Giudici responsabili e governo battuto

By Redazione

febbraio 1, 2012 politica

La prima sconfitta cocente dell’esecutivo dei tecnici non poteva che avvenire sul punctum dolens della giustizia. Oggi infatti alla Camera il governo è andato sotto su un ordine del giorno leghista alla legge comunitaria (della serie anche gli orologi rotti due volte al giorno indicano l’ora esatta) che “impegna il governo a dare pronta e corretta esecuzione alla sentenza della Corte di Giustizia Europea del 13 giugno 2006 che vincolava l’Italia a risarcire le vittime di errori giudiziari verificati per manifesta ignoranza di diritto o per evidente fraintendimento dei dati di fatto da parte del giudice”. Si intende inoltre impegnare il governo anche ad affrontare nelle sedi appropriate il tema della responsabilità civile dei giudici. C’è da dire che il ministro delle politiche comunitarie Moavero ha evidenziato la volontà del governo di aggiornare la legislazione in materia ma si è detto contrario a introdurre l’argomento all’interno della legge comunitaria. Questo documento che porta benzina sul fuoco delle mai sopite polemiche tra magistratura e politica, in un momento in cui la sinistra è dilaniata dal caso dell’ex governatore Ottaviano del Turco, innocente mandato in carcere dai pm abruzzesi e adesso prossimo ad un’assoluzione nel processo di merito, è stato votato all’ora di pranzo a scrutinio segreto da 264 deputati (221 i contrari). E ora il ministro Paola Severino, da buona allieva di Romano Prodi, si auspica di metterci una pezza al Senato. Rimane lo smacco e la frattura dentro a questa maggioranza forzata che sorregge sempre meno convinta il governo dei tecnici.

Naturalmente c’è subito chi come Di Pietro, prendendo il problema dalla parte più demagogica, già parla di vendetta della casta contro i cittadini e di futuri forconi per tutti.

Secondo Dario Franceschini il voto avrà delle conseguenze. Ma all’interno della Margherita, in questo momento al centro della bufera giudiziaria per la allegra gestione dei fondi pubblici (derivanti dai rimborsi elettorali) da parte dell’ex tesoriere Lusi, alcuni ridono sotto i baffi.

È previsto che la norma comporti oneri di 2,45 milioni di euro per il 2011 e di 4,9 milioni di euro annui a decorrere dal 2012. L’emendamento approvato trae spunto da una sentenza della Corte di Giustizia europea (dopo un ricorso presentato dalla società ‘Traghetti del Mediterraneo’) che stabilisce che c’è contrasto tra diritto comunitario e una legislazione nazionale “che escluda, in maniera generale, la responsabilità dello Stato membro per i danni arrecati ai singoli a seguito di una violazione del diritto comunitario imputabile a un organo giurisdizionale di ultimo grado per il motivo che la violazione controversa risulta da un’interpretazione delle norme giuridiche o da una valutazione dei fatti e delle prove operate da tale organo giurisdizionale”. La stessa sentenza stabilisce il contrasto tra diritto comunitario e “una legislazione nazionale che limiti la sussistenza di tale responsabilità ai soli casi di dolo o colpa grave del giudice, ove una tale limitazione conducesse ad escludere la sussistenza della responsabilità dello Stato membro interessato in altri casi in cui sia stata commessa una violazione manifesta del diritto vigente”. E d’altronde sembra logico che chi applica la legge almeno la conosca. Ma in Italia anche questa cosa può apparire controversa.

Per la memoria: tutto il caos in materia deriva dal sostanziale tradimento da parte della legge Vassalli del 1988 della forma  e della sostanza del referendum promosso e vinto con l’80 per cento dei voti dai radicali l’anno prima sull’onda di sdegno che seguì all’epilogo del caso di Enzo Tortora. I socialisti, illudendosi di compiacere quegli stessi magistrati che anni dopo li avrebbero cancellati dal panorama politico, preferirono una legislazione di compromesso che metteva in capo allo stato il risarcimento sollevando la responsabilità personale del singolo magistrato. Per la cronaca, dal 1988 a oggi solo 4 magistrati sono stati sanzionati indirettamente dallo stato per via di palesi errori giudiziari derivanti da colpa grave.

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