C’è poco da ridere

By Redazione

gennaio 30, 2012 politica

Da sorvegliato speciale a sorvegliante specioso. La trasferta brussellese di ieri ha sancito la promozione in pompa magna del premier Mario Monti da paria dell’eurogruppo a membro ad honorem della trimurti dei virtuosi, assieme ai colleghi Sarkozy e Merkel, anch’essi in cerca di conferme europee per rinsaldare un consenso nazionale sempre più aleatorio. Ora l’uomo in loden non è più tra coloro che sono costretti ad arrancare dietro i severissimi eurodiktat: i nuovi diktat vuole stabilirli lui.

I primi ministri di Germania, Francia e Italia non si sono risparmiati nemmeno lo scenografico quanto teatrale ingresso a tre nella sala del Consiglio europeo, alla quale sono giunti dopo l’incontro trilaterale che li aveva impegnati per mezz’ora a parlare di crescita e stabilità. C’è già di chi parla di cambio in corsa nelle grazie di Frau Merkel, con un Mario Monti in pole position rispetto alle azioni in calo di “monsieur le Président”, Nicolas Sarkozy. “La coppia Merkozy (Merkel-Sarkozy) diventa Merkonti (Merkel-Monti) oppure, più semplicemente, M&M”, ribattevano ieri le agenzie di stampa, mentre un corrispondente dell’Economist scriveva sul proprio profilo Twitter: ”Il Vertice è cominciato con l’incontro Merkel-Monti-Sarkozy: dobbiamo aggiornare il ‘Merkozy’ per dare conto dell’ascesa di Monti e della caduta di Sarkozy?”

Da dove nasca tanta sicumera per un presidente del consiglio, stimato sì, ma pur sempre guardato a vista per la difficile missione di dover risanare i conti pubblici italiani, è presto detto: questa volta Monti è andato in Europa per dettare l’agenda, non per seguirla pedissequamente. Ai colleghi europei ha ribadito che l’Italia sta facendo la sua parte, che in qualche modo è diventata addirittura un modello da seguire in fatto di rigore e sacrificio, e che pertanto merita di essere ascoltata. Per esempio quando insiste sulla necessità di aprire il mercato europeo a criteri di maggiore concorrenzialità, o quando indica gli investimenti nelle infrastrutture uno degli elementi decisivi per l’uscita dalla crisi. Ma non solo: il presidente del consiglio è certo del fatto che, al prossimo meeting di marzo, l’Italia potrà sedersi al tavolo forte di una riforma del mercato del lavoro se non già in cantiere, almeno abbozzata. Un punto, però, sul quale il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, non condivide affatto l’incrollabile fede di Monti.

Ma mentre a Bruxelles ci si scambia sorrisi compiaciuti e pacche sulle spalle, mancano idee concrete per la ripresa. La stabilità finanziaria e il consolidamento di bilancio, nonostante rappresentino una condizione necessaria per la crescita, non sono in sé sufficienti a metterla in moto. Si cerca di avviare un nuovo di ciclo di politica economica Ue per creare posti di lavoro proprio nel momento peggiore della recessione, ma per farlo mancano le idee nuove, quelle che servirebbero a trasformare i buoni propositi in realtà. La Commissione sta attualmente lavorando sull’accelerazione di 82 miliardi di euro di fondi europei entro il 2013, 8 miliardi dei quali destinati all’Italia. “Ma si tratta di soldi vecchi”, spiegano i commentatori. Nessun nuovo stanziamento, dunque, solo cifre spostate da una voce all’altra del bilancio. 

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