Famiglia felice? Ma anche no

By Redazione

febbraio 1, 2012 politica

“Le statistiche sono come un bikini: ciò che rivelano è suggestivo, ma ciò che nascondono è più importante”. Il professor Aaron Levenstein avrebbe commentato così gli ultimi sondaggi sulla fiducia degli italiani nell’operato di Mario Monti. Secondo le ultime indagini, 57% italiani su 100 stanno con il premier. Soddisfatto il Governo, addirittura entusiasta la stampa nazionale. Chi però ha meno ragioni per celebrare questi numeri così incoraggianti sembrerebbero essere proprio i fiduciosissimi italiani fotografati dalle statistiche.

Il motivo lo spiega la Cgia di Mestre, che racconta un’Italia sempre più indebitata. Non solo lo Stato, cosa che già sappiamo, ma anche le famiglie. Dall’inizio della crisi nel 2008 alla fine di settembre 2011 l’indebitamento medio nazionale è aumentato del +36,4%. Le famiglie italiane devono complessivamente al sistema bancario oltre 503 miliardi di euro. Facendo un rapido calcolo in termini assoluti, sulle spalle di ogni famiglia italiana pesano 20mila euro di debiti. 19.981 euro, per essere precisi. Lo dice l’Ufficio Studi dell’associazione mestrina di artigiani e piccole imprese

A passarsela peggio sono le famiglie residenti nella provincia di Roma, dove l’indebitamento medio sfiora addirittura i 30mila euro. Ma se Atene piange, Sparta non ride di certo. E così si scopre che proprio al nord si registrano il secondo e il terzo piazzamento di una classifica della quale le famiglie italiane avrebbero volentieri preferito non fare parte: Lodi, con un indebitamento per famiglia di 28.470euro; e Milano, ferma (si fa per dire) a 28.251 euro. Ma c’è chi pur non raggiungendo queste cifre ha visto peggiorare notevolmente la propria situazione nell’ultimo triennio: per le famiglie di Livorno, ad esempio, l’indebitamento è salito del +57,1%. Seguono le famiglie di Grosseto (+56,4%) e Asti (+55,5%). Va meglio al sud, dove però il costo della vita è decisamente più basso. Se l’indebitamento medio delle famiglie residenti in provincia di Vibo Valentia nel settembre scorso era di 9.342 euro, ad Enna toccava gli 8.845 euro ed in Ogliastra gli 8.593 euro.

Sono numeri impressionanti, specie nel momento in cui si passa ad analizzare la natura di questi debiti, tutti contratti col sistema bancario per far fronte ai mutui per l’acquisto della casa, ai prestiti per l’acquisto di beni mobili, al credito al consumo, ai finanziamenti per la ristrutturazione di beni immobili, e così via. Gli italiani formiche, campioni europei del risparmio, non esistono più. E non perché si sia diventati tutti cicale, ma perché non è rimasto più nulla da mettere da parte.

“L’incidenza del debito sul reddito familiare è maggiore tra i nuclei con disponibilità economiche medio-basse”  dichiara Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia. “Appare evidente – prosegue – che il perdurare della crisi rischia di accentuare questa situazione”. Ma da Mestre lanciano l’allarme anche per le famiglie più abbienti: “Se le province italiane più esposte con le banche sono anche quelle che presentano i livelli di reddito più elevati – afferma infatti Bortolussi – è chiaro che la quota di indebitamento medio raggiunto è stata condizionata dalle famiglie più ricche che, con la crisi finanziaria, hanno intensificato l’accensione di mutui per l’acquisto o la ristrutturazione di beni immobili”. La corsa ai ripari, dunque, è generale. Chi riesce tira la cinghia, chi non ce la fa s’indebita. Fiducioso nel governo, però.

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