Qualche domanda sul caso Lusi

By Redazione

febbraio 4, 2012 politica

Fino a qualche giorno fa Luigi Lusi era solo un péon. Uno dei tanti parlamentari chiamati a spingere il bottone quando c’è da votare. Lontano dai riflettori della televisione, raramente coinvolti nei pastoni politici dei quotidiani. Per non parlare delle interviste. Il suo collega di tesoreria, Ugo Sposetti, che custodiva – e custodisce tutt’ora – la cassa dei defunti (?) Ds, riusciva di tanto in tanto a conquistarsi un posto in un occhiello da pagina 11. Lusi nulla. Molto noto nel Palazzo, temuto dai colleghi (di arroganza lo ha tacciato apertamente il collega Gianni Vernetti, ora all’Api), di Lusi è facile dire oggi che viaggiava a fari spenti per potersi fare comodamente gli affari propri.

Nel senso letterale del termine, avendo sfilato, come è noto, ben tredici milioni di euro dalle casse del partito. Attirandosi gli strali unanimi di tutto il gruppo. “Sono io l’unico responsabile”, ha detto il tesoriere, intestandosi la totalità delle colpe. Avrebbe infatti spiegato serenamente di aver sottratto la somma con la convinzione che nessuno se ne sarebbe mai accorto.

Nella maggior parte dei casi, la spiegazione più semplice è anche quella che ha più probabilità di cogliere nel segno. E dando per buona la truffaldina ingenuità del senatore, non possono tuttavia non sorgere alcuni dubbi. Quelli che portano a interrogarsi sul tessuto di relazioni di Lusi. Non si arriva da un giorno all’altro a farsi dare le chiavi della cassaforte, soprattutto se contesa e oggetto di dispute come quella di un partito. E quelli che portano ad chiedersi il perché della fretta di Lusi di addossarsi tutte le responsabilità, chiedendo un immediato patteggiamento. Domande alle quali la magistratura è chiamata a dare risposte. Oltre agli elettori, s’intende.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *