Non è uno sport per signorine

By Redazione

febbraio 3, 2012 Cultura

Tra settembre e ottobre, il rugby internazionale si era dato appuntamento in Nuova Zelanda per il Mondiale che gli All Blacks sono tornati a vincere 24 anni dopo il primo ed unico successo. Adesso tocca al 6 Nazioni, la più antica delle competizioni della palla ovale che mobilita gli eserciti boreali di Francia, Galles, Inghilterra, Irlanda, Italia e Scozia. Gli Azzurri ci sono approdati nel 2000, quando ormai l’epoca del professionismo era entrata nel vivo e tra cucchiai di legno e alcune soddisfazioni, si ripresentano all’edizione 2012 pronti a scrivere un nuovo ciclo, come altri avversari. Perché dopo una Coppa del Mondo, ci sono avvicendamenti sulle panchine e in campo: volti nuovi che vanno in battaglia assieme alla vecchia guardia, futuri talenti alla prova del nove. Da sabato si inizia.

Italia: è arrivato il francese Jacques Brunel al posto del sudafricano Nick Mallett come commissario tecnico. L’ex allenatore del Perpignan (capitale della Francia catalana) ha esordito a parole dicendo di voler portare gli italiani sul gradino più alto e che a partire dal tour estivo in Sud America si vedrà particolarmente la sua mano. Intanto debutto proprio contro la Francia, alla quale gli Azzurri hanno fatto lo scalpo l’anno scorso, al Flaminio. La mischia è quella di sempre: affidabile con i suoi Martin Castrogiovanni, Andrea Lo Cicero, Alessandro Zanni, Sergio Parisse e tanti altri. I trequarti saranno messi alla prova dalle intenzioni di gioco del nuovo ct che vuole maggiore profondità e una manovra per tutta la larghezza del campo: c’è il collaudato Andrea Masi, eletto miglior giocatore dell’edizione 2011, con giovani esplosivi come Tommaso Benvenuti. Mancano i fratelli Bergamasco. Il punto di riferimento – al di là di tutto – rimane la Scozia che scenderà a Roma per il faccia a faccia. Il bottino pesante del 2012 potrebbe essere l’Inghilterra, anche lei ospite dell’Olimpico ormai sold out la prossima settimana – potrebbe, non montatevi la testa. Piuttosto, allacciate le cinture di sicurezza.

Francia: vice campione del mondo – se avesse disputato la finale con qualcun altro anziché i neozelandesi, avrebbe anche vinto, dopo essere arrivata in fondo con uno spogliatoio in rivolta nei confronti dell’ex head coach Marc Lièvremont e con due sconfitte nella fase a gironi. Ma sono francesi: quando giocano bene, sono i migliori in giro; quando giocano male sono spietati comunque. E sono soprattutto i primi nemici di loro stessi. Arrivano al 6 Nazioni tra i favoriti, sotto il comando del nuovo allenatore Philippe Saint-André e con capitano quel Thierry Dusautoir che a ottobre portò i suoi a sfidare l’haka prima del calcio d’inizio della finale di Rugby World Cup. Mischia solida, trequarti d’una inventiva particolare, marcata dai basettoni da Mercurio di Maxime Medard. E annusano il profumo della vendetta.

Galles: i dragoni rossi in Nuova Zelanda hanno emozionato, merito della semifinale persa di un soffio (due calci sbagliati di troppo) contro i galletti transalpini, disputando gran parte dell’incontro in inferiorità numerica per l’espulsione del capitano Sam Warburton. Coach Warren Gatland ha il merito di aver lavorato su un gruppo di giovani che sa cosa voglia dire essere giocatori della nazionale di rugby in terra gallese: roba per spiriti forti. I ragazzi sono attesi al varco che potrebbe cadere il 25 febbraio, giorno del match contro gli inglesi a Twickenham, casa degli acerrimi rivali: arrivassero all’appuntamento con le vittorie su Irlanda e Scozia, preparate i pop-corn.

