Bastardi in divisa

By Redazione

gennaio 28, 2012 Cultura

C’è il celerino che ha la madre che sta per essere sfrattata e la casa popolare di cui sarebbe assegnataria occupata da extracomunitari tunisini. C’è quello che ha il figlio naziskin testa rasata e di cazzo. C’è quello che si è divorziato da una cubana “troia” che gli ha portato via la casa e la bambina, con cui non riesce ad instaurare un rapporto decente. E poi c’è un’atmosfera di “odio liquido” per usare le parole del giornalista Carlo Bonini dal cui omonimo romanzo il film “Acab” è tratto. Insomma, ci viene subito spiegato dal regista Stefano Sollima, uno dei pochi italiani bravi anche se non privo di una vena di ideologia nichilista che ne fa un Carlo Lizzani dei nostri anni, il vero significato dell’acronimo A.C.A.B., cioè “all cops are bastards”.

Sullo sfondo i grandi drammi che hanno provocato l’odio liquido tra i tifosi e i celerini e tra i dimostranti e la polizia: Genova 2001, l’omicidio dell’ispettore Raciti a Catania  e quello del dj e tifoso della Lazio Gabriele Sandri nella piazzola di sosta dell’autostrada vicino ad Arezzo. Una specie di tempo supplementare del periodo degli anni di piombo. Ma senza ideologie marxiste e lotte armate: solo ribellismo giovanile misto a razzismo, odio del diverso, qualche infarinata di leghismo e Forza Nuova, e tanta ma tanta povertà mista a disagio sociale. Per rendere i poliziotti e gli ex tali ancora più cattivi, al limite della caratterizzazione macchiettistica, è forse discutibile al scelta di mettere nei panni dei protagonisti un attore della serie tv di “Romanzo criminale”. Cioè il mitico “Bufalo” Andrea Sartoretti. Per non parlare dell’onnipresente Pierfrancesco Favino, che sta diventando un volto per ogni stagione di cattiveria nel cinema italiano.

A.C.A.B. acronimo di All Cops Are Bastards (in italiano: gli sbirri sono tutti bastardi) è un’espressione emersa negli anni ottanta, quando il gruppo inglese The 4-Skins, intitolò un loro brano con tale sigla. I 4-Skins era una band composta da skinheads, e la popolarità della canzone all’interno di tale movimento fece in modo che l’intera cultura skinhead (indipendentemente dallo schieramento politico), adottasse questo acronimo come slogan. Lo skinhead nacque nella Gran Bretagna degli anni sessanta, e già dal principio questa cultura si integrò e caratterizzò la schiera degli hooligans inglesi. Il movimento fin dal principio manifestò un’antipatia piuttosto diffusa verso i poliziotti e leforze dell’ordine, con cui nascevano spesso dei contrasti, in particolare allo stadio.

Il film racconta le vicende dei tre poliziotti Cobra, Negro e Mazinga, che hanno più di 40 anni e militano nel VII Nucleo di Polizia, un reparto speciale mobile in prima linea contro ultrà, black bloc, No Tav. Racconta il terribile “lato B” di un paese ossessionato dalla sicurezza, anche per colpa della demagogia dei politici, e di un intero comparto delle forze dell’ordine, la Celere, che non ama i propri colleghi che stanno dietro le scrivanie, non ama i ministri dell’interno, non ama la politica e riproduce uguale e contraria una cameratesca e para delinquenziale filosofia di gruppo, meglio “di branco”. Una unità fatalmente rotta dall’infame, cioè che, stando in polizia, le regole cerca di rispettarle tutte e fino in fondo, compreso non rompere le corna ai teppisti per vendetta.

Pare che il libro di Bonini sia tratto liberamente da una storia vera. Difficile però che il film piaccia ai sindacati di polizia e che contribuisca a rasserenare il clima in Italia, assai teso in questo momento, soprattutto per le questioni riconducibili alla crisi economica e alle misure del governo  Monti. I poliziotti, da qualche governo a  questa parte, sono sempre quelli più “tagliati linearmente” in stipendi, straordinarie mezzi messi a disposizione.

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