Marchetta libera sotto la Mole

By Redazione

gennaio 31, 2012 politica

Saranno le marchette a salvare i bilanci di Torino. Altro che Ici, Imu, tasse di soggiorno o Ztl ambientali: ci penseranno le doppie, i quarti e le mezz’ore con le ragazze di “Madama Gina” a rimpinguare le casse esangui del Palazzo di Città. Ne è sicura la Lega, che propone di riaprire le case chiuse in città. Ieri l’altro, infatti, il consiglio comunale ha approvato l’ordine del giorno presentato dal Carroccio che impegna il Comune ad attivarsi nei confronti del Governo per regolamentare l’esercizio della prostituzione lontano dalla strada. La notizia ha del clamoroso. Non solo perché l’ordine del giorno è passato anche grazie ai voti della maggioranza di centrosinistra guidata dallo ieratico Piero Fassino. Ma anche perché quello di Torino potrebbe rivelarsi un precedente importante, in grado di portare la revisione della Legge Merlin nell’agenda del governo. Ne abbiamo parlato con Fabrizio Ricca, 26 anni, capogruppo della Lega Nord in Sala Rossa, firmatario dell’odg per regolarizzare le lucciole all’ombra della Mole.

Davvero volete riaprire le case di appuntamento?
La nostra proposta originale era proprio quella: riaprire le case di tolleranza, utilizzando poi gli introiti come risorsa aggiuntiva per il territorio. Trattandosi però di un tema di competenza nazionale, come Comune di Torino si poteva fare poco. Così ne abbiamo discusso in commissione per tre mesi. Ne è nato un odg  che invita la città a sostenere le proposte di legge giacenti alla Camera e al Senato, e iniziare a trattare seriamente l’argomento.

Ma perché?
Con le case tolleranza ci sarebbe più sicurezza per le donne, o gli uomini, che vi lavorino. Ma ci sarebbe anche più tutela sotto l’aspetto sanitario, e, non da ultimo, fiscale e previdenziale: chi opera in questo settore potrebbe ad esempio maturare il diritto ad una pensione.

Qual è stata la risposta del Consiglio?
22 voti favorevoli e nessun contrario. Soltanto nove astensioni  espresse dall’area cattolica del Pd. Anche all’interno del nostro stesso gruppo avevamo comunque invitato tutti a votare secondo coscienza, in assoluta libertà.

Un consenso ampio, quindi.
Il fatto che un odg come questo, per giunta presentato dalla Lega, sia passato proprio a Torino, città da sempre governata dal centrosinistra, è sicuramente un dato eclatante. Ma vuol dire soprattutto che sul tema esiste una condivisione forte.

Insomma, non si tratta di una semplice provocazione. Fate proprio sul serio.
Assolutamente. Il dibattito in commissione è stato molto ampio e, com’era prevedibile, anche abbastanza “frizzante”. I radicali ad esempio hanno espresso posizioni molto più aperte, noi siamo invece per l’adozione del modello svizzero, che ci sembra sia il migliore.

Quale modello svizzero, scusi?
Sì, in Svizzera esistono zone “ad hoc”, lontane dai centri abitanti, o comunque dai luoghi di culto e dalle scuole. In luoghi così sarebbe possibile non solo il controllo sanitario, ma anche un serio contrasto allo sfruttamento e alla riduzione in schiavitù. Il punto è semplice: con le case di tolleranza si elimina il “mercato clandestino”, si tagliano le gambe al lavoro sporco delle mafie che lucrano alle spalle di questi traffici.

Il prossimo passo che intendete fare?
Innanzitutto abbiamo mandato un segnale molto forte su un problema, quello del degrado legato all’esercizio della prostituzione in strada, molto sentito a Torino. Non solo nelle periferie, ma anche nelle zone più centrali. Ora ci attiveremo attraverso il nostro gruppo alla Camera e al Senato per cercare di far sì che questo grande risultato non cada nel vuoto.

E come?
Una proposta di legge nazionale già c’è. È quella presentata nel 2008 dalla nostra Carolina Lussana (vicecapogruppo del Carroccio alla Camera, ndr). Ma anche su questo passaggio saremo apertissimi al dibattito. Purché sia serio e costruttivo com’è stato qui a Torino.

E pensare che proprio nella capitale sabauda, da quel lontano 20 settembre 1958 in cui la legge Merlin (dal nome della senatrice socialista che ne fu la proponente) entrò in vigore, il Senato della Goliardia Piemontese celebra ogni anno l’infausta ricorrenza con un’irriverente appuntamento conviviale aperto agli studenti universitari. Del resto, proprio loro un tempo erano tra i principali frequentatori di quei particolarissimi luoghi di intrattenimento.  E adesso? “Era tempo che la storica ‘Cena Merlin’ potesse finalmente celebrarsi in luoghi più congeniali di una semplice piòla (osteria in piemontese, ndr)”, commenta il Segretario, Manolus II Venerabilis, che rivendica per la Goliardia la primogenitura della protesta. “Caduta questa ragione di protesta, vinta questa battaglia storica – annuncia tronfio Manolus II – provvederemo a consolidare la nostra fama di “Bastian Contrari” battendoci su nuove grandi tematiche”. Quali, di grazia? “Prima tra tutte, l’abolizione degli inaccettabili Accordi di Plombières”. Chissà che i goliardi non la spuntino anche stavolta, sull’onda del ritrovato amor patrio in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia.

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