L’accordo delle minoranze

By Redazione

gennaio 31, 2012 politica

È il Ceccantum il vero protagonista del dibattito sulla riforma della legge elettorale. Il sistema di voto costruito dal senatore del Partito Democratico, un proporzionale ibrido tra il modello spagnolo e quello tedesco, potrebbe costituire la vera base per l’intesa tra Pdl e Pd sul tema. Non fosse altro perché è la riproposizione di un impianto simile. Quello presentato nel 2007 da Ferruccio Saro, a Palazzo Madama tra le fila del Pdl, e sul quale Veltroni e Quagliariello avevano trovato un’intesa.

La situazione dei due principali partiti del Parlamento è alquanto complicata. Sostanzialmente, ad essere favorevoli ad una quadra a partire dal Ceccantum, sono due ali minoritarie ma molto consistenti dei rispettivi schieramenti.

È noto che Bersani abbia presentato in tempi non sospetti un disegno di legge che costituiva (e dovrebbe costituire tutt’ora) la proposta ufficiale del partito. La settimana scorsa, nell’Assemblea del partito, ne ha rivendicato la paternità e lo ha rilanciato come base di partenza per il Pd di qualunque trattativa. Ma il segretario è stato superato a destra da una rapida convergenza delle opposizioni interne su un modello a metà fra lo spagnolo e il tedesco. Veltroni lo ha plasticamente mandato a dire, organizzando sul finire della settimana scorsa un convegno proprio sul tema. Al quale ha invitato Dario Franceschini invece di un esponente della segreteria. Con l’ala popolare molto più vicina all’ispano-tedesco di Ceccanti che non al maggioritario a doppio turno di Bersani, e le intemperanze del duo Vassallo-Civati che sembrano in via di riassorbimento, la vasta area di osservanza non-bersaniana sta costringendo il segretario a benedire proposte non sue.

Dopo aver per settimane invocato la necessità di un compromesso, il leader del Pd è ora costretto a fare buon viso a cattivo gioco, acconciandosi ad una proposta che gli è stata presentata come dato di fatto, ma sulla quale si potrebbe aprire un’intesa.

Ma anche il Pdl ha le sue gatte da pelare. La linea ufficiale è quella della necessità di modificare il quadro complessivo delle regole del gioco, rafforzando i poteri del governo e del presidente del Consiglio e dando vita ad un sistema che garantisca maggioranze più solide ed omogenee. Parte degli azzurri vedono un possibile accordo sulla riforma elettorale come il grimaldello per aprire un dialogo su tutti i temi posti nel piatto. È il caso di Quagliariello, ma anche di tanti degli oltre 120 firmatari della proposta di legge di Peppino Calderisi, che puntano al traguardo del semi-presidenzialismo. Ma gli ex An, appoggiati da Fabrizio Cicchitto, ancora non si fidano: l’ideale sarebbe ritoccare il Porcellum, con premio di maggioranza nazionale al Senato e preferenze. 

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