conto della sua estensione territoriale. Il Municipio XII, per capirci quello dell’Eur, è un territorio vasto quasi quanto Milano, ed è solo la zona più a sud della capitale. Con una tale estensione non si possono certo pretendere spalatori e salatori capillari, spetta ad ogni condominio e/o esercizio commerciale pulire il tratto di propria competenza. Inoltre, meteorologicamente parlando le città a Roma sono almeno 3/4. Per esperienza diretta di chi scrive, a Roma sud e in centro già sabato a pranzo si poteva circolare tranquillamente nelle vie principali, senza alcun bisogno di catene o gomme invernali, e molti dei rami abbattuti sotto il peso della neve si erano staccati da alberi regolarmente potati. Molto diversa la situazione nella periferia nord ed est della città, e nell’interland, spesso collinare, dove sono caduti ben più di 35 centimetri di neve. Il blocco dei treni regionali, essenziali per la mobilità dei pendolari che giungono nella capitale dai comuni limitrofi, ma anche dei romani stessi, e il blocco del raccordo anulare e delle vie consolari hanno mandato in tilt la città, ma in questi casi le responsabilità maggiori sono delle ferrovie, dell’Anas e della società autostrade, cui spettano sia la manutenzione che i soccorsi.

Non ci stupiremmo se gli accanimenti politici e mediatici di queste settimane contro Formigoni e Alemanno (il quale è stato pure vittima di un deplorevole furto di identità su twitter)  fossero condizionati dalla volontà di alcuni di frenare le loro chance di succedere a Berlusconi nella leadership del centrodestra.

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