Al lavoro sul mercato del lavoro

By Redazione

gennaio 31, 2012 politica

Non erano le pensioni. Nonostante le lacrime – e l’apprezzamento e lo scherno che ne seguirono – non è il sacrificio chiesto ai lavoratori di oggi e futuri pensionandi il cruccio principale del ministro del Lavoro Elsa Fornero. Eppure c’era da giurarci, dopo la buffa e insieme drammatica scenetta andata in onda durante la conferenza di presentazione del Salva-Italia, non più di un mese fa, quando la neo-ministra intruppò sulla parola “sacrifici”, scoppiando in lacrime. “Elsa, piangi ma correggimi”, la rimbrottò Mario Monti, tra il divertito e lo scocciato.

Ieri la ministra si è corretta da sola. “La disoccupazione è la mia principale preoccupazione”, ha affermato categorica commentando i dati dell’ultimo dicembre diffusi dall’Istat. Sciorinando poi una serie di notazioni poco originali: “La riforma del mercato del lavoro la pensiamo per aumentare l’occupazione. I giovani e le donne hanno poco lavoro. Noi ci impegniamo nella direzione di aumentare l’occupazione”.

Affermazioni che non hanno colpito più di tanto le parti politiche impegnate a trattare sulla riforma del mercato del lavoro. Alla luce dei dati Istat, “assume sempre più importanza il tavolo di confronto fra governo e parti sociali sul mercato del lavoro” spiega Cesare Damiano, capogruppo del Pd in commissione Lavoro alla Camera. Non accontentandosi delle generiche rassicurazioni di Fornero, che aveva aperto al confronto con i sindacati, attesi giovedì a Palazzo Chigi: “Noi lavoriamo perché ci sia un bel dialogo. Non è il caso di fare congetture”. Un altolà provocato anche dallo stillicidio di qualche settimana fa, allorché la richiesta di eliminare qualunque tipo di pregiudiziale dal dibattito aveva aperto il vaso di Pandora delle ipotesi di modifica dell’articolo 18. Riversando strali sul ministro, che si ritrovò goffamente a smentire in tv affermazioni mai pronunciate.

Un corto circuito comunicativo per il quale, in qualunque direzione decida di muoversi, oggi viene controllata a vista. Una marcatura ad uomo anche e soprattutto da quella parte di Pd che non condivide le posizioni più aperturiste del senatore Pietro Ichino.  “Ribadiamo ancora una volta che per noi è fuorviante l’idea di una modifica all’art. 18”, ha voluto chiarire Damiano. “In questa situazione – ha proseguito – rendere più facili i licenziamenti significa alimentare la tensione sociale”.

Una posizione radicalmente divergente da quella del Pdl, che pure in questi giorni non si è di certo speso per difendere l’impeto riformista della professoressa Fornero. Scelta indotta dalla problematica situazione degli azzurri. Il crescente mal di pancia dell’ala degli ex An nei confronti dei tecnici ha impedito a Maurizio Sacconi di far convergere sulle sue posizioni la linea dell’intero partito. Ma la posizione dell’ex titolare del Welfare è nota: nessun tabù a discutere di modifica di statuto dei lavoratori. Anzi, l’articolo 18, a giudizio dell’onorevole azzurro che per anni si è occupato della materia, è una delle cause della disoccupazione giovanile.

A dividere la quasi totalità delle truppe del Cavaliere dalla proposta ventilata dal ministro è il salario minimo garantito, ipotesi rigettata con forza perché considerata un freno all’ingresso nel mondo del lavoro. Un’ipotesi che trova freddo anche il Terzo Polo. Che pur non avendo rifiutato apertamente di discuterne, ha fatto sapere indirettamente, attraverso le parole di Pierferdinando Casini, che preferirebbe percorrere la strada della salvaguardia degli ammortizzatori attualmente in essere. Quello che sostiene anche Damiano: “La cassa integrazione esercita un effetto di contenimento della disoccupazione. Occorre semmai migliorare le indennità di disoccupazione”.

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