Prima di protestare studiate

By Redazione

gennaio 31, 2012 politica

Sabato 28 gennaio. Torino. Nonostante la fitta nevicata, il movimento No Tav decide ugualmente di scendere in piazza per protestare contro le 26 ordinanze di custodia cautelare emesse dalla Procura di Torino a seguito dei violentissimi incidenti in ValSusa del 3 luglio scorso. Parola d’ordine: “criminalizzazione”. Ma di fronte a sassi, bombe carta, fionde, biglie di ferro, ammoniaca e chi più ha più ne metta non c’è criminalizzazione che tenga. O meglio, si tratta di un percorso naturale. In re ipsa. Ora, sgombriamo il campo da facili equivoci. Da queste parti l’attenzione ai temi garantisti è sempre all’ordine del giorno. Per intenderci, le manette non raccolgono i nostri entusiasmi. Tuttavia, Codice di Procedura Penale alla mano, all’art. 274 vengono enunciate le cd. esigenze cautelari: lettera C.: Reiterazione del reato. Ecco, la sussistenza di tale requisito appare quanto mai probabile. Fermo restando che poi, le singole fattispecie di reato andranno come sempre dimostrate nel processo.

Ma si diceva del corteo. Fortunatamente nessun incidente. Social network festanti: “Bravi No Tav!”. E poco importa se una delle vie più belle d’Italia viene imbrattata di scritte deliranti, di minacce a giornalisti non compiacenti e di avvertimenti al pool della Procura. Parte della piazza intona anche il coro “Caselli come Ramelli”. Insomma, barbarie allo stato puro. Eppure sul web si grida alla vittoria. Non ci sono stati scontri. Il resto è fuffa.

Ed ancora, Lunedì 30. L’Università di Bologna conferisce al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la laurea honoris causa in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Fuori dall’ateneo monta la protesta degli indignados. Oltre al folle accostamento tra Napolitano e una presunta “dittatura del debito”, nonché alla banale e a dir poco qualunquistica cartellonistica sul “governo delle banche”, sono balzati subito agli occhi due degli argomenti portati avanti dai collettivi anti – Quirinale. Vale a dire il ddl Gelmini e il bombardamento della Libia. Per quanto riguarda la prima questione, anche l’ultimo degli studenti di giurisprudenza sa che la promulgazione delle leggi è un atto dovuto. Doverosità sottostante esclusivamente al limite del potere di rinvio, art. 74 Cost.: “Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione. Se le camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata.” In altre parole, Napolitano con la riforma Gelmini c’entra ben poco. Correlare poi il Presidente della Repubblica Italiana con la Risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu è un’operazione assolutamente priva di senso, che non tiene conto delle specificità dei rispettivi ordinamenti; nazionale ed internazionale.

“Metto in guardia contro la pericolosità di reazioni a qualsiasi provvedimento legislativo, che vadano ben al di là di richieste di ascolto e confronto e anche di proteste nel rispetto della legalità, per sfociare nel ribellismo e in forzatura e violenze inammissibili”, ha risposto Giorgio Napolitano. Tradotto: prima di venirmi a tirare le uova andate a studiare.

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