Ultimi della classe

By Redazione

gennaio 29, 2012 politica

I ritardi nei pagamenti da parte della macchina statale nei confronti delle aziende private che prestano il loro servizio alla pubblica amministrazione sembrano essere un problema comune a tutta l’Europa. Ma solo in Italia la dimensione del fenomeno assume dimensioni e tempistiche tali da mettere in serio pericolo l’integrità di un intero sistema produttivo. È quanto emerge da un recente studio diffuso dalla Cgia di Mestre, sull’onda dell’impegno assunto da parte di Governo e Parlamento a porre rimedio quanto prima ad una situazione che si è fatta ormai insostenibile.

“Con la decisione del Governo Monti di mettere a disposizione quasi 6 miliardi di euro per estinguere una parte dei debiti che la Pubblica Amministrazione ha nei confronti delle imprese private, si fa un passo in avanti  molto importante, ma non ancora sufficiente. Purtroppo, lo Stato deve  alle aziende private altri 65 miliardi circa”. Sono queste le parole pronunciate da Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia, dopo aver appreso che il Governo ha deciso di saldare attraverso il decreto sulle liberalizzazioni una piccola parte dei debiti che  lo Stato ha contratto nei confronti dei privati.

Ma proviamo a tastare il polso nel dettaglio all’attuale rapporto tra Stato e Pmi. L’Associazione Artigiani e Piccole Imprese Mestre Cgia definisce drammatica la condizione di chi lavora  con la Pubblica amministrazione italiana. E sciorina i numeri di un dramma che rischia di soffocare migliaia di piccole e medie imprese italiane, che si ritrovano, nonostante i conti perfettamente in ordine, a non essere in grado di onorare il pagamento degli stipendi e degli arretrati a causa della mancanza di liquidi. “I pagamenti vengono onorati mediamente dopo 180 giorni, 52 giorni in più rispetto al 2009” spiegano dal centro studi della Cgia.  “Il ritardo medio nei confronti dei termini contrattuali – riferisce l’associazione mestrina – è quindi di 90 giorni”. 

tabella_cga

Il problema dei ritardi, comune a tutto il Vecchio Continente, in Italia diventa ciclopico. A dirlo è la stessa Cgia, che si è presa la briga di confrontare cosa accade invece negli altri paesi europei, specialmente quelli che sono i diretti concorrenti dell’Italia. Non solo il ritardo della Pubblica amministrazione locale nel pagamento delle fatture in sospeso è nettamente inferiore al nostro, ma diminuisce sensibilmente di anno in anno. Dai dati dello studio si evince così che in Francia, ad esempio, le fatture vengono  “saldate” mediamente dopo 64 giorni, (6 giorni in meno rispetto al 2009), nel Regno Unito a 47 giorni (-2 giorni rispetto a tre anni orsono) e in Germania a 35 giorni (-5 giorni rispetto al 2009). Merito delle politiche di recepimento delle direttive europee in materia molto più avanzate rispetto a quelle nostrane, troppo intempestive e di manica larga nei confronti delle PA che non ottemperano ai loro doveri. “A fronte di ciò – conclude Bortolussi – è necessario che il Parlamento recepisca quanto prima la Direttiva europea contro i ritardi nei pagamenti, costringendo anche i committenti privati ad onorare i propri impegni entro 60 giorni”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *