Tra spietatezza e umanità

By Redazione

gennaio 28, 2012 Cultura

“Celerino figlio di puttana”. Sono loro, “le guardie” stesse, ad intonare il celebre motivetto. Prima di un servizio d’ordine allo stadio o da soli, in motorino, lungo le periferiche vie della Capitale. Ed ancora, a squarciagola, “Police on my Back” dei Clash, dopo l’assoluzione del “fratello Cobra” dall’accusa di lesioni aggravate nei confronti di un tifoso della Roma. Acab All Cops Are Bastards, tratto dall’omonimo romanzo di Carlo Bonini, ha l’indiscusso merito di aver posto all’attenzione del pubblico alcune importanti tematiche, seppur già ampiamente dibattute, attraverso l’occhio di quattro poliziotti: Cobra (Pierfrancesco Favino, bravissimo), Negro (Filippo Nigro), Mazinga (Marco Giallini) ed infine la giovane recluta Adriano (Domenico Diele).

Tutto sommato, il G8 di Genova, gli omicidi Raciti e Sandri (con annesse rivolte ultras) e lo stupro di Patrizia Reggiani alla Stazione di Tor di Quinto quasi rimangono sullo sfondo. L’opera prima di Stefano Sollima è invece preliminarmente tesa a risaltare tratti psicologici e antropologici dei quattro celerini. L’orgoglio fascista acquista poco peso. Certo, casa Favino è tappezzata di cimeli del ventennio. Ma l’analisi dei personaggi è più che altro propedeutica alla rappresentazione di una società intrisa di odio verso tutto e tutti. Insomma, la pellicola è funzionale alla descrizione di una deriva violenta, da ogni parte. Pertanto, non può che servirsi della guardie infami, di chi quotidianamente si trova in primissima linea. Chi meglio di loro?

Ottima, poi, la rappresentazione del cameratismo più sfrenato all’interno del gruppo. La nuova recluta Adriano, per poter entrare a far parte del cerchio magico degli altri fratelli, è costretta a subire un rito di iniziazione pazzesco, barbaro. La pellicola, poi, ha moltissimi altri pregi. Primo tra tutti, il non essere bianca o nera. Smaccatamente pro o contro. Certo, botte, manganelli e abusi di potere non tardano sin da subito a palesarsi. Per intenderci, i celerini appaiono tutt’altro che simpatici. E la spedizione punitiva contro gli accoltellatori di Mazinga è quantomeno agghiacciante. Però, in altre occasioni, è come se affiorasse una sorta di umanità, di codice comportamentale a tutela dei deboli, per esempio, quando si tratta di sgomberare sfrattati e prostitute nigeriane. Nessuna pietà, invece, per sfregi e infamità di ogni sorta.

Il film scorre, non arranca praticamente mai. Le prestazioni dei protagonisti, inoltre, sono tutte al di sopra della media. Soprattutto Favino, davvero impeccabile. Pochi difetti. Dialoghi, talvolta, un po’ troppo stereotipatii e regia tendente al televisivo. Anche se in questo caso va riconosciuta l’attenuante della particolare natura del film e dell’effettiva difficoltà nel girarlo. Detto ciò, assolutamente valido. Da vedere. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *