Khartoum e Giuba ai ferri corti

By Redazione

febbraio 3, 2012 Esteri

Un attacco ad una seminario cristiano della regione del Kordofan del Sud, al confine tra il Sudan e la neonata repubblica del Sudan del Sud, riporta alla luce la tensione tra i due paesi. L’attentato al seminario, avvenuto mercoledì in concomitanza con il primo giorno di lezioni, non è stato ancora rivendicato e, miracolosamente, non ha causato vittime. Secondo la Samaritan’s Purse, organizzazione umanitaria che fa capo al pastore evangelico americano Franklin Grahm e che finanzia l’istituto, gli attentatori avrebbero utilizzato 8 bombe a mano, due delle quali sono finite all’interno del complesso distruggendo due edifici e incendiando l’area circostante.

L’attentato è solo l’ultimo episodio di violenza anti-cristiana registrato nella regione, dove la tensione non è mai scemata. Da agosto (quando è esplosa una vera e propria ribellione armata) ad oggi sono state almeno quattro le chiese assaltate e numerosi gli episodi di violenza ai danni della maggioranza cristiana. Ciò, secondo dati delle Nazioni Unite, ha spinto almeno 78mila persone ad abbandonare la regione per cercare rifugio nel Sudan del Sud dalla controffensiva del regime di Bashir che, sempre secondo l’ONU, avrebbe ordinato numerosi raid aerei per reprimere la ribellione.

Il Kordofan del Sud è infatti una delle regioni contese da Khartoum e Giuba ed è oggetto, sin dalla fase preparatoria del referendum che portò all’indipendenza del Sudan del Sud, di un’accesa disputa tra il regime di Bashir ed il governo di Salva Kiir. Una disputa mai risolta, soprattutto se si considera che agli abitanti della regione, nonostante quanto stabilito con il Comprehensive Peace Agreement del 2005 tra i movimenti indipendentisti ed il governo centrale di Khartoum, non fu data l’opportunità di esprimersi nel referendum del 2011 per l’opposizione del Governatore del Kordofan del Sud Ahmed Haroun. Elemento che ha contribuito in maniera decisiva a far precipitare la regione in uno scontro inter-etnico perpetuo.

Va ricordato che il Kordofan del Sud, così come altre zone di confine, è abitato in prevalenza da cristiani che poco o nulla hanno a che spartire con il regime di Khartoum. Non a caso alcune aree di questa regione godono di uno “status amministrativo speciale” nel rispetto del protocollo per la risoluzione del conflitto nella regione petrolifera di Abyei, anch’essa contesa tra Khartoum e Giuba.

Quello che sta avvenendo non è altro che il concretizzarsi dei timori manifestati da alcuni operatori umanitari alla vigilia dell’indipendenza del Sudan del Sud. Secondo questi, infatti, il rancore dovuto al lungo conflitto interetnico che ha interessato il Sudan per decenni avrebbe potuto condurre a nuove sanguinose violenze. Il conflitto tra nord e sud, formalmente conclusosi con l’accordo di pace negoziato dagli USA nel 2005, dunque, non si è in realtà mai concluso. Lasciando aperta una ferita che con il passare del tempo risulta sempre più difficile da risanare.

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