Inghilterra: ai Mondiali hanno bevuto e fatto bagordi la notte – e giocato male, molto male e infatti sono usciti ai quarti. Nella Rugby Football Unione (la federazione) sono volati i coltelli, ai piani alti si sono susseguiti continui cambiamenti, coach Martin Johnson è stato offerto come capro espiatorio, ma nessuno aveva pensato al sostituto. È arrivato Stuart Lancaster, con un mandato a tempo determinato da traghettatore. Lui ha risposto presentando gente nuova e affidando la truppa ad un nuovo capitano, Chris Robshaw. Fuori Mike Tindall, parente della famiglia reale per aver sposato Zara Phillips, figlia della principessa Anna: nessuno pare sentirne la mancanza. Fuori anche Jonny Wilkinson, ma si sapeva da tempo ormai: ha fatto vincere agli inglesi il Mondiale2003 afuria di calci e drop, rimarrà nei cuori. L’Inghilterra è campione in carica. Ma Austin Healey – ex rugbista oggi commentatore tv – ha messo in conto l’ipotesi di due sconfitte di fila nei primi due turni: quindi anche contro l’Italia. Mr. Healey l’anno scorso azzeccò la vittoria azzurra sui francesi.

Irlanda: che dire? Sembra sempre sul punto di cedere, obbligata com’è al cambio generazionale. Poi si inventa partite perfette, come quella contro l’Australia ai Mondiali. Nel 2011 superò l’Italia con un drop sul filo di lana di Ronan O’Gara, che ormai ha dato l’addio alla maglia nazionale. In casa hanno un pubblico che vale come un paio di giocatori in più, il manager Declan Kidney è stato confermato. Mancherà Brian O’Driscoll, idolo con qualche acciacco sulle spalle, ma sempre in grado di fare la differenza. Sono un branco di furbetti che ama spazientire gli avversari e usare trucchi abili nelle fasi di contesa dell’ovale – e si divertono a fare sgambetti (chiedere agli inglesi ai quali l’anno scorso negarono il Grand Slam).

Scozia: tutto cominciò dalla Calcutta Cup, un confronto in India tra una selezione scozzese ed una inglese, anno 1878. Il trofeo è in palio quando la croce di sant’Andrea incrocia le armi con quelle di san Giorgio, come questo sabato al Murrayfield. Nella scorsa edizione contro di loro abbiamo perso e così ci siamo beccati il cucchiaio di legno (che nella visione albionica va a chi arriva ultimo, a prescindere): all’Olimpico possiamo rendergli il favore il 17 marzo, nell’ultimo turno. Mister Andy Robinson (pure lui confermato) vuole il riscatto dopo l’eliminazione al Mondiale nella prima fase, complici gli ultimi cinque minuti contro l’Argentina, con i Pumas che andavano in meta e gli scozzesi che gettavano alle ortiche la vittoria. La scena si è ripetuta contro gli inglesi, guarda caso, la partita successiva. Non è una nazionale eccelsa, ma come tutte le rivali italiane ha il killer istinct. E poco importa che giochino male: quello che conta è vincere.

 

Sabato 4 febbraio – I giornata
Francia v Italia ore 15.30
Scozia v Inghilterra ore 17.00 Murrayfield
Domenica 5 febbraio
Irlanda v Galles ore 15 Aviva Stadium

Sabato 11 febbraio – II giornata
Italia v Inghilterra ore 17.00 Stadio Olimpico
Francia v Irlanda ore 21.00 Stade de France    
Domenica 12 febbraio
Galles v Scozia ore 15.00 Millennium Stadium

Sabato 25 febbraio – III giornata
Irlanda v Italia ore 13.30 Aviva Stadium
Inghilterra v Galles ore 16.00 Galles    Twickenham
Domenica 26 febbraio
Scozia v Francia ore 15.00 Murrayfield

Sabato 10 marzo – IV giornata
Galles v Italia ore 14.30 Millennium Stadium
Irlanda v Scozia ore 17.00 Aviva Stadium
Domenica 11 marzo
Francia v Inghilterra ore 16.00 Stade de France    

Sabato 17 marzo – V giornata
Italia v Scozia ore 13.30 Stadio Olimpico    
Galles v Francia 14.45 Millennium Stadium
Inghilterra v Irlanda ore 17.00 Twickenham 

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