Toghe mimetiche

By Redazione

febbraio 2, 2012 Esteri

La situazione politica in Pakistan si fa sempre più intricata. Dopo giorni in cui lo scontro tra il tandem giudiziario-militare ed il governo civile del paese sembrava in parte risolto, la Corte Suprema pakistana (che sembra sempre più intenzionata a favorire un colpo di stato militare nel paese) è passata dalle parole ai fatti. Si è mossa dopo l’udienza del 19 gennaio, quella in cui il Primo Ministro Yousuf Raza Gilani è apparso davanti alla corte per fornire le motivazioni che spinsero il suo esecutivo a non applicare l’ordine di riapertura del caso di corruzione che vede imputato il presidente Asif Ali Zardari.

In quell’occasione, Gilani spiegò alla corte che il comportamento del suo esecutivo fu giustificato dal fatto che secondo la carta costituzionale pakistana il Presidente godre di immunità, e che quindi nessuna azione legale può essere condotta a suo carico. Tale spiegazione, però, non ha convinto il giudice della Corte Suprema Nasir-ul-Malik il quale, giovedì, ha fatto sapere che nonostante tutto le accuse a carico di Gilani restano in piedi, e che quindi il Primo Ministro sarà tenuto a presentarsi in aula il prossimo 13 febbraio per difendersi dalle accuse. Addebiti che rischiano di vederlo condannato a scontare qualche mese di reclusione e, soprattutto, ad abbandonare il proprio incarico, ponendo fine al suo fragile governo di coalizione e spianando la strada ad un colpo di stato militare.

L’avvocato del premier, Aitzaz Ahsan, nel confermare che il suo cliente “dovrà presentarsi personalmente davanti alla corte” ha fatto sapere che “ci sono i margini per ricorrere in appello alla decisione della corte” aggiungendo però che “sarà necessario leggere attentamente le motivazioni riportate nell’avviso a comparire”.

Un duro colpo per quello che è comunque il governo civile più longevo della storia del Pakistan indipendente ma che, a poco più di un anno dalla scadenza naturale del proprio mandato, rischia di crollare sotto i colpi del potere giudiziario. Un potere che, storicamente, ha sempre favorito, o addirittura spalleggiato, i colpi di stato militari nel paese.

La notizia giunge in un momento molto delicato per il Pakistan, anche sullo scenario internazionale. Negli ultimi mesi, infatti, le relazioni tra Islamabad e l’Occidente si sono notoriamente incrinate. Washington sta tentando di ricucire, cosciente dell’importante ruolo che il paese gioca nel processo di stabilizzazione dell’Afghanistan. Proprio a tal proposito, il Ministro degli Esteri pakistano Hina Rabbani Khar ha fatto sapere che il Pakistan è pronto ad incoraggiare i gruppi ribelli come i Talebani e la rete di Haqqani a cercare la pace con il Governo di Kabul, qualora Karzai lo chiedesse. Un deciso passo avanti dopo che nel dicembre scorso Islamabad boicottò la conferenza internazionale di Bonn sul futuro dell’Afghanistan.

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