L’incredibile caso di Enna

By Redazione

gennaio 31, 2012 politica

Il capoluogo di provincia più alto d’Italia. Si tratta del primato a cui Enna ed i suoi abitanti tengono parecchio, ne vanno orgogliosi e fieri. Ma qualche mese fa l’ombelico di Sicilia è balzato agli onori della cronaca per un altro primato, meno prestigioso: la città ha tutti gli impianti sportivi inagibili. Un capoluogo senza sport, o per meglio dire senza luoghi per fare sport. Eppure in città esistono tante squadre: calcio, calcio a 5, pallavolo, tennis tavolo, atletica, ed esiste soprattutto una vivace attività giovanile. Ed allora che si fa? Ma prima di andare avanti è meglio fare ordine, fissando il quadro generale. Nel nostro viaggio al centro dello sport di Enna siamo stati accompagnati dal collega Riccardo Caccamo, che ci ha guidato passo passo. O, meglio, impianto dopo impianto.

Partiamo dalla struttura più importante, lo stadio Gaeta. Costruito nel lontano 1930, è stato dichiarato inagibile per una serie di problematiche strutturali. Quelle più gravi riguardano la tribuna centrale coperta: servirebbe un intervento corposo e costoso. I tempi però sono duri ed il comune, guidato da Paolo Garofalo, eletto nelle liste del Pd nel 2010, i fondi per intervenire non li ha. Va aggiunto che il momento storico vissuto dall’Enna calcio non aiuta, la società naviga a vista tra mille difficoltà economiche e la squadra si avvia ad abbandonare il torneo di Eccellenza. Di fatto manca una spinta, una motivazione: gli sportivi della città oggi non si strappano i capelli dinanzi la problematica di non poter assistere alle gare interne dei giallo – verdi.

“Sono stato assessore allo sport ad Enna e so come vanno queste cose. – esordisce così Giuseppe Cannarozzo, presidente dell’Enna calcio – La settimana scorsa la commissione provinciale per i pubblici spettacoli sembrava possibilista nel concedere almeno l’agibilità dell’impianto a porte chiuse. Avevamo chiamato anche la Lega dilettanti per dare comunicazione, poi le cose sono cambiate improvvisamente. Alle figuracce con gli organi federali vanno aggiunti i problemi logistici: trovare campi alternativi è complicato, senza considerare poi l’aspetto economico. Il costo dell’affitto, il trasferimento della squadra e tutto il resto. Prima o poi daranno l’assenso per giocare al Gaeta, ma la speranza di farlo davanti al nostro pubblico è del tutto nulla, i soldi per sistemare la tribuna non ci sono, inutile farsi illusioni. Non credo che i risultati negativi della squadra abbiano influito, anzi se posso dirla tutta io non mi sento abbandonato dalle istituzioni.  Si tratta semplicemente di un momentaccio per Enna, tutto qui”.

Enna però dispone di un secondo impianto. Parliamo dello stadio della frazione di Pergusa, dove di solito scendono in campo le due squadre di rugby della città, anch’esso chiuso due mesi orsono. In quel caso si trattò di un errore, o per meglio dire di un eccesso di zelo. Anche la struttura di Pergusa, purtroppo, ha una tribuna ridotta male, ma la situazione è diversa rispetto al Gaeta. Di fatto ai gradoni si accede direttamente dalla strada, senza alcun collegamento col campo di gioco, che quindi è stato prontamente riabilitato alla pratica sportiva. Chi non conosce la realtà del sud Italia potrebbe stupirsi e non comprendere bene il problema. Ma non si tratta di un caso isolato, ve lo assicuriamo. La Sicilia è piena di esempi simili, di impianti costruiti con poca logica, con tribune nate senza collegamento alla struttura, fatiscenti e spesso abusive. Ma torniamo ad Enna. Nonostante la questione Pergusa sia stata risolta, vale la pena però di soffermarvisi ancora un po’. Si perché purtroppo l’amministrazione comunale poco tempo fa s’è fatta scappare una bella occasione. Esisteva la possibilità di accedere ad un fondo della Comunità europea, costituito per la sistemazione degli impianti sportivi, una somma vicina ai 700 mila euro. Pergusa rientrava nei parametri per accedere al fondo, ma la domanda è stata presentata in ritardo, un vero peccato. Adesso si sta lavorando per partecipare ad un altro bando, stavolta istituito per dare la possibilità di costruire impianti del tutto nuovi. Il comune e la provincia ci provano, lavorando insieme. I più maliziosi però credono poco a questa ipotesi. Pare esistere qualche problemino di comunicazione, diciamo così, fra il sindaco Garofalo ed il presidente Monaco, il primo di centro sinistra, l’altro di centro destra.

