Pdl e Pd trovano l’accordo?

By Redazione

gennaio 30, 2012 politica

Un modello a metà strada tra quello spagnolo e quello tedesco. Questo potrebbe essere il compromesso intorno al quale costruire un accordo sulla legge elettorale tra le forze che sostengono il governo Monti. Il testo presentato da Stefano Ceccanti ed Enrico Morando, del Partito Democratico, è un complicato sistema proporzionale, che prevede circoscrizioni piccole e collegi uninominali. Un forte correttivo maggioritario, dunque, ma che consentirebbe alle liste fortemente presenti localmente di avere una propria rappresentanza parlamentare. Ma che privilegi i partiti maggiori, pur senza prevedere un premio di maggioranza, e con una soglia di sbarramento fissata alla non impossibile cifra del 3%.

“Quello del premio di maggioranza è un metodo rozzo per individuare un vincitore delle elezioni”, spiega il senatore Ceccanti. Che d’altro canto si rende conto che “se lo togliamo, non possiamo limitarci a fotografare la distribuzione dei voti trasformandola in seggi”. Il rischio è quello dell’ingovernabilità. Di qui la strada dei collegi uninominali. La stessa prevista dall’azzurro Ferruccio Saro, che verso la fine della scorsa legislatura presentò un progetto analogo, al quale Ceccanti dice di ispirarsi. “Quella di Ceccanti è una proposta sicuramente positiva, perché, se ci sarà un’intesa, avverrà sicuramente su un modello ibrido tra quello spagnolo e quello tedesco”. Al pari del collega Democratico, anche Saro è contrario ad un’eventuale premio di maggioranza: “Non esiste paese al mondo dove sia previsto. Per questo quella dei colleghi del Pd è una base importante”. Dalla quale partire per sedersi al tavolo delle trattative.

Certo, a differenza della proposta dell’azzurro, quella di Ceccanti non impedisce ai partiti di coalizzarsi in cartelli elettorali. Che spiega come”le leggi elettorali possono costituire freni e acceleratori, non cambiano di per sé il sistema”. Osservazione valida anche per la mancanza dell’indicazione del premier prima della consultazione elettorale: “Di per sé non serve a nulla, perché è il segretario del partito principale di un’alleanza a diventare premier in pectore, per come è costruita la logica del sistema”.

Non sono parole al vento, se è vero, come osserva Saro, che quella presentata da Ceccanti è una direzione già esplorata nel 2008, “quando il dibattito politico era orientato tendenzialmente in direzione del bipartitismo, e la legge elettorale avrebbe dovuto favorirlo”.

Mai come ora l’intesa potrebbe essere vicina, anche perché il progetto non sembra scontentare la maggioranza del Terzo Polo. Anche se, sussurra sornione qualche deputato azzurro, “se ne parla troppo perché dietro non possa esserci dell’altro”.

(l’Opinione)

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