Ma andiamo avanti, lasciamoci alle spalle Pergusa per tornare ad Enna bassa; occupiamoci del palazzetto dello sport. Termine azzardato a dire il vero, in realtà si tratta di una palestra polisportiva in cui la presenza di qualche gradone permette al pubblico di assistere alle gare. Qui si parla di una storia diversa, fatta di pigrizia, negligenza, scarso controllo ed un pizzico di menefreghismo. In pratica per 10 lunghi anni nessuno ha pensato ad aggiornare la documentazione antincendio, che nel frattempo la legge ha ampliato e perfezionato. Così pochi giorni prima di un evento che avrebbe richiamato tanta gente, come l’incontro di pugilato per il titolo nazionale, la commissione ha dovuto constatare la mancanza dei requisiti per la concessione dell’agibilità, con conseguente chiusura della struttura, costringendo gli organizzatori ad annullare il match. Stavolta quantomeno è stato possibile disputare le gare a porte chiuse, l’Ennese di calcio a 5 (C2) lo ha fatto; non hanno avuto la stessa fortuna le società di pallavolo, che invece partecipano ai tornei di A1 maschile ed A2 femminile. La Federazione impone, ai club di massima serie, l’obbligo della presenza del pubblico, ed allora trasferimento temporaneo nella vicina Regalbuto. Il disagio durerà ancora per poco, fra qualche giorno il palazzetto tornerà agibile e gli ennesi potranno riavere le proprie squadre. Le domande da porsi semmai sono di diversa natura. E’ ragionevole che un capoluogo di provincia sia privo di un palazzetto dello sport degno di chiamarsi tale? Chi avrebbe dovuto controllare la documentazione della palestra e non l’ha fatto, creando un danno anche e non solo all’immagine della città, è stato sanzionato?

Esiste un’altra palestra ormai chiusa da tempo e di cui nessuno parla più. Si tratta dell’ex casa del tennis tavolo. Un vero peccato dato il movimento orbitante attorno a questa disciplina, con la squadra maschile iscritta al torneo di C1 e quella femminile a quello di B, ma anche i tanti giovani e giovanissimi appassionati. Purtroppo il tennis tavolo interessa meno rispetto ad altre discipline e la chiusura della struttura fa meno rumore.

Meno grave la condizione degli altri due impianti cittadini: la pista di atletica e la piscina. Entrambi al momento aperti e regolarmente funzionanti. Quindi andrebbe modificato il titolo che la stampa adoperò tempo fa. Enna non è la città senza sport, ma certamente è quella in cui lo sport viene trattato come un inquilino scomodo e forse anche fastidioso.

Noi sulla questione abbiamo però voluto ascoltare il parere del presidente provinciale del Coni, Roberto Pregadio. “Buona parte dei problemi emersi due mesi fa sono stati risolti, le società hanno ripreso a lavorare nei propri impianti. Resta il grande problema del Gaeta che avrebbe bisogno di una ristrutturazione notevole, ma il comune oggi non è in condizione di farla. Aggiungo che la grave crisi attraversata dall’Enna calcio credo aumenti il problema, nel senso che penso non ci sia un’attenzione particolare. Si tratta di una mia illazione e mi auguro che al più presto venga messo a disposizione della città un impianto dignitoso. La verità è che servirebbe una rivisitazione totale degli impianti ed insieme all’amministrazione comunale stiamo provando a capire se esistono delle risorse regionali o comunitarie che ci permettano di costruire nuove strutture o almeno recuperare bene quelle esistenti”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *